Anna Elena Pepe wearmore la la stories

La La Stories – Anna Elena una trottola vivente

La La Stories – Anna Elena una trottola vivente

Raccontare la storia di Anna Elena è decisamente impegnativo. Anche se quando l’ho incontrata, l’immagine che ho avuto di lei è stata subito di una persona dolce e curiosa, la sua vita sembra una trottola su cui lei è saltata allegramente spargendo in giro nel suo vorticare, manciate di amore.

Da qualche parte dobbiamo cominciare: studia canto e ballo e teatro sin da bambina, liceo a Ferrara e laurea in Biotech a Bologna. Poi la sua vita si sposta a Londra una decina di anni fa, dopo aver vinto una borsa di studio. Viene accettata in un’importante accademia Londinese dove studia recitazione e nel frattempo insegna privatamente scienze e matematica per mantenersi.
A questo punto inizia la sua carriera di attrice, con conseguente Master firmato dalla Royal Academy a dall’International Institute of Performing di Parigi , dove comincia anche a studiare “scrittura creativa” e a realizzare i suoi primi progetti da autrice.

Come conseguenza dei suoi scritti viene selezionata da una competition della Writers Guild e una serie televisiva creata da lei viene scelta da una produzione TV importante. E questo è solo l’inizio. Da quel momento Anna Elena ha vinto premi e sfornato film, corti, webserie e soprattutto storie caratterizzate da forti personaggi femminili non convenzionali, donne fuori dagli schemi perbenisti che srotolano situazioni drammatiche raccontate in chiave di commedia, un connubio unico e, soprattutto, vincente. Con un’immaginazione che ha del geniale.

Nel 2019 avendo notato che a Londra la maggior parte dei provini che effettuava era per produzioni americane Anna Elena si sposta a Los Angeles lavorando tra Londra e la città californiana con sempre maggior passione.

Volete sapere cosa ha fatto questa giovane donna con gli occhi da saggia?
Intanto lavora attivamente in teatro sia in Italia che a Londra, al cinema ha interpretato “Un viaggio di Cento Anni” di Pupi Avati, “I love you” di Richard Blanshard, “The Tuscan Wedding” con Johan Nijenhuis (Netflix). Protagonista delle serie “It’s not you” e “Totò e Daiana”svolge anche lavoro di doppiatrice e speaker.
I nomi per cui ha lavorato fino ad ora?
Vodafone, Disney, Ryanair, Fisher Price, Hasbro, Sony, per dirne alcuni. E come se non bastasse, Anna Elena è anche una coach e gira il mondo tenendo workshop di Leadership al femminile.

Il tutto racchiuso in questo involucro soave, fatto di dolcezza e curiosità, Anna Elena è una persona che da subito, pur senza dirti niente, ti fa capire che esiste quella parte di lei profonda, quell’anima grande che racchiude tutte le parti che lei mostra alla gente, la sua creatività, il suo coraggio, la sua umiltà nel proporsi come persona che sta cercando di seguire le sue passioni, senza incensarsi, ma solo raccontando fatti che qui e là sono apparsi nella sua vita.

Ecco l’immagine che lei ha dato a me: Anna Elena è come un bellissimo giardino verde, dove la sua intelligenza e la sua creatività fanno spuntare fiori coloratissimi, rendendolo variopinto e profumato.

Il profumo della voglia e della capacità di osare, di fare, rendendo la vita di ognuno di noi che le incontra, più allegra e ricca.
E mi saluta, con il suo sguardo che trabocca d’amore per ogni piccola cosa, mi saluta e vola via.

Luisa Da Re

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barbara pollastrini luisa da re los angeles

La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

Con il suo impareggiabile sorriso ed energia arriva Barbara, romana di origine! Cominciamo a raccontarla dagli inizi, così differenti da quello che poi è diventata!

Studi in ragioneria, una vita tranquilla, da sempre Barbara era legatissima alla madre, che aiutava fin da piccola in cucina, incuriosita da tutte quelle ricette, da quel calibrare i sapori, come avrebbe fatto un chimico, nella preparazione dei buonissimi piatti di cui sua madre era maestra. E quello che la bambina pensava mentre infilava le manine nella pasta era “da grande voglio fare questo”.

Un desiderio che poi passò attraverso la malattia della madre, che nella sofferenza aveva espresso la voglia di mangiare cibo francese.
Si, proprio francese! Così, Barbara, per darle quell’ultimo dono, si iscrisse, dopo ricerche e richieste, alla famosa scuola del Cordon Bleu, e ogni giorno riuscì a sfornare un dono per la madre, il cibo francese che lei agognava.

Tutto ciò, portò Barbara a prendere un meritato diploma, con relativo lavoro immediatamente dopo. Addio ragioneria o altre cose, la sua strada era stata disegnata! Diventò insegnante di cucina, proprio per questo poi conseguì un altro diploma a Milano. Si ritrovò ad insegnare a gruppi di ”studenti” che venivano dal Giappone o da altre parti del mondo.
Poi però la madre mancò e Barbara decise di cominciare ad insegnare, forse per ritrovare le radici di quell’amore per il cibo che proprio là nacque.

Dopo poco aprì una ditta di catering a Casalpalocco e venne richiesta come chef privato. A quel punto le capitò l’opportunità di trasferirsi negli Stati Uniti e Barbara sempre pronta a mettersi in gioco partì senza pensarci sopra due volte, perchè un altro suo sogno era diventare una ”Food Stylist” e lavorare ad Hollywood. Che lavoro è? L’arte di preparare i piatti che vengono ripresi dalla camera, giusti per i set cinematografici, creare effetti, giochi di luce. Arrivata a Los Angeles cominciò a guardarsi attorno e rispose semplicemente ad un annuncio in cui cercavano una assistente di un importante Food Stylist.
Entrò in questo gruppo di lavoro con umiltà, senza dire che era una professionista, assistendo gli altri chef in tutte le loro necessità.

Un giorno eccola la sua occasione! Uno degli chef si ammalò e il boss le chiese se poteva sostituirlo. Ovvio che rimasero sorpresi di trovarsi di fronte una tale professionista!

Da lì cominciò una vera e propria carriera, il passo era stato brevissimo e Barbara si trovò catapultata a lavorare come Food Stylist in film come ”Star Trek”. Diventò subito richiestissima e a quel debutto si aggiunsero molti altri film di successo: ”The Hunger games”, ”He’s not just that into you”, la serie dei Muppets, ”Luck” una serie televisiva con Dustin Hoffman, e altri ancora.

Ad un certo punto ci fu un’interruzione importante nella sua vita, che mise a dura prova Barbara e la costrinse a dirigere tutta la sua energia per uscire da quel problema di salute che la colse impreparata. Proprio per questo decise di rientrare in Italia, dove però rimase solo 7 mesi, perché, nonostante avesse credenziali decisamente importanti, non riuscì a trovare lavoro.

Appena decise di rientrare in Usa, ecco che le arrivò una richiesta per un lavoro come executive chef in Tennessee, un ristorante che non stava andando molto bene e che, conoscendo la sua reputazione, la voleva per risollevarne le sorti. Ed infatti, in poco meno di due anni, il posto decollà, dandole incredibili soddisfazioni.

Era arrivato per lei il momento di tornare a Los Angeles, dove ricominciò a fare la chef privata per le famiglie ricchissime, finché, anche in questa occasione le venne offerto un posto come executive chef in un ristorante dove lavora attualmente ed è anche socia.

Bisogna aggiungere, e lei lo dice con orgoglio, che nel frattempo è diventata ”Ambasciatrice del gusto’‘, nominata dall’associazione omonima di Milano, un riconoscimento importante per la sua carriera! Nonostante la storia che da sola potrebbe bastare per riempire più vite, Barbara ha ancora sogni nel cassetto: aprire un ristorante tutto suo, scrivere libri di cucina e, ciliegina sulla torta, un cooking shop!

Conoscendoti Barbara, basta aspettare un paio d’anni!

Luisa Da Re

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Giulia Rosmarini Tango Philosophy

Giulia Rosmarini e il suo Tango Philosophy – Timbri e passione

Giulia Rosmarini e il suo Tango Philosophy – Timbri e passione

 

Giulia Rosmarini e il suo brand Tango Philosophy sono un concentrato di freschezza, genuinità e artigianalità. La 31enne di origini milanesi, trapiantata a Milano, dopo una laurea in Filosofia, tirocini, un Master in Organizzazione eventi e diversi lavori in uffici stampa (tra cui Expo e Mostra del Cinema di Venezia), a Novembre dell’anno scorso, ha deciso di buttarsi a capofitto in questa nuova avventura chiamata appunto, Tango Philosophy.

«Fin da giovanissima, la moda è sempre stata la mia passione e fino a poco tempo fa, era puramente questo. L’aver dato vita a Tango Philosophy, è stata perlopiù un’intuizione, una passione che si è sviluppata. Ho iniziato a comprare qualche panno, tovaglia ed altri accessori all’Ikea e ad imprimerci dei timbri, il tutto solamente per un piacere personale. È stata poi una mia amica a suggerirmi di provare a far diventare questa passione, un lavoro».

Lavorare con i timbri, come ci ha confessato, non è poi così semplice. «Prima creo a mano il disegno che vorrei imprimere sulle mie t-shirt, parei o sciarpe, poi lo trasformo in digitale e lo affido ad un laboratorio artigianale, che attraverso macchine laser, lavora il legno.
Ho scelto la via forse più difficile, ma mi piace molto di più; è stata una scelta dettata dal mio gusto personale, non amo la perfezione e l’artigianalità, è l’antitesi. Sul mio sito web si possono ordinare le mie creazioni, ma ogni t-shirt, sarà sempre diversa, non precisa precisa a quella che si vede online».

La non perfezione, il fatalismo e l’istinto, sono queste le caratteristiche di Giulia. «Creo a seconda del periodo in cui mi trovo, della stagione, delle mode del momento. Senza dubbio scelgo dei tessuti che ho selezionato prima, di qualità ed organici (100% cotone biologico filato e pettinato) ed uso tinture 100% sicure e non tossiche.
Tango Philosophy rispecchia me e il mio mondo. Sono una fatalista, so che nella vita è giusto lavorare duramente, ma sapere anche cogliere le occasioni».

Proprio parlando di materiali con cui sono realizzate le t-shirt, sciarpe e i parei (lana merino e cotone puro), Giulia ha voluto sottolinare l’importanza della moda sostenibile. «Oltre a parlare della longevità dei vestiti creati con tessuti sostenibili, io cerco di dare il mio contributo con una lavorazione slow: realizzo tutto a mano, con colori puri ed atossici e uno dei miei progetti futuri è quello di creare una gamma di prodotti che si adattino ad ogni stagione».

Come di rito, anche a Giulia abbiamo chiesto che cosa rappresenta per lei il More, il valore aggiunto, nella vita e nel lavoro. «Il connubio tra generosità ed intelligenza, questo secondo me è il More. Ammiro chi le ha entrambe. Io cerco di imparare ogni giorno e trasmetterle sempre, sia nel privato che in ciò che realizzo. Spero poi che chi indossa i miei capi, riesca a fare altrettanto, che nei dettagli che metto, intuisca ciò».

Giulia ci ha poi raccontato che è appena tornata dall’India, dove assieme ad un collaboratore, ha appena ideato dei nuovi prodotti che potrete trovare prossimamente nel suo store online: giacche, camice e gilet per donna, realizzati seguendo la tradizione (i timbri non sono una sua invenzione, ovviamente!), coniugandola con una visione nuova e giovane.

Ah dimenticavo… non vi diremo però, perché il brand si chiama proprio Tango Philosphy! 🙂

Alice Bianco

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La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

Stefania Valentino Buffalo è napoletana, una di quelle donne che con determinazione mista a curiosità, ha deciso di studiare il mondo. Iscrittasi all’Università Orientale di Napoli ha cominciato a viaggiare con il progetto Erasmus, in Inghilterra, Spagna, Olanda… finché la sua vita si è scontrata con quella di John e appena laureata, nel marzo del 1992, si é sposata con lui, volando e cominciando a vivere in America.

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo, perché la sua storia ha tanto da raccontarci, soprattutto per l’originalità e l’importanza che riveste il suo percorso.

Prima di laurearsi, Stefania aveva cominciato a lavorare per una compagnia che si chiamava MCI (poi assorbita da Verizon), nel settore marketing militare. Lei con altre tre colleghe coprivano tutta l’Europa e il Medio Oriente promuovendo una carta – long distance calling – per i soldati, che permetteva e facilitava loro nelle chiamate telefoniche a casa, senza dover preoccuparsi di trovare gettoni e cabine telefoniche. Parlarne adesso sembra preistoria, ma non è così lontano quel periodo, vero? Chi se lo ricorda?

La MCI facilitava il contatto tra i militari americani distaccati in Europa e Medio Oriente con le famiglie e i propri cari, e lei, essendo la promotrice di questo nuovo metodo, che si appoggiava a un numero verde nei vari Stati: saliva su portaerei, sottomarini e basi militari americane a spiegarne l’uso,

Un giorno, per pura coincidenza, poichè sarebbe dovuta andare una sua collega (ammalata), è stata destinata alla nave ammiraglia Belknap, a capo della Sesta Flotta della Marina Militare Statunitense, posizionata nel Mediterraneo e, guarda caso, l’ufficiale che aveva svolto la prassi per farla salire a bordo era…John.

Non si può dire che John ci mise tanto ad innamorarsi di Stefania, tant’è che due mesi dopo le chiese la mano! Era stato destinato al Pentagono, doveva quindi rientrare in Patria e non avrebbe permesso per nulla al mondo di separarsi da quella donna che gli aveva rapito il cuore.

Interessante perché, come ogni famiglia italiana, di Napoli poi, ovviamente i tempi di fidanzamento sembravano troppo brevi per lasciare andare Stefania, soprattutto in un Paese così lontano! Ma Lo zio di Stefania, facente funzioni del padre, venuto a mancare, prese John in disparte e gli parlò per più di un’ora prima di darne il consenso.

Quando Stefania chiese a John cosa si erano detti, lui rispose con una flemma quasi inglese : non ho idea, non ho capito nulla!
Ma permesso accordato, si sposarono e traferirono a Washington D.C.!


Due culture e tradizioni così diverse, hanno iniziato a lavorare assieme per conoscersi meglio e il risultato é stato un ottimo matrimonio e quattro fantastici figli!!
Sarebb
e troppo semplice però, se fosse finita qui.

Stefania é speciale. In Italia aveva avuto esperienze lavorative anche nella prevenzione, aveva fatto consulenza alla Rai, soprattutto Rai Education, con Giovanni Minoli, e per la Confcommercio era preposta alla sicurezza sul lavoro, compito che viene svolto in accordo con enti quali Inail e Inps.

In Europa abbiamo una sistema di prevenzione che é controllato dalla Unione Europea, devono essere sempre rispettati dei canoni precisi a scapito di penalizzazioni, cosa che non esiste in America, dove tutto é legato ad altre regole e, diciamolo, lasciato al buon senso delle persone.

Questo Stefania ha portato con sé, una vera innovazione per le assicurazioni, che come ben si sa in Usa hanno il monopolio su molte, troppe attività. Lei ha fatto la gavetta, scalando la strada a colpi di licenze e diplomi, ed è diventata Insurance Agent e Financial Advisor della Farmers.

Il lavoro la appassiona, il suo passato di prevenzione ha portato grande giovamento all’Azienda, finalmente prendendo in considerazione corsi di formazione. Tutto ciò le permette di proteggere meglio i suoi clienti, di vedere al di là, con la conoscenza dovuta all’esperienza, rendendola unica nel suo modo di operare.

E adesso per la prima volta, si sta davvero inserendo la prevenzione, con corsi di formazione, cosa che non era mai successa.
Stefania, una donna che ha seguito un amore, che è cresciuta ed ha portato tanto di sé, della propria passione, del proprio coraggio e valore, oltreoceno, con grande entusiasmo e semplicità.

Non so voi, ma io quanto ascolto queste storie penso sempre che queste donne siano incredibili e che non riuscirò mai ad eguagliare tutto ciò che loro sono riuscite a fare. Ma vorrei condividere con voi la fase successiva a questi pensieri, purtroppo, quasi tipicamente femminili.

Siamo tutte speciali, siamo delle guerriere, siamo grate a quello che ci riserva la vita e alla possibilità di conoscere le storie di altre donne che condividono con noi una parte importante di loro stesse.
Questa è la ricchezza più grande. Grazie Stefania!

Luisa Da Re

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tiziana claudia aranzulla WearMore intervista

Tiziana Claudia Aranzulla – «Il corpo è un’opera d’arte», la cardiologa tra le 10 più famose al mondo, è italiana

 

Tiziana Claudia Aranzulla – «Il corpo è un’opera d’arte», la cardiologa tra le 10 più famose al mondo, è italiana

 

Per la serie, Febbraio mese dell’amore e del cuore, la seconda donna stra(ordinaria) intervistata da noi di WearMore è Tiziana Claudia Aranzulla, una delle cardiologhe più famose al mondo.
Lavora all’ospedale Mauriziano di Torino ed alcuni mesi fa è stata selezionata tra le dieci migliori cardiologhe interventiste (a livello internazionale), durante il convegno internazionale Complex Cardiovascular Catheter Therapeutic, svoltosi in Florida.

Tra i numerosi impegni, perché leggendo capirete quanta passione, amore e sacrificio c’è nel lavoro della dottoressa Tiziana Aranzulla, siamo riusciti a farle alcune domande, per capire meglio cosa consiste il suo lavoro, le sue scelte di vita, poter ispirare chi vuol intraprendere la sua strada e chi vuole fare della propria passione, un lavoro.

Esempio di coronarie ”ricciole”

Entrando immediatamente nel merito dell’importante riconoscimento ottenuto oltreoceano (è stata premiata per aver dedicato uno studio particolare sulle tortuosità coronariche nelle donne), abbiamo scoperto di cosa si occupa principalmente. «Le coronarie “ricciole”, tipicamente (anche se non esclusivamente) femminili, mi hanno colpito iconograficamente sin dalle fasi iniziali della mia formazione. La Medicina ha sempre connotazioni artistiche. Il corpo umano, con i suoi perfetti equilibri, è un’opera d’arte. Quando con la pratica clinica ho approfondito i possibili “capricci” delle coronarie tortuose, associati ad altre complessità tipicamente femminili (coronarie più piccole, più calcifiche, più fragili) ho voluto condividere quanto imparato negli anni e le strategie per fronteggiare, prevenire e prevedere tutti i possibili ostacoli.»

Certo, Tiziana ha dovuto fare però dei sacrifici, per poter raggiungere i risultati attuali. «La mia natura entusiasta mi ha reso sempre leggere le rinunce, anche se ne ho sempre avuto piena consapevolezza. Ma ha prevalso la mia linea guida: se vuoi fare bene qualcosa, ti devi dedicare davvero a farlo, senza pensare a cosa stai potenzialmente perdendo. Scegliere è la più grande risorsa che abbiamo, e dipende solo da noi. La tentazione di guardarsi indietro e vedere quello che si è lasciato è sempre fallimentare, perché in ogni caso si perde qualcosa. L’unico vero obiettivo è focalizzarsi sull’Amore per chi ne è meritevole, per se stessi e per quello che si sta facendo, che si è scelto di fare o a volte che ci ha scelto per farlo

Essere donna nel suo campo, non è stato e non è ancora una passeggiata. «La cardiologia interventistica è un campo tradizionalmente e culturalmente maschile. Per i carichi di lavoro, la necessità di dedizione, l’impegno fisico e mentale richiesto. Come in tutti i campi “maschili” la donna che fa una scelta lavorativa così totalizzante può essere vista come un’anomalia. In più vi è l’esposizione radiologica che impone l’assenza dalla sala di emodinamica in caso di gravidanza e allattamento. Le cose stanno cambiando, c’è ancora tantissimo da fare, ma cambieranno sempre di più. E’ già molto interessante vedere tra le giovani interventiste donne belle e determinate, a dispetto di vecchi cliché.».

Ed è proprio alle ragazze che Tiziana Claudia Aranzulla consiglia di: «In primis, non cadere nei vari sabotaggi. Non esiste un ruolo di “genere”: esistono le qualità personali, il talento e la dedizione. E sono egualmente distribuite tra uomini e donne. Il resto sono chiacchiere di fondo, sempre inutili e spesso distruttive. Bisogna sempre valutare il consiglio non richiesto e se si appura che la fonte non è valida, eliminarla. È un cammino costante, e impegnativo. Non ci sono deroghe o sconti. Ma va fatto. È un cammino anche a livello energetico, dove il rispetto per se stesse deve essere sempre al primo posto

La sua vita e il suo lavoro coincidono, per cui lei in sostanza, non li chiama nemmeno sacrifici, ma nutre comunque dei desideri! «Mi piacerebbe aver più tempo per le amiche, per la cura di me, per esplorare le bellezze della vita e tutto ciò che gli esseri umani sono riusciti a fare… Ho mille progetti, ma sempre poco tempo… Se potessi, vorrei che la mia giornata durasse 50 ore! Ma per avere risultati bisogna puntare all’essenziale e questo impone sempre una disciplina.»

Concludiamo questa intervista piena di spunti umani interessanti, chiedendo alla nostra protagonista cosa per lei nella vita e nel lavoro, rappresenta il ”More”. «Se la risposta fosse solo una, il mio “More” sarebbe la Forza. Alimentata da passione, entusiasmo, positività e dalla Fede, grande Maestra. Lo sguardo sempre alto, che si sforza di vedere oltre.»

Alice Bianco

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Paola Da Re e le Pasta Sisters: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood

 

Paola Da Re e le Pasta Sisters: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood

 

Il cibo che salva, il successo che arriva. Una delle donne stra(ordinarie) di questo primo mese del 2019, è Paola Da Re, che proprio grazie alla sua passione per la cucina, è riuscita a dare una svolta alla sua vita con le Pasta Sisters e a ricominciare oltreoceano: da maestra d’asilo a cuoca per le star di Hollywood.
Per l’occasione, a raccontarci la sua storia, è intervenuta anche la sorella, Luisa (la nostra autrice delle La La Stories).

Le vicende, che poi hanno portato la famiglia Da Re a trasferirsi negli Stati Uniti, risalgono al 2006, quando Paola decide di fuggire dalla sua Padova e dalle violenze domestiche del compagno con il quale viveva da 16 anni. «Nessuno si era mai accorto di nulla, meno che meno io – afferma Luisa – Paola era venuta a vivere in casa mia dove abitavo con mio figlio e ci siamo difese strenuamente dalle vessazioni dell’ex compagno per tre anni, momento in cui distrutte dalla fatica e dallo stress, ho deciso di scrivere un libro per sollevare l’opinione pubblica sul nostro caso.»

E poi un po’ per bisogno, un per caso, complice anche il destino… si materializza il futuro a migliaia di chilometri di distanza. Luisa Da Re racconta: «Mio figlio aveva vinto una borsa di studio all’università di Santa Barbara in California, io mi sono ricordata che a Los Angeles abitava uno dei miei primi fidanzati, che non vedevo da più di 20 anni, l’ho cercato in Internet, gli ho scritto e… Luciano, il mio attuale marito, mi ha chiamata, era il gennaio 2008 ed abbiamo ripreso i contatti. É venuto a trovarmi a Padova in aprile e ci siamo rivisti, poi a dicembre è arrivato con un anello e una proposta… ho lasciato tutto (il mio lavoro come impiegata in Comune a Padova, la mia casa, mio figlio che si doveva laureare prima di raggiungermi) e sono partita. Mi sono sposata e dopo poco è arrivato mio figlio e poi mia sorella con tutta la sua famiglia.»

Paola Da Re si è trasferita così a Los Angeles con le due figlie e sin da subito si è rimboccata le maniche, ha pensato a cosa sapesse fare ed avendo lavorato per diversi anni come maestra d’asilo, per un periodo ha fatto la babysitter. La sorella ci ha spiegato come poi ha deciso di investirsi in cucina: «Un giorno, in un bar, parlando ci siamo dette: perché non apriamo una rosticceria? Abbiamo pensato a vari nomi e ne é venuto fuori Pasta Sisters. Io l’ho aiutata all’apertura per alcuni mesi, preparando le mie crostate, ma dopo poco non aveva senz’altro piu’ bisogno di me!»

Ed è così che sono nate le Pasta Sisters, che ora vanta due locali: uno a Mid City e l’altro a Culver City (la città degli Studios cinematografici). «Francesco (CEO), Giorgia (Creative Director) e Francesca, la più piccola che si occupa del lavoro d’ufficio. Senza di loro non sarebbe stato possibile arrivare dove siamo. – ci confessa Paola – Ognuno di loro ha apportato e aggiunto grande valore all’attività.»
La ricetta del successo però, è un’altra. « L’ingrediente principale è la professionalità, poi in parti uguali, passione e responsabilità, una quantità adeguata di tenacia e buon senso. Non può mancare l’incoscienza ed un ottimo team work che cresce insieme.»

Entrambe le sorelle, come motto hanno quello di non mollare mai. «Io ne sono la prova vivente. Quando ho iniziato, il mio percorso è stato costellato di “no” e di “il tuo progetto non può funzionare”. Io malgrado tutto ci ho creduto.»
Luisa invece, ha raccontato: «Ho sempre studiato e scritto tantssimo. Ho mandato quindi il mio curriculum ad alcune scuole private ed immediatamente mi ha risposto la Beverly Hills Lingual Institute: cercavano un’insegnante di italiano. Da un giorno all’altro mi sono trovata a dover gestire 8 classi, di adulti, ogni mattina e sera della settimana. Ho lavorato in questo istituto per 5 anni. Poi la richiesta di studenti privati era troppo alta e quindi mi sono dedicata solo all’insegnamento privato, attività che svolgo tutt’ora con grande soddisfazione. Ho studenti che nella maggior parte fanno parte del mondo di Hollywood, produttori, attrici, registi e musicisti.»

Il lavoro e la famiglia rappresentano la vera forza di queste due donne. Per Paola il More è: «Il benessere delle persone. Siamo di fatto un ristorante, serviamo cibo e sorrisi e certamente c’è anche un valore aggiunto nella qualità di quel che prepariamo e serviamo, ma io mi riferisco proprio al benessere dei clienti: vederli soddisfatti e talvolta emozionati é il risultato che amo di più e poi ancora di chi collabora per far funzionare questa attività, e qui mi riallaccio all’importanza del team. Sentire di far parte di una famiglia, sapere che ognuno può contare sugli altri, qui c’è questo senso di appartenenza e condivisione che per me sono cose sacre nella vita come nel lavoro».

Alice Bianco

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La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

Bolognese di nascita, cittadina del mondo da esperienza di vita, anzi di vite, sette come i gatti.

Claudia esordisce dopo la laurea, a Londra, partendo dalla gavetta: come segretaria nella casa discografica PolyGram per poi salire, salire, salire, fino al ruolo di Senior Marketing Director alla Interscope Records di Los Angeles.

Gira tutto il pianeta conosciuto per rincorrere cantanti, musicisti, personaggi dello spettacolo, organizza, crea disfa, fino a quando, approdata da 3 anni a Los Angeles, dove per meriti di lavoro ottiene anche la green card, incontra Eddy, suo attuale marito, e allora… allora decide che è importante l’amore e mette la valigia con cui è abituata a dividere le sue giornate, in armadio, per dedicarsi ad un altra vita, quella di moglie e di madre dei due figli del suo compagno, rispettivamente di 8 e 13 anni, che erano rimasti orfani di madre due anni prima.

Ma sebbene la vita di moglie e madre le venga benissimo, Claudia dopo un po’ è pronta a mettersi di nuovo in gioco. E, vista la nascita nella città più ghiotta d’Italia e provvista di una super mamma bravissima a cucinare che le aveva tramandato la mano magica, decide di proporsi come apprendista, rispondendo ad una inserzione su Craig’s List.

Entra così nella sua terza vita, partendo ancora una volta dal basso e arrivando a Executive Chef del Getty Museum, prima e del Getty Villa poi. Altro traguardo, altra esperienza!

Esperienza che dopo 8 anni, smette come un cappotto liso per dedicarsi al catering e aiutare validamente una collega che aveva aperto una agenzia di questo tipo. Ma Claudia aveva un appuntamento triste che l’attendeva, nell’ottobre del 2015 scopre di avere un cancro al seno. Operata, ha deciso di dedicare la sua quarta vita ai malati, come volontaria.

Si è talmente lanciata in questo lavoro, che lei “sentiva” così intensamente e a cui dava tutta sé stessa, che dopo due anni arriva la richiesta da parte dell’ospedale dove prestava servizio gratuitamente: potevano assumerla come Health Unit Coordinator del reparto di Oncologia Acuta.

Adesso è il suo lavoro a tutti gli effetti. Le piace, l’appassiona, è una donna che sa come portare supporto senza essere invadente, è la luce che tutti vorrebbero accanto nei momenti difficili. un angelo. É un angelo. Ed ha solo 56 anni, tempo per altre tre vite le basta e avanza.

Quello che questa giovane donna porta con sé é un segnale che non solo si può fare, ma anche che si può far bene, basta crederci, basta volerlo, basta amare.

Luisa Da Re

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Michelle Obama – L’umiltà, il coraggio e la solidarietà di una grande donna

Michelle Obama – L’umiltà, il coraggio e la solidarietà di una grande donna

La figura di una Michelle Obama che in una tranquilla giornata di marzo, da sola in casa, si si gode un panino al formaggio nella veranda della sua nuova abitazione, a quattro passi da Capitol Hill, è la figura che mi è rimasta più impressa della sua autobiografia, ”Becoming. La mia storia”, uscita da poche settimane in libreria (Garzanti, pagg. 528, €25,00).
Un libro scritto da una bambina diventata donna, moglie e madre, che nella sua crescita ha mantenuto vive le sue radici, la sua provenienza, i valori della famiglia e che continuamente ha vissuto domandandosi: Sarò mai abbastanza? E ancora, chi siamo davvero e chi vogliamo diventare?

Quand’era solo una bambina, per Michelle Robinson il suo mondo era il quartiere South Side di Chicago, dove lei e il fratello Craig vivevano con i genitori. Ben presto la vita l’ha portata molto lontano: dalle aule di Princeton, dove ha capito per la prima volta cosa si prova ad essere l’unica donna nera in una stanza, al grattacielo in cui ha lavorato come potente avvocato d’affari e dove, un certo Barack Obama si è presentato come stagista per varcare poi la soglia della Casa Bianca da first lady.
Michelle descrive gli inizi del loro matrimonio, le difficoltà nel trovare un equilibrio tra la carriera, la famiglia e la rapida ascesa politica del marito. Confida le sue preoccupazioni, quelle su Barack Obama, le figlie Malia e Sasha, proprio come se noi donne fossimo lì a prendere un té caldo (o un bicchiere di vino) con lei!

recensione becoming la mia storia wearmore blogCome un gruppo di amiche riunite insieme che parlano del più e del meno, ma che affrontano anche argomenti più seri, sui quali riflettere. Michelle Obama accoglie così tutte le donne e ragazze che si accingono a leggere la sua autobiografia: un pot-pourri ordinato e profumato di genuinità, convinzione e spinta a non arrendersi, a lottare per i sogni e gli obiettivi a cui più teniamo ed aspiriamo.

Il ritratto che si crea a poco a poco, è quello di una donna umile, sempre attenta ai bisogni degli altri, che mette al primo posto la famiglia, ma non rinuncia al lavoro e all’impegno al sociale, che permea la sua vita. Di mestieri, un po’ come tutti noi, Michelle ne ha cambiati molti, di litigi, discussioni, problemi di salute in famiglia, ne ha avuti anche lei.

È proprio con la sua sincerità, dalla prefazione fino agli ultimi capitoli, che Michelle entra nel cuore di noi lettrici, non ha paura di mettersi a nudo, di raccontare i dubbi, i problemi e i sentimenti negativi, provati durante tutta la sua vita, dall’adolescenza ad ora.
Saro mai abbastanza? Era questa la domanda che si faceva e continua a fare, dimostrando come per lei sia stato sempre molto difficile affrontare gli scherni, giudizi e pregiudizi sia a scuola che durante la campagna elettorale, per non parlare dei riflettori puntati su di lei e suoi suoi abiti, durante il periodo della presidenza del marito.

C’è poi spazio anche per alcuni aneddoti molto divertenti, come gli incontri tutt’altro che formali, con la Regina Elisabetta d’Inghilterra (non vi racconto niente, perché è bene li andiate a leggere) o i compleanni delle figlie.
La verità che emerge però, è quella di una vita quasi tutt’altro che invidiabile. Michelle è una comune che in visita alla Casa Bianca, c’è poi rimasta, ma non a ”causa” sua. È sempre stata contraria alla politica, ha solamente appoggiato una scelta presa dal marito, dovendo poi subirne le conseguenze.

Tra momenti di dolore e prove di tenace resilienza, Michelle si svela. Quello che appare è il ritratto di una dobba rivoluzionaria, che lotta per vivere la sua vita come tutti gli altri, capace di mettere la sua forza e la sua voce al servizio di che ne ha bisogno, costretta a sopportare le lunghe assenze del marito e a vivere per le figlie e i suoi obiettivi.
Una donna che può essere esempio per tante adolescenti e donne come lei: Michelle Obama è una di noi.

Alice Bianco

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Cristiana Angeli e il suo Riluce – «Il mio hobby è diventato un lavoro»

Cristiana Angeli e il suo Riluce – «Il mio hobby è diventato un lavoro»

Inauguriamo oggi la rubrica dedicata alle storie con protagonisti voi: gli artisti.

La prima a parlare di sé e della sua attività è Cristiana Angeli, romana, moglie e madre di due bambini, laureata in Ingegneria Aeronautica ed ora creatrice dei gioielli Riluce (www.riluce.it), che potete ammirare su Instagram e Facebook. 

È il sorriso, la tranquillità e la passione che questa donna trasmette, a colpirmi di più e come se stessimo prendendo un té fisico, Cristiana inizia a raccontarmi di come il suo hobby sia diventato lavoro vero e proprio.
«Ho iniziato così, nel tempo libero, facendo qualche corso… del resto fino a qualche anno fa lavoravo in un’azienda che si occupava di costruzione d’interni per aerei. Poi ho avuto il primo bambino ed ho cominciato a lavorare part-time, finché non ho cambiato lavoro e sono diventata responsabile di corsi a tecnici aeronautici (mi occupavo di docenza e marketing). Le amiche continuavano a dirmi di proseguire con questa attività, perchè mi piaceva e me la cavavo.»

E poi volete sapere cos’è successo? «Poi c’è stata la crisi che ha colpito Alitalia e l’azienda in cui lavoravo ha perso il 70% del fatturato. Di conseguenza è iniziata la riduzione del personale e io, nonostante avessi l’indeterminato, andavo a lavorare solo alcuni giorni alla settimana, finché in accordo con il mio capo, ho deciso per il licenziamento.»
Cristiana non si è persa d’animo. «Con il denaro della disoccupazione ho aperto la mia Partita Iva e ho iniziato a lavorare con la mia arte, la mia passione: ho iniziato a produrre gioielli. Ormai lo faccio professionalmente dal 2014».

Da settembre-ottobre dello scorso anno, Riluce, la sua attività, è diventata la sua fonte di reddito e Cristiana né è orgogliosa, tant’è che ha confessato: «L’ho fatto soprattutto perché ho scelto di far prevalere la serenità, per me e la mia famiglia».
I suoi due bambini e il marito, sono la cosa più importante, il suo More. E il suo fan numero uno, colui che l’ha spinta a lanciarsi in questa nuova avventura professionale è proprio il suo compagno di vita: «Sono molto fortunata, io e lui siamo migliori amici, complici, mio marito mi supporta molto in qualunque progetto e devo ringraziarlo perché è merito suo, mi ha dato quella spinta in più per dar vita a Riluce.»

Un lavoro che ama moltissimo. «L’essere ingegnere, l’analizzare, mi aiuta molte volte anche nella creazione dei gioielli, mi ispira e molto volte non vedo nemmeno il tempo che passa, talmente sono immersa in ciò che sto facendo. È per questo che ora ho un altro hobby, per staccare: l’acquerello.»
Dovete poi sapere, che una cosa caratterizza la sua attività: lo showroom a domicilio. «Viaggio con un cassetto-trolley e mi trovo con diverse signore, per chiacchierare e mostrare loro i gioielli che produco. Una volta ero in vacanza in Puglia e ho avuto una richiesta, sono ritornata con la mia valigia dei desideri.
Desideri e lucentezza per le donne. «Qualche mese fa ho ideato insieme ad una stilista romana, una sfilata di moda per signore oversize, in modo che potessero sentirsi belle, apprezzate. È piaciuto molto e lo dovremmo riproporre.»

Non è però tutto rose e fiori: «Del mio lavoro precedente mi manca il contatto con il pubblico, ero abituata a ricevere migliaia di telefonate al giornale, parlare con tante persone, Riluce è un’attività che svolgo a casa e a volte per questo, fatico.
Poi alcune volte mi trattengo dal produrre, questo perché mi capita più spesso che le mie clienti vogliano un gioiello personalizzato, perciò mi capita di dover fare delle modifiche e diventa più difficile.»

L’ultima cosa che le chiedo e il suo rapporto con il mondo dei social. «Li uso come vetrina. In special modo Facebook, il mio target è più su questo network digitale. Anche lo shop che ho sul mio sito, mi permette di vendere certo, ma vedo che le persone hanno ancora voglia di osservare, toccare con mano le cose, soprattutto quelle artigianali: non si fidano solo delle foto.»

Cristiana, con la genuinità, conclude dicendo che il passaparola, le recensioni sul web e a voce sono ancora il mezzo migliore per poter far parlare di sé e del proprio lavoro.
Arrivederci per il prossimo té reale e grazie per il tuo Cristiana. Voi che aspettate ad andare a fare un salto nei social e nel sito di Riluce?

Alice Bianco

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Chiara Burberi e il suo Redooc.com – La piattaforma online per educare i ragazzi

Chiara Burberi e il suo Redooc.com – La piattaforma online per educare i ragazzi

Una delle protagoniste delle due interviste del mese è la docente ed ora CEO di Redooc.com, Chiara Burberi. Attraverso questa piattaforma di education online, punta ad avvicinare alle materie scientifiche i ragazzi delle scuole medie e dei licei.
Laureata all’Università Bocconi di Milano e docente propri lì, dopo aver lavorato in McKinsey e per Unicredit, con il suo progetto dedicato all’educazione ed istruzione, è stata riconosciuta fra le 100 founder di maggiore successo del digitale e dell’app economy d’Europa.
Capiamo un po’ meglio insieme, com’è nato Redooc.com e quali sono gli scopi di questa piattaforma.

Chiara Burberi spiega qual è stata la scintilla, il perchè ha deciso di dar vita a questo progetto: «I libri dei tuoi figli uguali ai tuoi e quindi a quelli dei tuoi genitori ti danno da pensare… La matematica (regina delle materie STEM – Science, Technology, Engineering, Mathematics) è il linguaggio del futuro e nessuno si occupa di far in modo che i nostri figli lo imparino» – e prosegue – «Redooc.com è uno strumento in mano ai docenti, grazie alle Classi Virtuali, ma che piace ai ragazzi, con il suo linguaggio naturale, le video lezioni e gli esercizi interattivi come in un grande gioco online.»

Le materie scientifiche in particolare, sono più ostiche alle ragazze, Chiara Burberi «Cosa si potrebbe fare per avvicinarle di più? Iniziare a crescerle abituandole a pensare “niente è impossibile”, “volere è potere”. I bei voti a scuola non bastano a rassicurare le studentesse delle loro capacità e talenti. Creare sempre più esempi positivi. Non basta avere la Giannotti a capo del CERN, se i rettori, i professori ordinari e gli Amministratori Delegati in stragrande maggioranza sono uomini!»

Molto spesso la passione per la matematica viene vista come qualcosa di negativo, gli appellativi sono ”sei uno/a sfigato/a”, ”sei un/a secchione/a”, la CEO di Redooc.com spera che la situazione cambi. «Sarebbe bello che diventasse “cool” uscire con una ragazza/o bravi in matematica…»

Per quanto riguarda la sua esperienza personale, Chiara Burberi ci ha raccontato il suo rapporto con la scuola: «Nella mia carriera scolastica, mi ha colpito molto la professoressa di greco del liceo. Ci faceva ripassare tutte le volte che ci vedeva, facendo una domanda a ciascuno, su tutto il programma. In pratica non dovevi studiare, bastava che stessi attento. Era il prototipo del Coach: allenamento, allenamento, allenamento.»

Cosa potrebbe fare lo Stato italiano per migliorare l’istruzione: «Il nostro paese non ha mai avuto una strategia di politica economica, quindi nessuno si è mai occupato seriamente di educazione, che è la base dell’innovazione e della crescita. Ecco, la politica dovrebbe ripartire dalla Strategia dell’Educazione

Per Chiara Burberi non è importante solo l’educazione, il suo More, ciò che le dà la spinta nella vita è: «La passione sincera».

Sara Prian

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