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Miu Miu Women’s Tales 2019 – Donne e cinema a Venezia76

Miu Miu Women’s Tales 2019 – Donne e cinema a Venezia76

Se c’è un evento che tutti gli anni durante la Mostra del Cinema di Venezia si aspetta sempre con trepidazione è quello delle conversazioni organizzate da Miu Miu. Le Miu Miu Women’s Tales, infatti, portano ogni anno al Lido attrici e registe per discutere ed indagare sul ruolo della donna nel mondo del cinema.

Più in generale, però, le Women’s Tales nascono come una serie di cortometraggi, commissionati appunto da Miu Miu, che raccontano mondi affascinanti, particolari abitati da fantasie tipicamente femminili. A oggi sono stati creati 18 corti, i cui ultimi due “Shako Mako” di Hailey Gates e “Brigitte” di Lynne Ramsay sono stati presentati proprio quest’anno a Venezia76 durante le Giornate degli Autori, ponendosi di base una stessa domanda: come la donna vede se stessa e come la vedono le altre donne?

I corti e le conversazioni di Miu Miu invitano registe e attrici ad indagare su come deve essere la donna oggi, abbracciando le infinite complessità e contraddizioni delle donne per farle riflettere ed emozionare. Ovviamente nei cortometraggi, così come nella passerella di attrici, gli abiti di Miu Miu hanno un ruolo da co-protagonista, contrapponendosi, nelle storie raccontate, al dramma narrativo.

A movimentare le discussioni sul ruolo della donna, oltre le già citate Gates e Ramsey accompagnate da Alia Shawkat protagonista di Shako Mako, hanno partecipato anche Margaret Qualley, Hunter Schafer, Diana Silvers, Tessa Thompson, Lucy Boynton e Brit Marling. Donne diverse, con esperienze cinematografiche diverse, in grado di tenere alta la conversazione sul ruolo della donna, con tutte le sue sfaccettature, nel mondo cinematografico e non solo.

«Non mi piace che mi chiedano sempre un’opinione sulle donne di colore – ha affermato la Thompson – dovremmo smetterla di incasellarci in categorie» concorde con l’affermazione dell’attrice famosa per il suo ruolo in Westworld e nella saga di Thor anche la giovanissima Hunter Schafer, una delle hit girl del momento, transgender e protagonista della serie tv Euphoria (dal 26 settembre su Sky Atlantic) «La visibilità aiuta, perché si può dare voce a qualcuno, ma anche io sono stanca di dover parlare sempre della mia transizione. Da piccolo non sapevo nemmeno come si svolgessero le dinamiche queer, invece ora grazie al linguaggio visivo si può innescare un cambiamento concreto. In un mondo ideale, ogni persona dovrebbe essere libera di essere quello che vuole, di stare con chi vuole ed avere pari diritti. Il mio personaggio in Euphoria permettere di fare un passo avanti proprio in questa direzione».

Pensate che, come ha sottolineato la Thompson solo il il 4% dei registi di un blockbuster è rappresentato dalle donne, nonostante le registe siano il 28% del panorama generale. Ma ora le cose stanno cambiando e anche alle stesse attrici non viene più offerto solo il ruolo di spalla.

«Se uno dei nostri film – dice Diana Silvers – può aiutare anche solo una persona a sentirsi meglio o ad emozionarsi, allora tutti i sacrifici saranno valsi la pena e bisognerà insistere per continuare a farne».

Se c’è una cosa che accomuna queste ragazze la cui carriera sta procedendo a gonfie vele è il desiderio di lavorare con registe donne e se mentre Lucy Boynton sogna proprio di lavorare con Brit Marling «i prodotti che hai scritto come The OA o Sound of Voice li ho amati così tanto, hai una sensibilità particolare e vorrei davvero collaborare in futuro con te», la stessa Marling rivela che il suo desiderio più grande sarebbe quello di lavorare con «Jane Campion, una grande femminista che non si fa umiliare o abbattere».

Un gruppo di donne che ha ricevuto moltissimi complimenti e affetto in questi giorni al Lido di Venezia e che faranno, siamo certe, sempre più parlare di sé e dei loro lavori.

Sara Prian

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