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La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

Con il suo impareggiabile sorriso ed energia arriva Barbara, romana di origine! Cominciamo a raccontarla dagli inizi, così differenti da quello che poi è diventata!

Studi in ragioneria, una vita tranquilla, da sempre Barbara era legatissima alla madre, che aiutava fin da piccola in cucina, incuriosita da tutte quelle ricette, da quel calibrare i sapori, come avrebbe fatto un chimico, nella preparazione dei buonissimi piatti di cui sua madre era maestra. E quello che la bambina pensava mentre infilava le manine nella pasta era “da grande voglio fare questo”.

Un desiderio che poi passò attraverso la malattia della madre, che nella sofferenza aveva espresso la voglia di mangiare cibo francese.
Si, proprio francese! Così, Barbara, per darle quell’ultimo dono, si iscrisse, dopo ricerche e richieste, alla famosa scuola del Cordon Bleu, e ogni giorno riuscì a sfornare un dono per la madre, il cibo francese che lei agognava.

Tutto ciò, portò Barbara a prendere un meritato diploma, con relativo lavoro immediatamente dopo. Addio ragioneria o altre cose, la sua strada era stata disegnata! Diventò insegnante di cucina, proprio per questo poi conseguì un altro diploma a Milano. Si ritrovò ad insegnare a gruppi di ”studenti” che venivano dal Giappone o da altre parti del mondo.
Poi però la madre mancò e Barbara decise di cominciare ad insegnare, forse per ritrovare le radici di quell’amore per il cibo che proprio là nacque.

Dopo poco aprì una ditta di catering a Casalpalocco e venne richiesta come chef privato. A quel punto le capitò l’opportunità di trasferirsi negli Stati Uniti e Barbara sempre pronta a mettersi in gioco partì senza pensarci sopra due volte, perchè un altro suo sogno era diventare una ”Food Stylist” e lavorare ad Hollywood. Che lavoro è? L’arte di preparare i piatti che vengono ripresi dalla camera, giusti per i set cinematografici, creare effetti, giochi di luce. Arrivata a Los Angeles cominciò a guardarsi attorno e rispose semplicemente ad un annuncio in cui cercavano una assistente di un importante Food Stylist.
Entrò in questo gruppo di lavoro con umiltà, senza dire che era una professionista, assistendo gli altri chef in tutte le loro necessità.

Un giorno eccola la sua occasione! Uno degli chef si ammalò e il boss le chiese se poteva sostituirlo. Ovvio che rimasero sorpresi di trovarsi di fronte una tale professionista!

Da lì cominciò una vera e propria carriera, il passo era stato brevissimo e Barbara si trovò catapultata a lavorare come Food Stylist in film come ”Star Trek”. Diventò subito richiestissima e a quel debutto si aggiunsero molti altri film di successo: ”The Hunger games”, ”He’s not just that into you”, la serie dei Muppets, ”Luck” una serie televisiva con Dustin Hoffman, e altri ancora.

Ad un certo punto ci fu un’interruzione importante nella sua vita, che mise a dura prova Barbara e la costrinse a dirigere tutta la sua energia per uscire da quel problema di salute che la colse impreparata. Proprio per questo decise di rientrare in Italia, dove però rimase solo 7 mesi, perché, nonostante avesse credenziali decisamente importanti, non riuscì a trovare lavoro.

Appena decise di rientrare in Usa, ecco che le arrivò una richiesta per un lavoro come executive chef in Tennessee, un ristorante che non stava andando molto bene e che, conoscendo la sua reputazione, la voleva per risollevarne le sorti. Ed infatti, in poco meno di due anni, il posto decollà, dandole incredibili soddisfazioni.

Era arrivato per lei il momento di tornare a Los Angeles, dove ricominciò a fare la chef privata per le famiglie ricchissime, finché, anche in questa occasione le venne offerto un posto come executive chef in un ristorante dove lavora attualmente ed è anche socia.

Bisogna aggiungere, e lei lo dice con orgoglio, che nel frattempo è diventata ”Ambasciatrice del gusto’‘, nominata dall’associazione omonima di Milano, un riconoscimento importante per la sua carriera! Nonostante la storia che da sola potrebbe bastare per riempire più vite, Barbara ha ancora sogni nel cassetto: aprire un ristorante tutto suo, scrivere libri di cucina e, ciliegina sulla torta, un cooking shop!

Conoscendoti Barbara, basta aspettare un paio d’anni!

Luisa Da Re

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La La Stories – Maria: dalle stelle alle… montagne

Maria: dalle stelle alle… montagne

Maria nasce a Pisa 67 anni fa, e si nota fin da subito che è appassionata della montagna e che adora soprattutto l’inverno, la natura, l’aria aperta. Ma essendo figlia di due professori universitari viene subito incanalata in una vita di studi. Infatti studia ingegneria informatica e in America, oltre a laurearsi, prende numerose specializzazioni in ingegneria aerospaziale.

Appena concluso il corso di studi, Maria viene richiesta in sede alla Motorola a Boston, dove studia i primi telefoni e lavora per questa ditta alcuni anni. Sempre in questa città, che Maria non ama particolarmente, conosce quello che diventerà suo marito, un musicista che cerca di fare carriera all’interno di una band.

Si sposta quindi a Pasadena insieme al marito… marito che però non essendo riuscito a farsi strada nel mondo della musica vedeva le distanze tra le loro due vite sempre più abissali. Tanto che il matrimonio si sgretola e ben presto Maria prosegue da sola la sua ricerca come scienziata italiana alla NASA, lavorando con collaboratori di eccezione.

Tornando all’inizio di questa storia, torniamo alla passione segreta di Maria, la natura, correre, sciare, nuotare. Cosa succede ad un certo punto? maria la la stories luisa da reSuccede che dopo pochi anni Maria si stanca, vivere chiusa in questi uffici blindati, controllata, in cui tutto si misura a numeri, calcoli e algoritmi la sta saturando. Ha bisogno di tornare a contatto con il mondo.

Di punto in bianco si sveglia una mattina e prende una decisione che ha dell’incredibile: si licenzia e parte per il Big Bear, una località di montagna a nord di Los Angeles, dove ha saputo che cercano una insegnante di sci. Arriva con una sola valigia, si adatta a vivere in un bungalow e comincia la sua vita.
Scusate, la sua seconda vita, quella che avrebbe sempre voluto fare. Un bel calcio a tutti gli studi fatti, alla possibile gloria, ad uno stipendio degno di nota, per la sua montagna, per le valli, per il vento che le accarezza il viso mentre corre, per l’amore per l’aria aperta.

Da 20 anni Maria vive in montagna, alle pendici del Big Bear, insegna sci d’inverno, guida il gatto delle nevi per spianare le piste, tiene aperti gli impianti di risalita, e insegna sci d’acqua d’estate, canoa, a guidare un motoscafo nel lago d’estate, sistema le spiaggette, organizza gite e hiking nei sentieri.

Vive di poco, si nutre della fantastica vista delle sue amate montagne, ha sempre il sorriso sulle labbra ed è felice. Lo spazio è un ricordo lontano, ha tantissimi amici, adora l’Italia e ci ritorna almeno due volte l’anno.

Difficile cambiare vita? Sembra di no, basta avere una passione che ci guida, saper capire cosa ci rende sereni e non lasciarci trascinare da lavori che danno molto in termini di denaro, ma poco in calore e umanità.

La sua missione era mandare una sonda sofisticata su Giove, ma la sua vita è volteggiare sulla neve sulle montagne terrestri. Sorge spontanea una domanda: se succedesse una cosa simile a voi, riuscireste a seguire il vostro cuore?

Luisa Da Re

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La La Stories – Michela, che vorrebbe unire il bello di ogni posto per creare un Paese magico

Michela, che vorrebbe unire il bello di ogni posto per creare un Paese magico

Sono nata nella ridente Oderzo, in provincia di Treviso; ho studiato Scienze Statistiche ed Economiche a Padova, e prima ancora di finire gli studi mi era venuto il pallino di vivere e lavorare all’estero, quindi mi sono data da fare cercando opportunità (borse di studio, tirocini) che, sia durante che dopo la laurea, mi avrebbero portata in Slovacchia, Spagna, Stati Uniti e Inghilterra.

Negli Stati Uniti (Detroit, per la precisione) conobbi il mio futuro ex marito, che viveva in Australia e lavorava per la stessa ditta. Al nostro primo appuntamento siamo andati a vedere le cascate del Niagara, a qualche ora di strada. Dopo un annetto e mezzo di relazione a lunga distanza, e diversi viaggi assieme, con grande disperazione di mia mamma mi trasferii a Melbourne per stare con lui. L’Australia rappresentava un’avventura a cui non potevo resistere, anche se i primi tempi non furono facili – all’improvviso ero molto lontana da tutto ciò che mi era familiare, molto più di quanto non lo fossi stata prima. Trovare un lavoro mi aiutò a crearmi un mio giro di amicizie, ridando un certo equilibrio alla mia vita. Dopo circa un anno ci sposammo, una cerimonia ”alternativa” a bordo di un tram, che simboleggiava i vari viaggi fatti assieme – passati e futuri.

Dopo quanche anno al mio ex arrivò l’offerta di un trasferimento in California – cosa che accettammo perché per lui rappresentava una buona opportunità e per me un riavvicinamento all’emisfero settentrionale; seppur ancora lontana sarei stata un po’; più vicina all’Italia. La cosa buffa fu che, una volta arrivati in California, all’inizio mi mancava l’Australia, mentre quando mi ero trasferita in Australia mi mancava l’Italia.
Dopo un mese ci raggiunse la nostra cagnetta Spina, che una volta arrivata soffrì per qualche giorno il cambio di fuso orario… ci svegliava alle 4 di notte per giocare. Iniziava così una nuova avventura, con tanti nuovi luoghi da esplorare assieme; un’avventura che stavolta avremmo vissuto entrambi da espatriati, e che purtroppo si sarebbe conclusa con una dolorosa separazione. Come disse John Lennon, la vita è quello che ti succede quando sei impegnato a fare altri piani. E come dissero i Queen, ”the show must go on”, non si ha altra scelta che andare avanti. Sono grata di aver avuto accanto a me tanti amici che mi hanno aiutata a ricominciare e sono stati presenti quando ne avevo bisogno.”.

Ci sono stati vari cambiamenti da affrontare… traslochi, l’ennesimo cambiamento di lavoro, stavolta non perché mi trasferivo in un altro Paese ma perché a causa della separazione il mio visto sarebbe scaduto e mi serviva una sponsorizzazione. Grazie alle mie qualifiche ed esperienze come ”data scientist”; non mi fu difficile trovare una ditta che mi avrebbe sponsorizzata per la carta verde. Ormai lavoro da diversi anni per questa ditta, non perché ne sia tanto entusiasta, anzi… dovrei probabilmente cercare un nuovo lavoro, ma qualcosa mi frena. Penso che sia dovuto al fatto che finalmente dopo tanto tempo non ”devo” per forza cambiare qualcosa nella mia vita.

A distanza di diversi anni dal divorzio mi considero finalmente felicemente ”single” e anche un po’ orgogliosa di me stessa. Voglio continuare ad esplorare il mondo e viaggio spesso da sola, o con chi vuole accompagnarmi. Ho avuto esperienze indimenticabili, come quella di aver fatto volontariato in Cambogia o aver visitato le isole Galapagos. Ho vari buoni amici su cui posso contare, che mi sono stati vicini e continuano ad esserlo; apprezzo infinitamente la mia libertà e il fatto di non dover rendere conto a nessuno.

Quando non lavoro, o non viaggio, mi piace cucinare… ultimamente ho la passione per la pasta fatta in casa, faccio il limoncello, sperimento piatti nuovi … un mio amico ha detto che io faccio lo ‘yoga culinario’, mi rilasso così, per la gioia degli amici che poi inviterò a cena. Altrimenti amo fare camminate, esplorare parti di questa immensa città che ancora non ho visto, andare a concerti, imparare i passi di un nuovo ballo, farmi qualche corsetta in bici, o esplorare un nuovo museo con amici. Faccio parte di un circolo internazionale e ci troviamo spesso per un drink e quattro chiacchiere, così come gruppi sociali italiani per non perdere il contatto con la mia lingua e cultura.

Che dire? Non so cosa riservi il futuro o cosa farò “da grande” non so se vivrò sempre a Los Angeles, o negli USA. Mai dire mai, chiaro, ma per quanto sia una bella città, e la vita sia più facile qui sotto tanti aspetti, c’è una componente di umanità che sotto sotto sento che manca.
Sarà perché tutti sono sempre impegnati a far qualcosa, visto che giustamente le opportunità qui non mancano, sarà perché è sempre tutta una corsa e chi si ferma è perduto, ma spesso socializzare diventa un impegno in più che richiede organizzazione e perde spontaneità. Sarà perché il sistema sanitario e di assistenza sociale ha talmente tanti problemi, e non mi dilungo perché ci sarebbe da scriverne interi capitoli, sarà perché la vita qui costa, e tanto. Sarà perché faccio volontariato con i senzatetto, e ogni anno vedo che la situazione peggiora.
Chiaramente il Paese ideale non esiste, e ci sono tantissime cose che non vanno in Italia. In Australia si sta tutto sommato molto bene, ma è così lontana… vorrei tanto poter mettere assieme il meglio di ogni Paese in cui ho vissuto, con al massimo diciamo 5 ore di viaggio per raggiungere la mia famiglia.
Ci penserò, nel frattempo sono qui, non ci sto male ve lo assicuro, sono solo un’inguaribile cinica che non vede l’ora di essere smentita dai fatti.

Michela

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La La Stories – Nicole, un anatroccolo che diventa cigno

Nicole, un anatroccolo che diventa cigno

Ho conosciuto Nicole quando è arrivata a Los Angeles agli inizi di novembre 2018, e, come sempre quando si avvicina la celebrazione di Thanksgiving, casa mia si apre a chi è qui senza famiglia per festeggiare insieme e trovare calore nell’amicizia, quindi era subito entrata a far parte di questa nutrita cerchia.

Nonni paterni e materni veneti e friuliani, Nicole, 27 anni, è nata e cresciuta a Latina, si è laureata a Roma in Chimica e tecnologia farmaceutica, ha avuto l’opportunità di fare una parte del dottorato di ricerca all’UCLA, era arrivata, quindi, intenzionata a rimanere fino a fine agosto 2019. Carica di speranze e di amore. Speranze di fare un buon lavoro e amore per il suo ragazzo, con cui stava da quando aveva 16 anni, una storia lunga 11 anni e che, per lei, era la sua vita.

Come prima cosa, durante il pranzo di Thanksgiving, ognuno attorno alla tavola ringrazia per qualcosa. Tutti noi infatti avevamo espresso la nostra gratitudine, chi per la vita, chi per le persone… arrivati a Nicole, questa bella, piccola e magrissima ragazza piena di forza, i suoi occhi si erano illuminati e aveva detto ”Ringrazio per aver trovato qui all’UCLA un laboratorio per la ricerca fantastico”.

Subito avevo pensato che, nonostante mi avesse confessato che il suo ragazzo già le aveva chiesto di rinunciare alla carriera per tornare a casa da lui, forse dentro se stessa, questa piccola grande donna, aveva le idee più chiare di quello che credeva.

Quello su cui Nicole stava lavorando era lo sviluppo di Scaffold per l’ingegneria tissutale, in parole povere l’elaborazione di un gel che ricostruisca il tessuto epiteliale umano, con ricerche che chiedevano spesso la sua presenza in laboratorio anche nei fine settimana, perché si sa, le cellule non rispettano le feste comandate!

Avete presente quando una persona passa attraverso una tempesta in cui pioggia, vento, grandine e tutto quello che si può immaginare possa colpirla, succede, ma lei va avanti lo stesso?

Ecco, questa è Nicole, che dapprima con grande titubanza, poi sempre con più determinazione si è presa il suo tempo, ha rivoluzionato la sua storia d’amore che l’avrebbe voluta perdente e rinunciataria, rientrare a Latina, dove il suo fidanzato la rivoleva a tutti i costi. Le aveva promesso di acquistare un appartamento, voleva dei bambini subito, la ricattava affettivamente dicendole addirittura che se non fosse tornata avrebbe cercato altre donne. Inconsciamente lei sapeva che tornando, avrebbe sì salvato una relazione, ma le sue ali che si erano spiegate verso quello che ardentemente desiderava fare, si sarebbero a quel punto chiuse, forse per sempre.

Mesi di discussioni, in cui Nicole è andata in Italia per due giorni per parlare con il suo ragazzo e cercare di farlo ragionare, dove lui è venuto a Los Angeles per 2 giorni per riportarsela indietro. Mesi per accettare l’inevitabile, e cioè che l’amore non è cattiveria o ripicca, l’amore non toglie, l’amore da la libertà, e se quello era l’unico amore che capiva il suo °lui°, allora voleva dire che nonostante gli 11 anni, (una vita!!!), che avevano passato assieme, era arrivato dolorosamente, il momento di prendere ognuno la propria strada.

Nicole forse crede di essere fragile, ma è solida come una roccia. E la sua onestà, il suo rispetto dei valori della vita, alla fine l’hanno premiata e la premieranno in futuro.

Infatti il suo relatore le ha proposto adesso un lavoro in Pennsylvania, quindi dopo una meritata vacanza a fine agosto, volerà prima a casa per salutare la sua famiglia e poi di nuovo libera verso il suo nuovo appassionante lavoro, verso la vita.

Un futuro che si è guadagnata con lacrime e con determinazione. Un anatroccolo (che non è mai stato brutto) coraggioso che è diventato cigno.
Un esempio per ogni donna che sceglie di volersi bene, anche a costo di affrontare rotture dolorose.

Luisa Da Re

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La La Stories – Elisabetta: una donna che ha come casa il mondo

La La Stories – Elisabetta: una donna che ha come casa il mondo

Elisabetta è stata una delle mie prime amiche, quando sono arrivata a Los Angeles. Quando l’ho conosciuta, 10 anni fa, era alla ricerca di un confronto reale delle sue capacità. Ma cominciamo a raccontare la sua fantastica storia!

Nata a Roma, italiana al 300%, fino ai 18 anni non le era mai balenato nella mente che potesse esistere un’altra lingua che non fosse l’italiano, ma aveva un grande desiderio di conoscerne altre. Il suo primo viaggio fu in Francia, a seguito di una borsa di studio e le si aprì il mondo.

Conseguita la maturità a 19 anni, partì come ragazza alla pari per Washington, e lì si crearono le basi della sua vita avventurosa. Infatti conobbe Geert, colui che sarebbe diventato suo marito, e, ancora di più, cominciò a conoscere il mondo, quel mondo che nel corso degli anni avrebbe girato in lungo e in largo.

Geert, belga, studiava per diventare diplomatico; Elisabetta, dopo un anno in Usa, era rientrata a Roma, dove Geert, che lavorava come funzionario in una banca, l’aveva seguita presentandosi ai suoi genitori.

Una serie di coincidenze aveva fatto sì che i due si trasferirono in Belgio per un periodo, poi a Milano, quindi a Roma, dove Elisabetta si laureò in giurisprudenza, e quindi di nuovo a Milano, per approdare nuovamente in Belgio, paese in cui inizialmente lei faceva fatica ad ambientarsi, per il clima cupo e per le differenze culturali.
Ma animata come sempre da tenacia e buona volontà, studiò il fiammingo e il francese, le due lingue nazionali, per integrarsi meglio e cercare di entrare in sintonia con la cultura locale; e poi anche l’inglese, conseguendo un diploma come interprete dell’Unione Europea. Insomma, mentre Geert lavorava in banca, Elisabetta percorse una strada personale di tutto rispetto. Dimenticavo, in mezzo a questi quasi perenni traslochi, i due si sposarono!

Il soggiorno in Belgio minò però alla base, la fiducia in se stessa, che Elisabetta, già di suo, non aveva. Geert era sempre più intenzionato a buttarsi nella carriera diplomatica, e lei sentiva che non avrebbe potuto rappresentare con passione un paese straniero, che non sentiva come suo.

Ma il destino volle che proprio suo marito ne diventasse il rappresentante, quindi destinazione Roma: cominciò la sua vita da moglie dell’addetto culturale belga.
A Roma, dove rimasero 3 anni, nacquero le due figlie, Carlotta e Matilda, poi improvvisamente Geert venne richiamato in Belgio e vissero lì altri 3 anni, difficili per Elisabetta.

Finalmente la svolta con destinazione Israele arrivò nel 1998, 2 anni in cui Elisabetta fece esperienze meravigliose e indimenticabili. Ma, dietro l’angolo, li aspettava un rientro precoce in Belgio, dove la Regina Paola richiese Geert come segretario particolare.

I successivi 4 anni passati a Bruxelles furono pieni di gioia e di soddisfazioni; Elisabetta decise di cambiare atteggiamento nei confronti di questa vita da nomade, e diventarne protagonista anzichè subirla passivamente. Finita questa missione, vennero destinati a Washington, dove altri 4 anni di vita felice li aspettava.

A seguire arrivò a Los Angeles. Elisabetta per aiutare Geert, sempre appassionato del suo lavoro, si dedicò all’accoglienza in casa e a tutti i ricevimenti, cene e incontri rappresentativi, orgnizzando cibo, intrattenimento ed ogni altra cosa servisse per collaborare a rendere perfette e indimenticabili quelle occasioni. Insomma, la coppia diplomatica per eccellenza.

Ed ecco che, finiti i 4 anni losangelini, lei capì una cosa importante: il suo valore come organizzatrice, come chef, come donna d’affari. Una cosa che si era negata per troppo tempo. O meglio che aveva da sempre fatto ma senza averne coscienza. E volle una conferma dall’esterno, volle misurarsi da sola, non attraverso il lavoro del marito.

Mentre Geert partì per L’Arabia Saudita, lei rimase a Los Angeles, dove nel frattempo avevano acquistato una casa, e fondò una compagnia di catering dal nome ”Think Italian! Events”.

Tutti i pezzi del puzzle che giravano scollegati combaciarono e, anche con un po’ di fortuna, Elisabetta riuscì, con il duro lavoro e l’impegno, a realizzare se stessa, a conseguire un visto come imprenditrice per rimanere in California e mantenersi. Adesso è una donna che non ha più timore di dimostrare la propria forza, una donna di successo e piena di affetto per i suoi cari. Il marito attualmente si trova in Cile e che dal periodo arabo divebbe Ambasciatore, le figlie hanno fatto carriera (la maggiore vive in Australia e la minore in California) entrambe intelligenti ed in gamba.

E lei, Elisabetta, che dal credere di non riuscire a far niente bene nella propria vita, ha realizzato solo con la forza di volontaà un’impresa difficile, che lei sembra svolgere senza alcuna fatica e sempre con il sorriso sulle labbra. Quando la chiami al telefono è usuale sentirsi rispondere che è a Sidney, ad Abu Dhabi, in Argentina, Alaska, o in qualsiasi altro posto del mondo. Una donna con una forza incredibile, che ancora non sa di possedere appieno. Un vero peccato non avere a disposizione almeno 100 pagine per raccontare la sua vita più nel dettaglio.

Eppure, vi assicuro, lei nell’anima è ancora al 300% italiana!

Luisa Da Re

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La La Stories – Rosanna, le radici in due mondi diversi

La La Stories – Rosanna, le radici in due mondi diversi

Rosanna è nata a Santa Monica, da genitori italianissimi trasferitisi in Usa nel 1956. Il padre, di origine veneta, si era ben presto adeguato alle usanze locali, aveva educato la figlia sin da subito ai valori tipici americani, facendole vedere il bello che aveva trovato pur trasferendosi a vivere cosi’ lontano da casa. La madre, toscana, al contrario, aveva formato la piccola Rosanna nel pieno amore per l’Italia e le sue tradizioni che dominavano su tutto, usava solo l’italiano in casa, tanto che la figlia da piccola conosceva solo quella lingua, le parlava sempre dell’Italia con grande entusiasmo e amore. Rosanna era così stata cresciuta con il meglio dei due Paesi all’interno di sé.

Per la prima volta in Toscana, in un piccolo paese dove abitavano dei familiari, Casa Basciana, vicino a Lucca, a 5 anni, Rosanna si era sentita veramente tra i suoi simili. Tanto che, nonostante la tenera età, lei aveva subito pensato “da grande devo venire a vivere qui”. Un desiderio fortissimo che era rimasto vivido nel suo cuore anche negli anni a venire.

Era talmente immersa nell’italiano che i primi anni di scuola in California aveva avuto dei problemi, confondeva e mescolava le parole, parlava metà italiano e metà inglese.

Lucca la rivede a 10, 15, 20 anni… anzi proprio l’anno dopo, a 21, era arrivata la sua ferma decisione “vado per restare!”. Una determinazione cosi’ forte che aveva venduto tutto quello che aveva di valore, piccoli gioielli, altre cose personali, per racimolare i soldi necessari per trasferirsi e vivere là. Era partita già con l’idea di andare a vivere con degli amici che di mestiere restauravano mobili, nel loro appartamento nel centro storico di Lucca. Per Rosanna quello era esattamente il posto dove voleva stare!

Forse però, il destino decide per noi. Infatti quello era sicuramente un posto importante, soprattutto perché a 200 metri dalla casa dove alloggiava c’era un bar, dove lavorava Nicola. Immaginiamo e visualizziamo questa buffa situazione, perché spesso noi non sappiamo il motivo per cui accadono le cose, ma se succedono, c’è’sempre una ragione. Rosanna ha vissuto 3 mesi in quell’appartamento senza mai avere l’opportunità di incontrare Nicola.

Purtoppo, dopo tre mesi, Rosanna si rese conto che era difficilissimo trovare un lavoro e un appartamento per conto proprio: tutto sembrava dirle che, nonostante lei amasse l’Italia e si sentisse italiana, sarebbe dovuta tornare in America per vivere, per avere opportunità, per poter costruirsi una vita. Ed ecco che proprio il giorno in cui ha deciso di partire, entra nel bar per la prima volta. Doveva telefonare a casa, e, a quei tempi, c’era la tipica cabina telefonica all’interno del locale, aveva chiamato la madre per poter farsi comperare il biglietto di ritorno, aveva parlato in inglese, ed aveva destato la curiosità di Nicola che lavorava al banco. I due si sono parlati e… ecco il regalo più grande che l’Italia poteva farle. É stato un colpo di fulmine per entrambi!

Tanto erano coinvolti sin da subito, che Nicola aveva voluto accompagnarla fino ad Amsterdam dove lei avrebbe dovuto prendere il lungo volo per Los Angeles. Nicola era dovuto partire per fare il militare, Rosanna era rientrata in America, ma l’amore era più forte di tutto, così tra viaggi veloci di lei in Italia per incontrarlo, alla fine avevano capito che non potevano vivere separati.

Nel frattempo Rosanna aveva trovato a Los Angeles un ottimo lavoro nella compagnia italiana CIT (compagnia Italiana Turismo), Nicola, finita la leva, l’ha raggiunta e si sono sposati. Con un breve intermezzo di qualche anno in cui la coppia è vissuta in Italia, a causa della malattia della madre di Nicola che lo voleva vicino, entrambi sono poi rientrati a Los Angeles. Ma in Italia continuano ad avere i ricordi più belli, il loro incontro, la nascita dei due figli! Tutti e due italiani!

E adesso con i figli grandi, Rosanna si guarda dentro e alla domanda se si senta più italiana o americana, non ha dubbi. «Sento che il Paese giusto è l’America, un posto dove noi abbiamo avuto molte opportunità di lavoro, di casa, di studio per i figli e di lavoro per loro e per il loro futuro. In Italia non avremmo mai potuto raggiungere tutto ciò, non saremmo mai riusciti nemmeno a comperarci la casa» dice seduta nella bella veranda della sua villetta. «Ma l’Italia è nel cuore, è un posto dove volano i pensieri di felicità, nonostante la mia vita si sia svolta qui io continuo a sentirmi italiana, sento che i valori che mi porto dentro sono soprattutto italiani, la famiglia per esempio, ne ho un concetto completamente diverso da quello americano, è una cosa così importante per me, al di sopra di tutto».

Le sue radici sono in due parti molto lontane tra loro nel mondo, ma ha trovato il bello di ogni luogo e lo ha fatto suo. Lei insieme a Nicola hanno costruito la loro vita riconoscendo i valori l’uno dell’altra. Valori italiani. Non dimentichiamoci quanto vale la nostra Patria anche se non riesce a far crescere i nostri sogni, sicuramente li fa nascere.

Luisa Da Re

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La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

Stefania Valentino Buffalo è napoletana, una di quelle donne che con determinazione mista a curiosità, ha deciso di studiare il mondo. Iscrittasi all’Università Orientale di Napoli ha cominciato a viaggiare con il progetto Erasmus, in Inghilterra, Spagna, Olanda… finché la sua vita si è scontrata con quella di John e appena laureata, nel marzo del 1992, si é sposata con lui, volando e cominciando a vivere in America.

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo, perché la sua storia ha tanto da raccontarci, soprattutto per l’originalità e l’importanza che riveste il suo percorso.

Prima di laurearsi, Stefania aveva cominciato a lavorare per una compagnia che si chiamava MCI (poi assorbita da Verizon), nel settore marketing militare. Lei con altre tre colleghe coprivano tutta l’Europa e il Medio Oriente promuovendo una carta – long distance calling – per i soldati, che permetteva e facilitava loro nelle chiamate telefoniche a casa, senza dover preoccuparsi di trovare gettoni e cabine telefoniche. Parlarne adesso sembra preistoria, ma non è così lontano quel periodo, vero? Chi se lo ricorda?

La MCI facilitava il contatto tra i militari americani distaccati in Europa e Medio Oriente con le famiglie e i propri cari, e lei, essendo la promotrice di questo nuovo metodo, che si appoggiava a un numero verde nei vari Stati: saliva su portaerei, sottomarini e basi militari americane a spiegarne l’uso,

Un giorno, per pura coincidenza, poichè sarebbe dovuta andare una sua collega (ammalata), è stata destinata alla nave ammiraglia Belknap, a capo della Sesta Flotta della Marina Militare Statunitense, posizionata nel Mediterraneo e, guarda caso, l’ufficiale che aveva svolto la prassi per farla salire a bordo era…John.

Non si può dire che John ci mise tanto ad innamorarsi di Stefania, tant’è che due mesi dopo le chiese la mano! Era stato destinato al Pentagono, doveva quindi rientrare in Patria e non avrebbe permesso per nulla al mondo di separarsi da quella donna che gli aveva rapito il cuore.

Interessante perché, come ogni famiglia italiana, di Napoli poi, ovviamente i tempi di fidanzamento sembravano troppo brevi per lasciare andare Stefania, soprattutto in un Paese così lontano! Ma Lo zio di Stefania, facente funzioni del padre, venuto a mancare, prese John in disparte e gli parlò per più di un’ora prima di darne il consenso.

Quando Stefania chiese a John cosa si erano detti, lui rispose con una flemma quasi inglese : non ho idea, non ho capito nulla!
Ma permesso accordato, si sposarono e traferirono a Washington D.C.!


Due culture e tradizioni così diverse, hanno iniziato a lavorare assieme per conoscersi meglio e il risultato é stato un ottimo matrimonio e quattro fantastici figli!!
Sarebb
e troppo semplice però, se fosse finita qui.

Stefania é speciale. In Italia aveva avuto esperienze lavorative anche nella prevenzione, aveva fatto consulenza alla Rai, soprattutto Rai Education, con Giovanni Minoli, e per la Confcommercio era preposta alla sicurezza sul lavoro, compito che viene svolto in accordo con enti quali Inail e Inps.

In Europa abbiamo una sistema di prevenzione che é controllato dalla Unione Europea, devono essere sempre rispettati dei canoni precisi a scapito di penalizzazioni, cosa che non esiste in America, dove tutto é legato ad altre regole e, diciamolo, lasciato al buon senso delle persone.

Questo Stefania ha portato con sé, una vera innovazione per le assicurazioni, che come ben si sa in Usa hanno il monopolio su molte, troppe attività. Lei ha fatto la gavetta, scalando la strada a colpi di licenze e diplomi, ed è diventata Insurance Agent e Financial Advisor della Farmers.

Il lavoro la appassiona, il suo passato di prevenzione ha portato grande giovamento all’Azienda, finalmente prendendo in considerazione corsi di formazione. Tutto ciò le permette di proteggere meglio i suoi clienti, di vedere al di là, con la conoscenza dovuta all’esperienza, rendendola unica nel suo modo di operare.

E adesso per la prima volta, si sta davvero inserendo la prevenzione, con corsi di formazione, cosa che non era mai successa.
Stefania, una donna che ha seguito un amore, che è cresciuta ed ha portato tanto di sé, della propria passione, del proprio coraggio e valore, oltreoceno, con grande entusiasmo e semplicità.

Non so voi, ma io quanto ascolto queste storie penso sempre che queste donne siano incredibili e che non riuscirò mai ad eguagliare tutto ciò che loro sono riuscite a fare. Ma vorrei condividere con voi la fase successiva a questi pensieri, purtroppo, quasi tipicamente femminili.

Siamo tutte speciali, siamo delle guerriere, siamo grate a quello che ci riserva la vita e alla possibilità di conoscere le storie di altre donne che condividono con noi una parte importante di loro stesse.
Questa è la ricchezza più grande. Grazie Stefania!

Luisa Da Re

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Annalisa La La Stories Wearmore Luisa Da Re

La La Stories – Annalisa: un cuore da donare ogni giorno

 

La La Stories – Annalisa: un cuore da donare ogni giorno

 

Alta, mora con gli occhi verdi, Annalisa da fin da subito un’immagine di donna forte, ma fragile, impenetrabile, ma aperta.

Nata in Piemonte, cresciuta appena fuori Milano, interprete di professione, decide di venire a Los Angeles all’età di 26 anni per perfezionare la lingua. Il suo progetto è di rimanere per 9 mesi, giusto il tempo di frequentare una scuola di sceneggiatura. Quello che ci proponiamo spesso non rispecchia quello che ci accade.

Infatti Annalisa incontra il suo futuro marito e i tempi si allungano… studia così altri 9 mesi Commercio Internazionale. Mentre le coincidenze già cominciano ad addensarsi nel suo mondo, viene assunta come Controllore della qualità dei sottotitoli italiani in film e serie televisive.
Scherzando lei mi dice che conosce tutte le puntate di E/R a memoria! E molte altre!

Si sposa, cambia il suo visto con la carta verde e decide di collaborare con il marito che lavora nell’immobiliare, per poterlo seguire in giro per gli Stati Uniti.

Nel 2007 viene assunta da E! Entertainment per gestire il sito italiano di notizie sullo spettacolo, una grande opportunità, quindi cambia. Esattamente prima del crollo immobiliare del 2008, cosa che ha permesso a lei di attutire il danno che il marito nel frattempo cercava di gestire.

Rimane nel campo spettacolo ed intrattenimento fino al 2014, quando inizia a ”sentire” dentro di lei che qualcosa la chiama.

Ricompone la sua vita, rivede le esperienze passate, accetta di guardare in faccia i ben tre tentativi di stupro che ha subito in gioventù, il primo addirittura a 17 anni, nonché l’abuso subito durante l’ultima relazione in Italia, con un uomo che non la lasciava nemmeno uscire in macchina da sola; si guarda attorno Annalisa. Vuole cambiare certo, ma vuole anche dare.

Fonda quindi, nel 2015, un’organizzazione NoProfit, la Lasting Impressions, www.LastingimpressionsCenter.org, per provvedere ed aiutare le vittime di abusi tramite la Arts Therapy. Impressionante vero?

Tuttora lavora come Digital Marketing in una azienda per riuscire a mantenere l’associaizone che comunque vanta finanziamenti sia da persone singole che da altre organizzazioni. Tutto ciò che lei mette a disposizione, strutture e team, sono gratuite.
Ha capito che non può salvare il mondo, ma ha anche capito che deve provarci.

La guardo, così semplice nel raccontare, eppure così ricca di esperienza. E mi sento bene anch’io, perché Annalisa mi fa sentire orgogliosa di essere donna.

Luisa Da Re

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Paola Da Re e le Pasta Sisters: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood

 

Paola Da Re e le Pasta Sisters: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood

 

Il cibo che salva, il successo che arriva. Una delle donne stra(ordinarie) di questo primo mese del 2019, è Paola Da Re, che proprio grazie alla sua passione per la cucina, è riuscita a dare una svolta alla sua vita con le Pasta Sisters e a ricominciare oltreoceano: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood.
Per l’occasione, a raccontarci la sua storia, è intervenuta anche la sorella, Luisa (la nostra autrice delle La La Stories).

Le vicende, che poi hanno portato la famiglia Da Re a trasferirsi negli Stati Uniti, risalgono al 2006, quando Paola decide di fuggire dalla sua Padova e dalle violenze domestiche del compagno con il quale viveva da 16 anni. «Nessuno si era mai accorto di nulla, meno che meno io – afferma Luisa – Paola era venuta a vivere in casa mia dove abitavo con mio figlio e ci siamo difese strenuamente dalle vessazioni dell’ex compagno per tre anni, momento in cui distrutte dalla fatica e dallo stress, ho deciso di scrivere un libro per sollevare l’opinione pubblica sul nostro caso.»

E poi un po’ per bisogno, un per caso, complice anche il destino… si materializza il futuro a migliaia di chilometri di distanza. Luisa Da Re racconta: «Mio figlio aveva vinto una borsa di studio all’università di Santa Barbara in California, io mi sono ricordata che a Los Angeles abitava uno dei miei primi fidanzati, che non vedevo da più di 20 anni, l’ho cercato in Internet, gli ho scritto e… Luciano, il mio attuale marito, mi ha chiamata, era il gennaio 2008 ed abbiamo ripreso i contatti. É venuto a trovarmi a Padova in aprile e ci siamo rivisti, poi a dicembre è arrivato con un anello e una proposta… ho lasciato tutto (il mio lavoro come impiegata in Comune a Padova, la mia casa, mio figlio che si doveva laureare prima di raggiungermi) e sono partita. Mi sono sposata e dopo poco è arrivato mio figlio e poi mia sorella con tutta la sua famiglia.»

Paola Da Re si è trasferita così a Los Angeles con le due figlie e sin da subito si è rimboccata le maniche, ha pensato a cosa sapesse fare ed avendo lavorato per diversi anni come maestra d’asilo, per un periodo ha fatto la babysitter. La sorella ci ha spiegato come poi ha deciso di investirsi in cucina: «Un giorno, in un bar, parlando ci siamo dette: perché non apriamo una rosticceria? Abbiamo pensato a vari nomi e ne é venuto fuori Pasta Sisters. Io l’ho aiutata all’apertura per alcuni mesi, preparando le mie crostate, ma dopo poco non aveva senz’altro piu’ bisogno di me!»

Ed è così che sono nate le Pasta Sisters, che ora vanta due locali: uno a Mid City e l’altro a Culver City (la città degli Studios cinematografici). «Francesco (CEO), Giorgia (Creative Director) e Francesca, la più piccola che si occupa del lavoro d’ufficio. Senza di loro non sarebbe stato possibile arrivare dove siamo. – ci confessa Paola – Ognuno di loro ha apportato e aggiunto grande valore all’attività.»
La ricetta del successo però, è un’altra. « L’ingrediente principale è la professionalità, poi in parti uguali, passione e responsabilità, una quantità adeguata di tenacia e buon senso. Non può mancare l’incoscienza ed un ottimo team work che cresce insieme.»

Entrambe le sorelle, come motto hanno quello di non mollare mai. «Io ne sono la prova vivente. Quando ho iniziato, il mio percorso è stato costellato di “no” e di “il tuo progetto non può funzionare”. Io malgrado tutto ci ho creduto.»
Luisa invece, ha raccontato: «Ho sempre studiato e scritto tantssimo. Ho mandato quindi il mio curriculum ad alcune scuole private ed immediatamente mi ha risposto la Beverly Hills Lingual Institute: cercavano un’insegnante di italiano. Da un giorno all’altro mi sono trovata a dover gestire 8 classi, di adulti, ogni mattina e sera della settimana. Ho lavorato in questo istituto per 5 anni. Poi la richiesta di studenti privati era troppo alta e quindi mi sono dedicata solo all’insegnamento privato, attività che svolgo tutt’ora con grande soddisfazione. Ho studenti che nella maggior parte fanno parte del mondo di Hollywood, produttori, attrici, registi e musicisti.»

Il lavoro e la famiglia rappresentano la vera forza di queste due donne. Per Paola il More è: «Il benessere delle persone. Siamo di fatto un ristorante, serviamo cibo e sorrisi e certamente c’è anche un valore aggiunto nella qualità di quel che prepariamo e serviamo, ma io mi riferisco proprio al benessere dei clienti: vederli soddisfatti e talvolta emozionati é il risultato che amo di più e poi ancora di chi collabora per far funzionare questa attività, e qui mi riallaccio all’importanza del team. Sentire di far parte di una famiglia, sapere che ognuno può contare sugli altri, qui c’è questo senso di appartenenza e condivisione che per me sono cose sacre nella vita come nel lavoro».

Alice Bianco

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La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

Bolognese di nascita, cittadina del mondo da esperienza di vita, anzi di vite, sette come i gatti.

Claudia esordisce dopo la laurea, a Londra, partendo dalla gavetta: come segretaria nella casa discografica PolyGram per poi salire, salire, salire, fino al ruolo di Senior Marketing Director alla Interscope Records di Los Angeles.

Gira tutto il pianeta conosciuto per rincorrere cantanti, musicisti, personaggi dello spettacolo, organizza, crea disfa, fino a quando, approdata da 3 anni a Los Angeles, dove per meriti di lavoro ottiene anche la green card, incontra Eddy, suo attuale marito, e allora… allora decide che è importante l’amore e mette la valigia con cui è abituata a dividere le sue giornate, in armadio, per dedicarsi ad un altra vita, quella di moglie e di madre dei due figli del suo compagno, rispettivamente di 8 e 13 anni, che erano rimasti orfani di madre due anni prima.

Ma sebbene la vita di moglie e madre le venga benissimo, Claudia dopo un po’ è pronta a mettersi di nuovo in gioco. E, vista la nascita nella città più ghiotta d’Italia e provvista di una super mamma bravissima a cucinare che le aveva tramandato la mano magica, decide di proporsi come apprendista, rispondendo ad una inserzione su Craig’s List.

Entra così nella sua terza vita, partendo ancora una volta dal basso e arrivando a Executive Chef del Getty Museum, prima e del Getty Villa poi. Altro traguardo, altra esperienza!

Esperienza che dopo 8 anni, smette come un cappotto liso per dedicarsi al catering e aiutare validamente una collega che aveva aperto una agenzia di questo tipo. Ma Claudia aveva un appuntamento triste che l’attendeva, nell’ottobre del 2015 scopre di avere un cancro al seno. Operata, ha deciso di dedicare la sua quarta vita ai malati, come volontaria.

Si è talmente lanciata in questo lavoro, che lei “sentiva” così intensamente e a cui dava tutta sé stessa, che dopo due anni arriva la richiesta da parte dell’ospedale dove prestava servizio gratuitamente: potevano assumerla come Health Unit Coordinator del reparto di Oncologia Acuta.

Adesso è il suo lavoro a tutti gli effetti. Le piace, l’appassiona, è una donna che sa come portare supporto senza essere invadente, è la luce che tutti vorrebbero accanto nei momenti difficili. un angelo. É un angelo. Ed ha solo 56 anni, tempo per altre tre vite le basta e avanza.

Quello che questa giovane donna porta con sé é un segnale che non solo si può fare, ma anche che si può far bene, basta crederci, basta volerlo, basta amare.

Luisa Da Re

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