Taskwhat : tre ragazze e i loro taschini iconici

Taskwhat : tre ragazze e i loro taschini iconici

Avere tutto a portata di tasca, o meglio, di taschino. Che sia il nostro fedele farmaco preferito in grado di curarci ogni male, che sia una faccia iconica che ha segnato la nostra adolescenza o il pallone che abbiamo calciato per intere estati al campetto, Taskwhat, brand di magliette creato da tre ragazze, ha pensato che sarebbe stato giusto che lo portassimo sempre con noi, anche se sottoforma di design. Detto, fatto.

«Siamo tre ragazze di Roma, sui trent’anni, tutte lavoratrici, che hanno fatto studi diversi – ci hanno raccontato – Martina è un po’ la mente, fondamentalmente negata a disegnare e progettare, ma con molta (troppa) fantasia; Giada è decisamente il braccio, pratica e dinamica si occupa della gestione degli ordini e delle stampe, della ricerca dei taschini ‘migliori’; e infine Livia è la nostra grafica, senza di lei le nostre idee non avrebbero forma. Delle tre, solo Livia ha fatto studi inerenti grafica e design, per il resto spaziamo dalle lingue straniere alle scienze motorie. Abbiamo puntato sui taschini perché rappresentano per eccellenza l’idea di avere qualcosa sempre a portata di mano. Utilizziamo il taschino vero e non disegnato perché ci permette di tenere sempre parte dell’oggetto nascosto ma visibile, rendendolo più ‘reale’».

Ma com’è nata l’idea di un brand così originale? «L’idea di Taskwhat è nata per caso scherzando fra di noi sul fatto che sarebbe fantastico avere l’OKI (celebre antidolorifico che risolve spesso acciacchi vari) sempre a disposizione, magari nel taschino. Da qui, abbiamo iniziato ad immaginare oggetti ‘indispensabili’ a loro modo, o comunque iconici, da portare sempre con noi, spaziando dalle medicine, ai personaggi famosi, ai miti degli anni 90, alle parole e a tante altre idee che arriveranno».

Se vi fate un giro tra le loro creazioni, vi rivedrete nella faccia di Dawson che piange o nello scettro di Sailor Moon che da bambine abbiamo sognato di stringere, ma c’è una loro idea a cui sono più affezionate «Sicuramente siamo molto affezionate ad OKI, perchè è un po’ la nostra numero zero. Ad ogni modo, ci sentiamo molto affini anche alla nostra Taskwhat A-sociale perché è un’idea nostra, studiata insieme, per scherzare sul bipolarismo che c’è dietro alla mondo dei social».

Ogni giorno, chi fa il nostro lavoro, si scontra con realtà che ancora non hanno compreso il valore dei social, che li vedono come un gioco e difficilmente come uno strumento per aumentare le vendite. Le ragazze di Taskwhat, fortunatamente, la pensano in maniera diversa «I social permettono anche alle realtà emergenti, come la nostra, di aprirsi ‘un negozio’ quasi a costo zero. Questo però vuol dire che la concorrenza è spietata. La vendita delle t-shirt – per esempio – è fra le più diffuse ed è molto difficile distinguersi. Le t-shirt paradossalmente spaziano dai 5 euro ai 50 e non sempre l’originalità viene premiata, l’abilità e la costanza di seguire una pagina social è importante, ma non possiamo negare che ci voglia anche tanta fortuna. Ci piace pensare che esista un pubblico che voglia distinguersi dai classici marchi ‘ da centro commerciale’ e voglia acquistare qualcosa di più raro, proprio come succede nelle piccole botteghe di artigianato, magari non spendendo 4,99 euro per una t-shirt bianca con una parola stampata, ma divertendosi a trovare un’icona che lo rappresenta da infilare nel taschino».

Nonostante però questo sia un mondo difficile, sono molti, almeno nel mondo dei social, i giovani artigiani del design che si mettono in gioco, come le ragazze «Il design artigianale comporta dei costi, parliamo sia di chi decide di creare sia di chi decide di acquistare. Oggi, rispetto alla qualità, di preferisce la quantità e questo rema un po’ contro l’artigianato e le creazioni originali in genere. La tendenza attuale è quella di acquistare tanti prodotti a poco prezzo, anche se questo inevitabilmente incide sulla qualità. Pensiamo comunque che l’originalità delle idee rimanga il punto di forza in questo campo e puntiamo su un target che apprezzi l’originale e voglia distinguersi, non allinearsi alla massa».

E sul loro futuro rivelano «Siamo agli inizi e con i piedi molto per terra quindi non abbiamo fatto progetti troppo lontani. Sicuramente eravamo pronte a regalare qualche t-shirt solo ad amici e parenti, ma abbiamo invece visto la nostra attività crescere e vendere molto più di quello che pensavamo, grazie ad Instagram e Facebook. Stiamo valutando diverse proposte per la vendita diretta in alcuni negozi sia veri che online, con i quali siamo entrati in contatto proprio grazie ai social. Presto, inoltre, partiremo con le personalizzazioni dei taschini che potranno essere quindi disegnati ‘on demand’ a seconda delle richieste e anche con nuovi colori per le nostre t-shirt, che ad oggi sono disponibili solo in bianco».

Non esiste intervista nostra che non si chiuda con il MORE, quel valore aggiunto che distingue ogni azienda o persona. Qual è per Taskwhat? «Il nostro MORE è l’ironia, ne siamo certe. Il progetto è nato per scherzo, continua con estrema allegria ed andrà avanti così. Chi ci segue sui social e chi ci conosce di persona sa bene che cerchiamo sempre un modo per vedere le cose sorridendo. Anche le nostre Taskwhat rispettano questo mood e non vogliono fare ‘tendenza’ ma far sorridere chi le indossa e chi le guarda. Insomma, la nostra influencer ideale non è Chiara Ferragni, quindi ci dispiace Chiara, ma niente t-shirt omaggio :)»

Sara Prian

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