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Simone de Beauvoir scrittrice: tre dei romanzi della filosofa femminista

Simone de Beauvoir scrittrice: tre dei romanzi della filosofa femminista

Simone de Beauvoir è maggiormente conosciuta per tre cose: la sua lunghissima e tormentata relazione con il filosofo Paul Sartre, lo scandalo per aver avuto una relazione con una sua alunna e la pubblicazione de ”Il Secondo Sesso”.

Tuttavia c’è una Simone de Beauvoir che è rimasta nascosta – o forse è solo stata dimenticata: è la Simone scrittrice. E fu una scrittrice straordinaria e talentuosa.

Vi propongo tre dei suoi romanzi. Non so dirvi se sono i migliori che lei abbia scritto (anche se c’è uno dei miei preferiti in assoluto), ma sono tre dei suoi romanzi che ho letto finora e che ho adorato con tutta me stessa.

l'invitata simone de beauvoir ilaria nessa”L’invitata”

Pubblicato nel 1943, le vicende ruotano attorno a Françoise, sceneggiatrice teatrale, che ha una relazione aperta con Pierre, uomo affascinante. L’invitata è Xavierre, ragazza più giovane e sbarazzina, che cercherà dapprima di conquistare Pierre e poi accetterà di farparte della coppia in una relazione a tre. I tre avranno quindi una vera e propria relazione poliamorosa, non senza complicazioni e problemi.

Nel libro si snocciolano dialoghi di vario tipo sulla libertà, la rabbia, la gelosia e la relazione con l’Altra e l’Altro. Attorno ai tre personaggi già menzionati, ne vorticano altri che avvertono un bisogno sia di libertà senza limite alcuno sia di legame ed esclusività. Il tutto è ambientato tra i nebulosi locali notturni di Parigie gli affascinanti luoghi sconosciuti del teatro.

Simone de Beauvoir è capace di tratteggiare una Parigi nascosta, intima e provocante e di buttarci dentro il lettore senza premesse.

memorie di una ragazza perbene ilaria nassa”Memorie di una ragazza perbene”

Essere una ragazza perbene è l’obbiettivo di tutte le ragazze: giudiziosa, educata, silenziosa, intelligente, discreta e riservata e così via. Eppure, la sensazione che ogni ragazza ha, durante la propria formazione, è che il mondo adulto la stia mettendo da parte, in ombra, rispetto al maschile.

Diviso in quattro parti, Simone de Beauvoir racconta la sua storia personale. Dapprima desiderosa di diventare come la madre, perché la donna più autorevole della famiglia, entra in conflitto con lei stessa. Capendo poi l’inganno, si emancipa dal contesto familiare, decidendo di studiare e di diventare una docente.

Pubblicato nel 1958, il romanzo ci fa capire come nel nostro passato recente – ancora e nel nostro presente – vi fossero discriminazioni di genere limitanti e molto forti riguardo l’educazione sentimentale e scolastica. Discriminazione, che divideva in modo netto il mondo del maschile e quello del femminile, racchiusi in due gruppi paralleli, in quel binarsimo di genere opprimente e senza via d’uscita. Simone con questo romanzo è capace di creare una connessione e un ponte tra generazioni di donne: se nel 2019 qualcuna di noi pensa che la libertà è stata ormai conquistata del tutto e che nessuno potrà più negarcela, si renderà conto, leggendo queste pagine,che questa libertà non è mai stata scontata e non è ancora assoluta, ma ancora in fase di completamento.

tutti gli uomini sono mortali simone de beauvoir”Tutti gli uomini sono mortali”

La pubblicazione è del 1946 ed è un libro ormai introvabile (purtroppo). Superbo, uno dei migliori letti in questi ultimi anni, dovrebbe trovarsi tra i classici moderni in ogni scaffale di ogni libreria.

Regine, grande attrice di teatro, che aspira a divenire immortale nella memoria altrui, incontra Fosca, che inizia a parlare della sua storia e di come sia diventato davvero immortale. Aristocratica italiano nato nel 1200, per salvare la propria città decide di prendere una pozione per avere la possibilità di non morire mai. Se dapprincipio questo può essere la migliore risorsa e il più grande potere, a un certo punto Fosca si trova a dover allontanarsi dalla propria patria. Vagabondo, conosce tutte le cose esistenti. L’immortalità, in realtà, gli ha tolto la possibilità di mettere un punto, una fine, di potersi redimere fatalmente. Fosca, che aveva paura di morire e perdere tutto, ha paura alla fine di vivere una vita infinita che è come se fosse una morte. Ogni suo racconto si carica sempre più di dolore e disperazione.

É un racconto che trascina con sé tutte le cose. Leggendolo, non potrete fare a meno di portarvelo dentro e di aver bisogno di sfogliare le pagine gialle e consumate ancora e ancora.  un romanzo che diventa immortale dentro di voi,una condanna per chi lo legge.

Ilaria Nessa

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Tre graphic novel scritte dalle donne per le donne

Tre graphic novel scritte dalle donne per le donne

Il genere del fumetto è spesso intriso di pregiudizi e considerato inferiore a quello della narrativa generale. In realtà, è un genere letterario di tutto rispetto, in cui gli autori e le autrici non devono solo cimentarsi con la capacità di scrittura, ma anche con quella del disegno (che può essere realistico o evocativo, a seconda della cifra stilistica). Attraverso le immagini, infatti, vediamo scorrere sotto i nostri occhi una pellicola statica di immagini che ci raccontano storie e vicende. I personaggi prendono “forma” e “movimento” sotto i nostri occhi.

Se vi sono pregiudizi sull’autorialità di questo genere, è ancora molto frequente che le fumettiste subiscono una forte svalutazione del proprio lavoro. Così, abbiamo deciso di selezionare tre dei fumetti più belli scritti da donne per le donne che dovete assolutamente leggere:

“Il blu è un colore caldo”, Julie Maroh

il blu è un colore caldo ilaria nessaPubblicato nel 2010, Il blu è un colore caldo è il primo fumetto di Julie Maroh, giovanissima fumettista laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bruxelles. Il fumetto ha raggiunto l’apice del successo nel 2013, quando è diventato La vita di Adele, riadattamento cinematografico del regista Abdellatif Kechieche.

Tra il fumetto e il film vi sono sostanziali differenze di struttura narrativa e di inquadrature, ma alla base la protagonista è sempre Adele, un’adolescente in dubbio sulla sua sessualità, fino a quando non incontrerà Emma, ragazza dai capelli blu. da quell’incontro, i sogni e i desideri di adele diventano blu proprio come quella chioma e la riscaldano nelle notti di solitudine.

Una storia d’amore profonda e struggente, destinata a un finale drammatico e inaspettato.
Come ogni storia d’amore tra due donne che si rispetti, anche Il blu è un colore caldo di Julie Maroh ha la sua poiana (ahimé per noi tutte). Lo si nota subito, in realtà, per lo stile adottato nel disegno: le linee sono spezzate, i colori freddi e drammatici. La storia è in realtà un lunghissimo flashback in cui ci pare di essere nella testa di Adele: è tutto in bianco e nero, tranne i capelli di Emma e in alcuni momenti le sue mani, colorate di blu.

Il finale è drasticamente diverso rispetto a la vita di adele, quindi, se ancora non vi è capitato tra le mani, consigliamo vivamente la lettura di questo fumetto intenso.

“La mia prima volta – My Lesbian Experience With Loneliness”, Kabi Nagata

la mia prima volta ilaria nassaSulla scia delle prime volte e della ricerca di sé, si colloca questo tragicomico manga di Kabi Nagata, esordiente. Kabi ci racconta con estrema onestà e trasparenza della depressione che ha affrontato per non riuscire a soddisfare le aspettative di una società giapponese incentrata sulla produttività. Dopo vari fallimenti lavorativi, disturbi alimentari e colloqui andati a male, Kabi comprende finalmente che desidera più di ogni altra cosa diventare una mangaka. Tuttavia la consapevolezza su di sé non si fermerà qui.

A ventisette anni dovrà affrontare anche il tema spinoso della sessualità. Ricevere risposte in una società in cui i rapporti interpersonali e le relazioni sono messe particolarmente a rischio da una certa rigida formalità sarà particolarmente faticoso e difficoltoso, ma non impossibile. Kabi continuerà il suo percorso con coraggio, tentando e riprovando diverse strade.

I disegni di Kabi sono piuttosto sintetici e stilizzati. Le linee precise. Risulta tutto molto bidimensionale, ci sono poche ombre accennate. Il senso della rotondità e dello spazio è dato solo da un unico colore: il rosa.
Un racconto che ti abbraccia per consolarti e con ironia ti fa ridere.

“Up All Night”, Giulia Argnani

up all night ilaria nassaGiulia Argnani, fumettista romana, ci regala una storia d’amore a ritmo di musica. Chiara, fotografa, incontra Greta, cantante, durante un suo piccolo concerto in un locale. Da lì comincia la loro relazione: Greta, ambiziosa e disposta a tutto pur di far carriera, mette a rischio la storia con Chiara, la quale, invece, cercherà di mettere tutto da parte e di raggiungerla ovunque, pur di stare con lei. Le vicende tra le due ragazze sono intervallate da citazioni di testi musicali. Tutto ciò che le riguarda è un continuo andare e tornare, fuggire e restare, aprire e chiudersi, concedersi e non lasciarsi andare.

I disegni sono precisi, le sceneggiature ben tratteggiate. A differenza della copertina, che è colorata, tutte le altre tavole sono in bianco e nero, con una sapiente conoscenza delle ombre e dei punti di luce. La potenza dei disegni risiede nel fatto che, anche se le pagine non sono colorate, si ha l’impressione che lo siano davvero. Chiudendo il fumetto, una volta arrivati all’ultima pagina, si ha la sensazione che il colore abbia trapassato la copertina per dipingere tutto il resto.

Giulia Argani ci regala una storia calma e allo stesso tempo incalzante, dolce e ruvida. Una storia capace di strapparti un sorriso all’ultima pagina. Una storia d’amore universale che non conosce barriere.

Ilaria Nessa

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Donne che parlano: il romanzo sulla voce delle donne di Miriam Toews

 

Donne che parlano: il romanzo sulla voce delle donne di Miriam Toews

Tutti all’interno del Giudizio Universale di Michelangelo a Roma conoscono la Creazione di Adamo, ma pochi invece sanno descrivere la Creazione di Eva, quinto affresco della Cappella Sistina. In questa rappresentazione, Eva supplica Dio e lo fa nascondendosi da Adamo che dorme per terra, perché sa che lui disapproverebbe… ma che cosa? Il suo incontro senza mediazioni con Dio o quello che sta dicendo?

Perché, invece io, vi sto raccontando questa cosa? Perché questa è una delle immagini più forti e belle raccontate all’interno del libro di Miriam Toews, Donne che parlano (pp 255, 18,00€) edito da Marcos Y Marcos che racconta la storia delle donne della colonia di Molotschna che venivano narcotizzate con lo spray per le mucche, e poi stuprate nel sonno. Si svegliavano doloranti, sanguinanti. E si sentivano dire che era tutto frutto della loro sfrenata immaginazione, o eventualmente del diavolo. Invece i colpevoli erano uomini della comunità: zii, fratelli, vicini, cugini. Che fare adesso, con questi uomini, che sono in carcere, ma presto usciranno su cauzione e torneranno a casa? Perdonare, come vorrebbe il pastore Peters? Rispondere con la violenza alla violenza? O andare via, per sempre, per affermare una vita diversa, di rispetto, amore e libertà?

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Il romanzo parte da qui: dal momento in cui le donne devono decidere cosa fare. Sono donne sottomesse, abituate a obbedire. Nascoste in un fienile, prendono in mano, per la prima volta, il proprio destino. La loro ribellione incandescente risana. È linfa vitale anche per August Epp, l’uomo amorevole e giusto che aveva perso la speranza, e che le donne chiamano a testimone della loro cospirazione di pace, perché possa raccontarla.

Donne che parlano è una storia vera romanzata. Sì perché la Toews prende ispirazione a dei fatti realmente accaduti in Bolivia, nella colonia di Manitoba, tra il 2005 e il 2009 e decide di dare voce a queste donne attraverso i verbali immaginati redatti da un uomo diverso da quelli che loro sono costrette a frequentare e amare. August Epp è, infatti, il collegamento tra i due universi, è l’anello esemplare di come uomo e donna possano e debbano collaborare per creare un mondo migliore al di là del proprio gender.

Il libro della Toews è un libro di donne forti, che non accettano più la loro condizione di inferiorità, donne che trasformano le loro cosiddette soft skills per diventare sempre più indipendenti e in qualche modo pensanti. Perché queste, dovete ben tenere presenti, che sono donne rurali, analfabete che, dopo continue violenze decidono di fare gruppo (anche se, come sempre, non tutte) e trovare una soluzione. Sono lì in balia dell’istinto più primordiale che esista, scappare o combattere, ma si elevano dal rango di “bestie” in cui le avevano confinate attraverso il pensiero, iniziando a riflettere grazie alla collaborazione con quell’uomo che, cresciuto da genitori dalle vedute ampie, fa di tutto per aiutarle trovando anche lui stesso la via della salvezza in loro.

Donne che parlano è uno di quei libri fondamentali per la formazione del singolo, per comprendere un evento storico di cui nessuno, almeno qui, aveva mai sentito parlare e cercare di costruire una cultura fondata sul rispetto della donna, ma non solo. Quello che voglio sottolineare sull’importanza di questo libro è come metta al centro la fondamentale collaborazione tra uomo e donna: la comunità femminile non riuscirebbe mai a scappare senza i consigli di August e August non riuscirebbe a salvarsi dal pensiero costante del suicidio senza la fiducia di queste donne così diverse tra loro, eppure così forti.

Toews è una della voci più interessanti e particolari della letteratura contemporanea che con la sua prosa schietta e senza orpelli, riesce a colpire il lettore nel profondo, portando a galla discussioni e argomenti verso i quali bisognerebbe sempre trovare spazio per discuterne.

Sara Prian

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