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I’m Every Woman di Liv Strömquist – Noi siamo noi, ma siamo anche tutte

I’m Every Woman di Liv Strömquist – Noi siamo noi, ma siamo anche tutte

Liv Strömquist è una fumettista svedese. ‘‘I’m Every Woman’‘ è un fumetto che ha scritto quando aveva solo 20 anni. Adesso che ne ha 40, Liv afferma che quello è stato il suo lavoro più audace, irriverente, provocatorio.

Femminista fin dalle sue premesse, “I’m Every Woman” è un fumetto che ti sovrasta con la sua durezza senza filtri, con il suo sarcasmo feroce e con la sua ironia sottile. Liv Strömquist è davvero capace di farti ridere a crepapelle ad ogni pagina, ma ti lascia dentro anche un senso di fastidio, un desiderio di rivendicazione.
Ecco che, tra un siparietto e l’altro, narra le vite di donne talentuose che vengono schiacciate tuttavia dall’ego smisurato dei propri mariti. L’autrice confessa che l’idea di questo lavoro sia nato proprio da il famoso detto: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.”

Se apparentemente sembra che le donne abbiano il merito di donare la propria sapienza a qualcuno che diventerà grande, in realtà, questo circolo vizioso fa sì che le donne rimangano nell’ombra. Emergere allora una realtà claustrofobica e soffocante.

Ecco che sentiamo che questi mariti abbiano rubato spazio e talento alle proprie mogli per essere grandi. Ecco che queste donne rimangono confinate in uno spazio ristretto senza essere mai conosciute per quello che sono davvero, ma solo come “la moglie di…”.
Ecco che le vediamo liberarsi da questo atroce destino quando riescono a divorziare o a rimanere vedevo.
Ecco che nasce in noi la volontà e il desiderio di liberarci da quel ruolo di cura, da quella veste che ci hanno cucito addosso e che ci è andata sempre troppo stretta.

I disegni sono abbozzati, sgraziati, disegnati di fretta e furia, perché non è importante l’esecuzione tecnica dello stesso, ma il messaggio.

In copertina vi sono due donne che si guardano, che quasi si baciano. Se inizialmente possono sembrare due donne che si amano, a guardarle meglio notiamo che sono la stessa persona. Allora, appare tutto chiaro: è la stessa donna che finalmente si sta guardando, si riconosce, si ama. Non ha bisogno di uno sguardo esterno per esistere, non ha bisogno del riconoscimento maschile del proprio valore. Lei è lì, è presente, è viva, perché c’è, esiste.
Io sono tutte le donne, ci dice Liv Strömquist, perché tutte noi abbiamo sentito di dover legittimare la nostra esistenza tramite lo sguardo altrui, tramite il riconoscimento esterno; ci siamo tutte fatte piccole per lasciare spazio a qualcun altro.
E invece eravamo sempre qui. Siamo state sempre noi, fin dal principio.


Basta quindi imparare a guardarsi, a guardarci. A capire che noi siamo noi, ma siamo anche tutte.

Ilaria Nessa

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Anna Elena Pepe wearmore la la stories

La La Stories – Anna Elena una trottola vivente

La La Stories – Anna Elena una trottola vivente

Raccontare la storia di Anna Elena è decisamente impegnativo. Anche se quando l’ho incontrata, l’immagine che ho avuto di lei è stata subito di una persona dolce e curiosa, la sua vita sembra una trottola su cui lei è saltata allegramente spargendo in giro nel suo vorticare, manciate di amore.

Da qualche parte dobbiamo cominciare: studia canto e ballo e teatro sin da bambina, liceo a Ferrara e laurea in Biotech a Bologna. Poi la sua vita si sposta a Londra una decina di anni fa, dopo aver vinto una borsa di studio. Viene accettata in un’importante accademia Londinese dove studia recitazione e nel frattempo insegna privatamente scienze e matematica per mantenersi.
A questo punto inizia la sua carriera di attrice, con conseguente Master firmato dalla Royal Academy a dall’International Institute of Performing di Parigi , dove comincia anche a studiare “scrittura creativa” e a realizzare i suoi primi progetti da autrice.

Come conseguenza dei suoi scritti viene selezionata da una competition della Writers Guild e una serie televisiva creata da lei viene scelta da una produzione TV importante. E questo è solo l’inizio. Da quel momento Anna Elena ha vinto premi e sfornato film, corti, webserie e soprattutto storie caratterizzate da forti personaggi femminili non convenzionali, donne fuori dagli schemi perbenisti che srotolano situazioni drammatiche raccontate in chiave di commedia, un connubio unico e, soprattutto, vincente. Con un’immaginazione che ha del geniale.

Nel 2019 avendo notato che a Londra la maggior parte dei provini che effettuava era per produzioni americane Anna Elena si sposta a Los Angeles lavorando tra Londra e la città californiana con sempre maggior passione.

Volete sapere cosa ha fatto questa giovane donna con gli occhi da saggia?
Intanto lavora attivamente in teatro sia in Italia che a Londra, al cinema ha interpretato “Un viaggio di Cento Anni” di Pupi Avati, “I love you” di Richard Blanshard, “The Tuscan Wedding” con Johan Nijenhuis (Netflix). Protagonista delle serie “It’s not you” e “Totò e Daiana”svolge anche lavoro di doppiatrice e speaker.
I nomi per cui ha lavorato fino ad ora?
Vodafone, Disney, Ryanair, Fisher Price, Hasbro, Sony, per dirne alcuni. E come se non bastasse, Anna Elena è anche una coach e gira il mondo tenendo workshop di Leadership al femminile.

Il tutto racchiuso in questo involucro soave, fatto di dolcezza e curiosità, Anna Elena è una persona che da subito, pur senza dirti niente, ti fa capire che esiste quella parte di lei profonda, quell’anima grande che racchiude tutte le parti che lei mostra alla gente, la sua creatività, il suo coraggio, la sua umiltà nel proporsi come persona che sta cercando di seguire le sue passioni, senza incensarsi, ma solo raccontando fatti che qui e là sono apparsi nella sua vita.

Ecco l’immagine che lei ha dato a me: Anna Elena è come un bellissimo giardino verde, dove la sua intelligenza e la sua creatività fanno spuntare fiori coloratissimi, rendendolo variopinto e profumato.

Il profumo della voglia e della capacità di osare, di fare, rendendo la vita di ognuno di noi che le incontra, più allegra e ricca.
E mi saluta, con il suo sguardo che trabocca d’amore per ogni piccola cosa, mi saluta e vola via.

Luisa Da Re

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barbara pollastrini luisa da re los angeles

La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

La La Stories – Barbara Pollastrini, datele del cibo e vi stupirà

Con il suo impareggiabile sorriso ed energia arriva Barbara, romana di origine! Cominciamo a raccontarla dagli inizi, così differenti da quello che poi è diventata!

Studi in ragioneria, una vita tranquilla, da sempre Barbara era legatissima alla madre, che aiutava fin da piccola in cucina, incuriosita da tutte quelle ricette, da quel calibrare i sapori, come avrebbe fatto un chimico, nella preparazione dei buonissimi piatti di cui sua madre era maestra. E quello che la bambina pensava mentre infilava le manine nella pasta era “da grande voglio fare questo”.

Un desiderio che poi passò attraverso la malattia della madre, che nella sofferenza aveva espresso la voglia di mangiare cibo francese.
Si, proprio francese! Così, Barbara, per darle quell’ultimo dono, si iscrisse, dopo ricerche e richieste, alla famosa scuola del Cordon Bleu, e ogni giorno riuscì a sfornare un dono per la madre, il cibo francese che lei agognava.

Tutto ciò, portò Barbara a prendere un meritato diploma, con relativo lavoro immediatamente dopo. Addio ragioneria o altre cose, la sua strada era stata disegnata! Diventò insegnante di cucina, proprio per questo poi conseguì un altro diploma a Milano. Si ritrovò ad insegnare a gruppi di ”studenti” che venivano dal Giappone o da altre parti del mondo.
Poi però la madre mancò e Barbara decise di cominciare ad insegnare, forse per ritrovare le radici di quell’amore per il cibo che proprio là nacque.

Dopo poco aprì una ditta di catering a Casalpalocco e venne richiesta come chef privato. A quel punto le capitò l’opportunità di trasferirsi negli Stati Uniti e Barbara sempre pronta a mettersi in gioco partì senza pensarci sopra due volte, perchè un altro suo sogno era diventare una ”Food Stylist” e lavorare ad Hollywood. Che lavoro è? L’arte di preparare i piatti che vengono ripresi dalla camera, giusti per i set cinematografici, creare effetti, giochi di luce. Arrivata a Los Angeles cominciò a guardarsi attorno e rispose semplicemente ad un annuncio in cui cercavano una assistente di un importante Food Stylist.
Entrò in questo gruppo di lavoro con umiltà, senza dire che era una professionista, assistendo gli altri chef in tutte le loro necessità.

Un giorno eccola la sua occasione! Uno degli chef si ammalò e il boss le chiese se poteva sostituirlo. Ovvio che rimasero sorpresi di trovarsi di fronte una tale professionista!

Da lì cominciò una vera e propria carriera, il passo era stato brevissimo e Barbara si trovò catapultata a lavorare come Food Stylist in film come ”Star Trek”. Diventò subito richiestissima e a quel debutto si aggiunsero molti altri film di successo: ”The Hunger games”, ”He’s not just that into you”, la serie dei Muppets, ”Luck” una serie televisiva con Dustin Hoffman, e altri ancora.

Ad un certo punto ci fu un’interruzione importante nella sua vita, che mise a dura prova Barbara e la costrinse a dirigere tutta la sua energia per uscire da quel problema di salute che la colse impreparata. Proprio per questo decise di rientrare in Italia, dove però rimase solo 7 mesi, perché, nonostante avesse credenziali decisamente importanti, non riuscì a trovare lavoro.

Appena decise di rientrare in Usa, ecco che le arrivò una richiesta per un lavoro come executive chef in Tennessee, un ristorante che non stava andando molto bene e che, conoscendo la sua reputazione, la voleva per risollevarne le sorti. Ed infatti, in poco meno di due anni, il posto decollà, dandole incredibili soddisfazioni.

Era arrivato per lei il momento di tornare a Los Angeles, dove ricominciò a fare la chef privata per le famiglie ricchissime, finché, anche in questa occasione le venne offerto un posto come executive chef in un ristorante dove lavora attualmente ed è anche socia.

Bisogna aggiungere, e lei lo dice con orgoglio, che nel frattempo è diventata ”Ambasciatrice del gusto’‘, nominata dall’associazione omonima di Milano, un riconoscimento importante per la sua carriera! Nonostante la storia che da sola potrebbe bastare per riempire più vite, Barbara ha ancora sogni nel cassetto: aprire un ristorante tutto suo, scrivere libri di cucina e, ciliegina sulla torta, un cooking shop!

Conoscendoti Barbara, basta aspettare un paio d’anni!

Luisa Da Re

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La La Stories – Michela, che vorrebbe unire il bello di ogni posto per creare un Paese magico

Michela, che vorrebbe unire il bello di ogni posto per creare un Paese magico

Sono nata nella ridente Oderzo, in provincia di Treviso; ho studiato Scienze Statistiche ed Economiche a Padova, e prima ancora di finire gli studi mi era venuto il pallino di vivere e lavorare all’estero, quindi mi sono data da fare cercando opportunità (borse di studio, tirocini) che, sia durante che dopo la laurea, mi avrebbero portata in Slovacchia, Spagna, Stati Uniti e Inghilterra.

Negli Stati Uniti (Detroit, per la precisione) conobbi il mio futuro ex marito, che viveva in Australia e lavorava per la stessa ditta. Al nostro primo appuntamento siamo andati a vedere le cascate del Niagara, a qualche ora di strada. Dopo un annetto e mezzo di relazione a lunga distanza, e diversi viaggi assieme, con grande disperazione di mia mamma mi trasferii a Melbourne per stare con lui. L’Australia rappresentava un’avventura a cui non potevo resistere, anche se i primi tempi non furono facili – all’improvviso ero molto lontana da tutto ciò che mi era familiare, molto più di quanto non lo fossi stata prima. Trovare un lavoro mi aiutò a crearmi un mio giro di amicizie, ridando un certo equilibrio alla mia vita. Dopo circa un anno ci sposammo, una cerimonia ”alternativa” a bordo di un tram, che simboleggiava i vari viaggi fatti assieme – passati e futuri.

Dopo quanche anno al mio ex arrivò l’offerta di un trasferimento in California – cosa che accettammo perché per lui rappresentava una buona opportunità e per me un riavvicinamento all’emisfero settentrionale; seppur ancora lontana sarei stata un po’; più vicina all’Italia. La cosa buffa fu che, una volta arrivati in California, all’inizio mi mancava l’Australia, mentre quando mi ero trasferita in Australia mi mancava l’Italia.
Dopo un mese ci raggiunse la nostra cagnetta Spina, che una volta arrivata soffrì per qualche giorno il cambio di fuso orario… ci svegliava alle 4 di notte per giocare. Iniziava così una nuova avventura, con tanti nuovi luoghi da esplorare assieme; un’avventura che stavolta avremmo vissuto entrambi da espatriati, e che purtroppo si sarebbe conclusa con una dolorosa separazione. Come disse John Lennon, la vita è quello che ti succede quando sei impegnato a fare altri piani. E come dissero i Queen, ”the show must go on”, non si ha altra scelta che andare avanti. Sono grata di aver avuto accanto a me tanti amici che mi hanno aiutata a ricominciare e sono stati presenti quando ne avevo bisogno.”.

Ci sono stati vari cambiamenti da affrontare… traslochi, l’ennesimo cambiamento di lavoro, stavolta non perché mi trasferivo in un altro Paese ma perché a causa della separazione il mio visto sarebbe scaduto e mi serviva una sponsorizzazione. Grazie alle mie qualifiche ed esperienze come ”data scientist”; non mi fu difficile trovare una ditta che mi avrebbe sponsorizzata per la carta verde. Ormai lavoro da diversi anni per questa ditta, non perché ne sia tanto entusiasta, anzi… dovrei probabilmente cercare un nuovo lavoro, ma qualcosa mi frena. Penso che sia dovuto al fatto che finalmente dopo tanto tempo non ”devo” per forza cambiare qualcosa nella mia vita.

A distanza di diversi anni dal divorzio mi considero finalmente felicemente ”single” e anche un po’ orgogliosa di me stessa. Voglio continuare ad esplorare il mondo e viaggio spesso da sola, o con chi vuole accompagnarmi. Ho avuto esperienze indimenticabili, come quella di aver fatto volontariato in Cambogia o aver visitato le isole Galapagos. Ho vari buoni amici su cui posso contare, che mi sono stati vicini e continuano ad esserlo; apprezzo infinitamente la mia libertà e il fatto di non dover rendere conto a nessuno.

Quando non lavoro, o non viaggio, mi piace cucinare… ultimamente ho la passione per la pasta fatta in casa, faccio il limoncello, sperimento piatti nuovi … un mio amico ha detto che io faccio lo ‘yoga culinario’, mi rilasso così, per la gioia degli amici che poi inviterò a cena. Altrimenti amo fare camminate, esplorare parti di questa immensa città che ancora non ho visto, andare a concerti, imparare i passi di un nuovo ballo, farmi qualche corsetta in bici, o esplorare un nuovo museo con amici. Faccio parte di un circolo internazionale e ci troviamo spesso per un drink e quattro chiacchiere, così come gruppi sociali italiani per non perdere il contatto con la mia lingua e cultura.

Che dire? Non so cosa riservi il futuro o cosa farò “da grande” non so se vivrò sempre a Los Angeles, o negli USA. Mai dire mai, chiaro, ma per quanto sia una bella città, e la vita sia più facile qui sotto tanti aspetti, c’è una componente di umanità che sotto sotto sento che manca.
Sarà perché tutti sono sempre impegnati a far qualcosa, visto che giustamente le opportunità qui non mancano, sarà perché è sempre tutta una corsa e chi si ferma è perduto, ma spesso socializzare diventa un impegno in più che richiede organizzazione e perde spontaneità. Sarà perché il sistema sanitario e di assistenza sociale ha talmente tanti problemi, e non mi dilungo perché ci sarebbe da scriverne interi capitoli, sarà perché la vita qui costa, e tanto. Sarà perché faccio volontariato con i senzatetto, e ogni anno vedo che la situazione peggiora.
Chiaramente il Paese ideale non esiste, e ci sono tantissime cose che non vanno in Italia. In Australia si sta tutto sommato molto bene, ma è così lontana… vorrei tanto poter mettere assieme il meglio di ogni Paese in cui ho vissuto, con al massimo diciamo 5 ore di viaggio per raggiungere la mia famiglia.
Ci penserò, nel frattempo sono qui, non ci sto male ve lo assicuro, sono solo un’inguaribile cinica che non vede l’ora di essere smentita dai fatti.

Michela

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La La Stories – Nicole, un anatroccolo che diventa cigno

Nicole, un anatroccolo che diventa cigno

Ho conosciuto Nicole quando è arrivata a Los Angeles agli inizi di novembre 2018, e, come sempre quando si avvicina la celebrazione di Thanksgiving, casa mia si apre a chi è qui senza famiglia per festeggiare insieme e trovare calore nell’amicizia, quindi era subito entrata a far parte di questa nutrita cerchia.

Nonni paterni e materni veneti e friuliani, Nicole, 27 anni, è nata e cresciuta a Latina, si è laureata a Roma in Chimica e tecnologia farmaceutica, ha avuto l’opportunità di fare una parte del dottorato di ricerca all’UCLA, era arrivata, quindi, intenzionata a rimanere fino a fine agosto 2019. Carica di speranze e di amore. Speranze di fare un buon lavoro e amore per il suo ragazzo, con cui stava da quando aveva 16 anni, una storia lunga 11 anni e che, per lei, era la sua vita.

Come prima cosa, durante il pranzo di Thanksgiving, ognuno attorno alla tavola ringrazia per qualcosa. Tutti noi infatti avevamo espresso la nostra gratitudine, chi per la vita, chi per le persone… arrivati a Nicole, questa bella, piccola e magrissima ragazza piena di forza, i suoi occhi si erano illuminati e aveva detto ”Ringrazio per aver trovato qui all’UCLA un laboratorio per la ricerca fantastico”.

Subito avevo pensato che, nonostante mi avesse confessato che il suo ragazzo già le aveva chiesto di rinunciare alla carriera per tornare a casa da lui, forse dentro se stessa, questa piccola grande donna, aveva le idee più chiare di quello che credeva.

Quello su cui Nicole stava lavorando era lo sviluppo di Scaffold per l’ingegneria tissutale, in parole povere l’elaborazione di un gel che ricostruisca il tessuto epiteliale umano, con ricerche che chiedevano spesso la sua presenza in laboratorio anche nei fine settimana, perché si sa, le cellule non rispettano le feste comandate!

Avete presente quando una persona passa attraverso una tempesta in cui pioggia, vento, grandine e tutto quello che si può immaginare possa colpirla, succede, ma lei va avanti lo stesso?

Ecco, questa è Nicole, che dapprima con grande titubanza, poi sempre con più determinazione si è presa il suo tempo, ha rivoluzionato la sua storia d’amore che l’avrebbe voluta perdente e rinunciataria, rientrare a Latina, dove il suo fidanzato la rivoleva a tutti i costi. Le aveva promesso di acquistare un appartamento, voleva dei bambini subito, la ricattava affettivamente dicendole addirittura che se non fosse tornata avrebbe cercato altre donne. Inconsciamente lei sapeva che tornando, avrebbe sì salvato una relazione, ma le sue ali che si erano spiegate verso quello che ardentemente desiderava fare, si sarebbero a quel punto chiuse, forse per sempre.

Mesi di discussioni, in cui Nicole è andata in Italia per due giorni per parlare con il suo ragazzo e cercare di farlo ragionare, dove lui è venuto a Los Angeles per 2 giorni per riportarsela indietro. Mesi per accettare l’inevitabile, e cioè che l’amore non è cattiveria o ripicca, l’amore non toglie, l’amore da la libertà, e se quello era l’unico amore che capiva il suo °lui°, allora voleva dire che nonostante gli 11 anni, (una vita!!!), che avevano passato assieme, era arrivato dolorosamente, il momento di prendere ognuno la propria strada.

Nicole forse crede di essere fragile, ma è solida come una roccia. E la sua onestà, il suo rispetto dei valori della vita, alla fine l’hanno premiata e la premieranno in futuro.

Infatti il suo relatore le ha proposto adesso un lavoro in Pennsylvania, quindi dopo una meritata vacanza a fine agosto, volerà prima a casa per salutare la sua famiglia e poi di nuovo libera verso il suo nuovo appassionante lavoro, verso la vita.

Un futuro che si è guadagnata con lacrime e con determinazione. Un anatroccolo (che non è mai stato brutto) coraggioso che è diventato cigno.
Un esempio per ogni donna che sceglie di volersi bene, anche a costo di affrontare rotture dolorose.

Luisa Da Re

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elisabetta wearmore think italian events

La La Stories – Elisabetta: una donna che ha come casa il mondo

La La Stories – Elisabetta: una donna che ha come casa il mondo

Elisabetta è stata una delle mie prime amiche, quando sono arrivata a Los Angeles. Quando l’ho conosciuta, 10 anni fa, era alla ricerca di un confronto reale delle sue capacità. Ma cominciamo a raccontare la sua fantastica storia!

Nata a Roma, italiana al 300%, fino ai 18 anni non le era mai balenato nella mente che potesse esistere un’altra lingua che non fosse l’italiano, ma aveva un grande desiderio di conoscerne altre. Il suo primo viaggio fu in Francia, a seguito di una borsa di studio e le si aprì il mondo.

Conseguita la maturità a 19 anni, partì come ragazza alla pari per Washington, e lì si crearono le basi della sua vita avventurosa. Infatti conobbe Geert, colui che sarebbe diventato suo marito, e, ancora di più, cominciò a conoscere il mondo, quel mondo che nel corso degli anni avrebbe girato in lungo e in largo.

Geert, belga, studiava per diventare diplomatico; Elisabetta, dopo un anno in Usa, era rientrata a Roma, dove Geert, che lavorava come funzionario in una banca, l’aveva seguita presentandosi ai suoi genitori.

Una serie di coincidenze aveva fatto sì che i due si trasferirono in Belgio per un periodo, poi a Milano, quindi a Roma, dove Elisabetta si laureò in giurisprudenza, e quindi di nuovo a Milano, per approdare nuovamente in Belgio, paese in cui inizialmente lei faceva fatica ad ambientarsi, per il clima cupo e per le differenze culturali.
Ma animata come sempre da tenacia e buona volontà, studiò il fiammingo e il francese, le due lingue nazionali, per integrarsi meglio e cercare di entrare in sintonia con la cultura locale; e poi anche l’inglese, conseguendo un diploma come interprete dell’Unione Europea. Insomma, mentre Geert lavorava in banca, Elisabetta percorse una strada personale di tutto rispetto. Dimenticavo, in mezzo a questi quasi perenni traslochi, i due si sposarono!

Il soggiorno in Belgio minò però alla base, la fiducia in se stessa, che Elisabetta, già di suo, non aveva. Geert era sempre più intenzionato a buttarsi nella carriera diplomatica, e lei sentiva che non avrebbe potuto rappresentare con passione un paese straniero, che non sentiva come suo.

Ma il destino volle che proprio suo marito ne diventasse il rappresentante, quindi destinazione Roma: cominciò la sua vita da moglie dell’addetto culturale belga.
A Roma, dove rimasero 3 anni, nacquero le due figlie, Carlotta e Matilda, poi improvvisamente Geert venne richiamato in Belgio e vissero lì altri 3 anni, difficili per Elisabetta.

Finalmente la svolta con destinazione Israele arrivò nel 1998, 2 anni in cui Elisabetta fece esperienze meravigliose e indimenticabili. Ma, dietro l’angolo, li aspettava un rientro precoce in Belgio, dove la Regina Paola richiese Geert come segretario particolare.

I successivi 4 anni passati a Bruxelles furono pieni di gioia e di soddisfazioni; Elisabetta decise di cambiare atteggiamento nei confronti di questa vita da nomade, e diventarne protagonista anzichè subirla passivamente. Finita questa missione, vennero destinati a Washington, dove altri 4 anni di vita felice li aspettava.

A seguire arrivò a Los Angeles. Elisabetta per aiutare Geert, sempre appassionato del suo lavoro, si dedicò all’accoglienza in casa e a tutti i ricevimenti, cene e incontri rappresentativi, orgnizzando cibo, intrattenimento ed ogni altra cosa servisse per collaborare a rendere perfette e indimenticabili quelle occasioni. Insomma, la coppia diplomatica per eccellenza.

Ed ecco che, finiti i 4 anni losangelini, lei capì una cosa importante: il suo valore come organizzatrice, come chef, come donna d’affari. Una cosa che si era negata per troppo tempo. O meglio che aveva da sempre fatto ma senza averne coscienza. E volle una conferma dall’esterno, volle misurarsi da sola, non attraverso il lavoro del marito.

Mentre Geert partì per L’Arabia Saudita, lei rimase a Los Angeles, dove nel frattempo avevano acquistato una casa, e fondò una compagnia di catering dal nome ”Think Italian! Events”.

Tutti i pezzi del puzzle che giravano scollegati combaciarono e, anche con un po’ di fortuna, Elisabetta riuscì, con il duro lavoro e l’impegno, a realizzare se stessa, a conseguire un visto come imprenditrice per rimanere in California e mantenersi. Adesso è una donna che non ha più timore di dimostrare la propria forza, una donna di successo e piena di affetto per i suoi cari. Il marito attualmente si trova in Cile e che dal periodo arabo divebbe Ambasciatore, le figlie hanno fatto carriera (la maggiore vive in Australia e la minore in California) entrambe intelligenti ed in gamba.

E lei, Elisabetta, che dal credere di non riuscire a far niente bene nella propria vita, ha realizzato solo con la forza di volontaà un’impresa difficile, che lei sembra svolgere senza alcuna fatica e sempre con il sorriso sulle labbra. Quando la chiami al telefono è usuale sentirsi rispondere che è a Sidney, ad Abu Dhabi, in Argentina, Alaska, o in qualsiasi altro posto del mondo. Una donna con una forza incredibile, che ancora non sa di possedere appieno. Un vero peccato non avere a disposizione almeno 100 pagine per raccontare la sua vita più nel dettaglio.

Eppure, vi assicuro, lei nell’anima è ancora al 300% italiana!

Luisa Da Re

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diana santi matthew modine e michael young

La La Stories – Diana Santi, un’energia positiva che cammina per il mondo

La La Stories – Diana Santi, un’energia positiva che cammina per il mondo

Io e Diana ci siano conosciute in piscina. Era seduta sul suo lettino e parlava al telefono, quindi la prima cosa che ho notato era che parlava italiano, in ordine di successione poi, che era toscana e, infine, quando le ho rivolto la parola per conoscerla, che era bellissima.

Diana ha una bellezza che ti avvolge, con occhi che ti fanno specchiare nella sua anima da tanto sono profondi. Ovviamente lei lo nega e non ci crede.

È nata a Firenze e della fiorentina ha tutte le caratteristiche: simpatia, schiettezza e accento. Oltre ad essere una tifosa della Fiorentina, ma una tifosa vera, (suo caro amico è Pepito Rossi, che mi ha fatto anche conoscere qui a Los Angeles), Diana ha giocato a calcio da quando aveva 14 anni, prima in squadre minori per arrivare all’eà di 17 anni al debutto in seria A!

Uno sport che anche dopo aver lasciato, ha sempre nel cuore, sebbene abbia dovuto smettere dopo pochi anni a seguito di un incidente in motorino.

Questa fonte di prorompente energia positiva si è dedicata allo studio della cinematografia presso il DAMS di Bologna, producendo nel frattempo cortometraggi, il primo dei quali Lady goal, realizzato con i fondi della Regione Toscana, ha vinto vari premi in festival italiani ed è stato stato acquistato dalla UISP per promuovere il calcio femminile.

Studiando, Diana lavorava anche come primo assistente alla regia di produzioni di spot pubblicitari nazionali ed entrò così in quel mondo che l’aveva attirata fin da bambina. Dopo la laurea, Diana ha deciso di iscriversi a un corso di regia presso la NYFA di Los Angeles a Hollywood, e da lì è cominciata la sua fantasica carriera.

Ne è talmente appassionata, da mettersi in evidenza per originalità e professionalità. Com’è vero che le cose basta cominciarle e poi ci aprono le braccia. Infatti, dopo poco essere rientrata in Italia, la NYFA aveva deciso di aprire un corso estivo proprio a Firenze e Diana era stata contattata per una consulenza in merito a questo programma.

Mettete gli strumenti giusti in mano alla persona giusta e il resto….e’ storia!
Ad oggi questo semplice corso estivo si è trasformato ed è diventato il Centro Europeo della NYFA, dove affluiscono studenti sia europei che americani, una scuola che ha creato un vero e proprio ponte tra l’America e l’Europa, mettendo a disposizione dei due Continenti un progetto comune con cui crescere assieme e creare.

Diana che ha raggiunto la posizione di Florence Program Director, è la responsabile nella ricerca di talenti che vogliono affermarsi in questo settore, per tentare una carriera a Hollywood.
La sua vita si divide tra Los Angeles e Firenze, due città che ama.

Ringrazio questa amica che ha portato bellezza nel mondo, non solo quella che le ha donato.

Luisa Da Re

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Giulia Rosmarini Tango Philosophy

Giulia Rosmarini e il suo Tango Philosophy – Timbri e passione

Giulia Rosmarini e il suo Tango Philosophy – Timbri e passione

 

Giulia Rosmarini e il suo brand Tango Philosophy sono un concentrato di freschezza, genuinità e artigianalità. La 31enne di origini milanesi, trapiantata a Milano, dopo una laurea in Filosofia, tirocini, un Master in Organizzazione eventi e diversi lavori in uffici stampa (tra cui Expo e Mostra del Cinema di Venezia), a Novembre dell’anno scorso, ha deciso di buttarsi a capofitto in questa nuova avventura chiamata appunto, Tango Philosophy.

«Fin da giovanissima, la moda è sempre stata la mia passione e fino a poco tempo fa, era puramente questo. L’aver dato vita a Tango Philosophy, è stata perlopiù un’intuizione, una passione che si è sviluppata. Ho iniziato a comprare qualche panno, tovaglia ed altri accessori all’Ikea e ad imprimerci dei timbri, il tutto solamente per un piacere personale. È stata poi una mia amica a suggerirmi di provare a far diventare questa passione, un lavoro».

Lavorare con i timbri, come ci ha confessato, non è poi così semplice. «Prima creo a mano il disegno che vorrei imprimere sulle mie t-shirt, parei o sciarpe, poi lo trasformo in digitale e lo affido ad un laboratorio artigianale, che attraverso macchine laser, lavora il legno.
Ho scelto la via forse più difficile, ma mi piace molto di più; è stata una scelta dettata dal mio gusto personale, non amo la perfezione e l’artigianalità, è l’antitesi. Sul mio sito web si possono ordinare le mie creazioni, ma ogni t-shirt, sarà sempre diversa, non precisa precisa a quella che si vede online».

La non perfezione, il fatalismo e l’istinto, sono queste le caratteristiche di Giulia. «Creo a seconda del periodo in cui mi trovo, della stagione, delle mode del momento. Senza dubbio scelgo dei tessuti che ho selezionato prima, di qualità ed organici (100% cotone biologico filato e pettinato) ed uso tinture 100% sicure e non tossiche.
Tango Philosophy rispecchia me e il mio mondo. Sono una fatalista, so che nella vita è giusto lavorare duramente, ma sapere anche cogliere le occasioni».

Proprio parlando di materiali con cui sono realizzate le t-shirt, sciarpe e i parei (lana merino e cotone puro), Giulia ha voluto sottolinare l’importanza della moda sostenibile. «Oltre a parlare della longevità dei vestiti creati con tessuti sostenibili, io cerco di dare il mio contributo con una lavorazione slow: realizzo tutto a mano, con colori puri ed atossici e uno dei miei progetti futuri è quello di creare una gamma di prodotti che si adattino ad ogni stagione».

Come di rito, anche a Giulia abbiamo chiesto che cosa rappresenta per lei il More, il valore aggiunto, nella vita e nel lavoro. «Il connubio tra generosità ed intelligenza, questo secondo me è il More. Ammiro chi le ha entrambe. Io cerco di imparare ogni giorno e trasmetterle sempre, sia nel privato che in ciò che realizzo. Spero poi che chi indossa i miei capi, riesca a fare altrettanto, che nei dettagli che metto, intuisca ciò».

Giulia ci ha poi raccontato che è appena tornata dall’India, dove assieme ad un collaboratore, ha appena ideato dei nuovi prodotti che potrete trovare prossimamente nel suo store online: giacche, camice e gilet per donna, realizzati seguendo la tradizione (i timbri non sono una sua invenzione, ovviamente!), coniugandola con una visione nuova e giovane.

Ah dimenticavo… non vi diremo però, perché il brand si chiama proprio Tango Philosphy! 🙂

Alice Bianco

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La La Stories – Rosanna, le radici in due mondi diversi

La La Stories – Rosanna, le radici in due mondi diversi

Rosanna è nata a Santa Monica, da genitori italianissimi trasferitisi in Usa nel 1956. Il padre, di origine veneta, si era ben presto adeguato alle usanze locali, aveva educato la figlia sin da subito ai valori tipici americani, facendole vedere il bello che aveva trovato pur trasferendosi a vivere cosi’ lontano da casa. La madre, toscana, al contrario, aveva formato la piccola Rosanna nel pieno amore per l’Italia e le sue tradizioni che dominavano su tutto, usava solo l’italiano in casa, tanto che la figlia da piccola conosceva solo quella lingua, le parlava sempre dell’Italia con grande entusiasmo e amore. Rosanna era così stata cresciuta con il meglio dei due Paesi all’interno di sé.

Per la prima volta in Toscana, in un piccolo paese dove abitavano dei familiari, Casa Basciana, vicino a Lucca, a 5 anni, Rosanna si era sentita veramente tra i suoi simili. Tanto che, nonostante la tenera età, lei aveva subito pensato “da grande devo venire a vivere qui”. Un desiderio fortissimo che era rimasto vivido nel suo cuore anche negli anni a venire.

Era talmente immersa nell’italiano che i primi anni di scuola in California aveva avuto dei problemi, confondeva e mescolava le parole, parlava metà italiano e metà inglese.

Lucca la rivede a 10, 15, 20 anni… anzi proprio l’anno dopo, a 21, era arrivata la sua ferma decisione “vado per restare!”. Una determinazione cosi’ forte che aveva venduto tutto quello che aveva di valore, piccoli gioielli, altre cose personali, per racimolare i soldi necessari per trasferirsi e vivere là. Era partita già con l’idea di andare a vivere con degli amici che di mestiere restauravano mobili, nel loro appartamento nel centro storico di Lucca. Per Rosanna quello era esattamente il posto dove voleva stare!

Forse però, il destino decide per noi. Infatti quello era sicuramente un posto importante, soprattutto perché a 200 metri dalla casa dove alloggiava c’era un bar, dove lavorava Nicola. Immaginiamo e visualizziamo questa buffa situazione, perché spesso noi non sappiamo il motivo per cui accadono le cose, ma se succedono, c’è’sempre una ragione. Rosanna ha vissuto 3 mesi in quell’appartamento senza mai avere l’opportunità di incontrare Nicola.

Purtoppo, dopo tre mesi, Rosanna si rese conto che era difficilissimo trovare un lavoro e un appartamento per conto proprio: tutto sembrava dirle che, nonostante lei amasse l’Italia e si sentisse italiana, sarebbe dovuta tornare in America per vivere, per avere opportunità, per poter costruirsi una vita. Ed ecco che proprio il giorno in cui ha deciso di partire, entra nel bar per la prima volta. Doveva telefonare a casa, e, a quei tempi, c’era la tipica cabina telefonica all’interno del locale, aveva chiamato la madre per poter farsi comperare il biglietto di ritorno, aveva parlato in inglese, ed aveva destato la curiosità di Nicola che lavorava al banco. I due si sono parlati e… ecco il regalo più grande che l’Italia poteva farle. É stato un colpo di fulmine per entrambi!

Tanto erano coinvolti sin da subito, che Nicola aveva voluto accompagnarla fino ad Amsterdam dove lei avrebbe dovuto prendere il lungo volo per Los Angeles. Nicola era dovuto partire per fare il militare, Rosanna era rientrata in America, ma l’amore era più forte di tutto, così tra viaggi veloci di lei in Italia per incontrarlo, alla fine avevano capito che non potevano vivere separati.

Nel frattempo Rosanna aveva trovato a Los Angeles un ottimo lavoro nella compagnia italiana CIT (compagnia Italiana Turismo), Nicola, finita la leva, l’ha raggiunta e si sono sposati. Con un breve intermezzo di qualche anno in cui la coppia è vissuta in Italia, a causa della malattia della madre di Nicola che lo voleva vicino, entrambi sono poi rientrati a Los Angeles. Ma in Italia continuano ad avere i ricordi più belli, il loro incontro, la nascita dei due figli! Tutti e due italiani!

E adesso con i figli grandi, Rosanna si guarda dentro e alla domanda se si senta più italiana o americana, non ha dubbi. «Sento che il Paese giusto è l’America, un posto dove noi abbiamo avuto molte opportunità di lavoro, di casa, di studio per i figli e di lavoro per loro e per il loro futuro. In Italia non avremmo mai potuto raggiungere tutto ciò, non saremmo mai riusciti nemmeno a comperarci la casa» dice seduta nella bella veranda della sua villetta. «Ma l’Italia è nel cuore, è un posto dove volano i pensieri di felicità, nonostante la mia vita si sia svolta qui io continuo a sentirmi italiana, sento che i valori che mi porto dentro sono soprattutto italiani, la famiglia per esempio, ne ho un concetto completamente diverso da quello americano, è una cosa così importante per me, al di sopra di tutto».

Le sue radici sono in due parti molto lontane tra loro nel mondo, ma ha trovato il bello di ogni luogo e lo ha fatto suo. Lei insieme a Nicola hanno costruito la loro vita riconoscendo i valori l’uno dell’altra. Valori italiani. Non dimentichiamoci quanto vale la nostra Patria anche se non riesce a far crescere i nostri sogni, sicuramente li fa nascere.

Luisa Da Re

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La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

La La Stories – Storia d’amore e di molte altre cose: Stefania

 

Stefania Valentino Buffalo è napoletana, una di quelle donne che con determinazione mista a curiosità, ha deciso di studiare il mondo. Iscrittasi all’Università Orientale di Napoli ha cominciato a viaggiare con il progetto Erasmus, in Inghilterra, Spagna, Olanda… finché la sua vita si è scontrata con quella di John e appena laureata, nel marzo del 1992, si é sposata con lui, volando e cominciando a vivere in America.

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo, perché la sua storia ha tanto da raccontarci, soprattutto per l’originalità e l’importanza che riveste il suo percorso.

Prima di laurearsi, Stefania aveva cominciato a lavorare per una compagnia che si chiamava MCI (poi assorbita da Verizon), nel settore marketing militare. Lei con altre tre colleghe coprivano tutta l’Europa e il Medio Oriente promuovendo una carta – long distance calling – per i soldati, che permetteva e facilitava loro nelle chiamate telefoniche a casa, senza dover preoccuparsi di trovare gettoni e cabine telefoniche. Parlarne adesso sembra preistoria, ma non è così lontano quel periodo, vero? Chi se lo ricorda?

La MCI facilitava il contatto tra i militari americani distaccati in Europa e Medio Oriente con le famiglie e i propri cari, e lei, essendo la promotrice di questo nuovo metodo, che si appoggiava a un numero verde nei vari Stati: saliva su portaerei, sottomarini e basi militari americane a spiegarne l’uso,

Un giorno, per pura coincidenza, poichè sarebbe dovuta andare una sua collega (ammalata), è stata destinata alla nave ammiraglia Belknap, a capo della Sesta Flotta della Marina Militare Statunitense, posizionata nel Mediterraneo e, guarda caso, l’ufficiale che aveva svolto la prassi per farla salire a bordo era…John.

Non si può dire che John ci mise tanto ad innamorarsi di Stefania, tant’è che due mesi dopo le chiese la mano! Era stato destinato al Pentagono, doveva quindi rientrare in Patria e non avrebbe permesso per nulla al mondo di separarsi da quella donna che gli aveva rapito il cuore.

Interessante perché, come ogni famiglia italiana, di Napoli poi, ovviamente i tempi di fidanzamento sembravano troppo brevi per lasciare andare Stefania, soprattutto in un Paese così lontano! Ma Lo zio di Stefania, facente funzioni del padre, venuto a mancare, prese John in disparte e gli parlò per più di un’ora prima di darne il consenso.

Quando Stefania chiese a John cosa si erano detti, lui rispose con una flemma quasi inglese : non ho idea, non ho capito nulla!
Ma permesso accordato, si sposarono e traferirono a Washington D.C.!


Due culture e tradizioni così diverse, hanno iniziato a lavorare assieme per conoscersi meglio e il risultato é stato un ottimo matrimonio e quattro fantastici figli!!
Sarebb
e troppo semplice però, se fosse finita qui.

Stefania é speciale. In Italia aveva avuto esperienze lavorative anche nella prevenzione, aveva fatto consulenza alla Rai, soprattutto Rai Education, con Giovanni Minoli, e per la Confcommercio era preposta alla sicurezza sul lavoro, compito che viene svolto in accordo con enti quali Inail e Inps.

In Europa abbiamo una sistema di prevenzione che é controllato dalla Unione Europea, devono essere sempre rispettati dei canoni precisi a scapito di penalizzazioni, cosa che non esiste in America, dove tutto é legato ad altre regole e, diciamolo, lasciato al buon senso delle persone.

Questo Stefania ha portato con sé, una vera innovazione per le assicurazioni, che come ben si sa in Usa hanno il monopolio su molte, troppe attività. Lei ha fatto la gavetta, scalando la strada a colpi di licenze e diplomi, ed è diventata Insurance Agent e Financial Advisor della Farmers.

Il lavoro la appassiona, il suo passato di prevenzione ha portato grande giovamento all’Azienda, finalmente prendendo in considerazione corsi di formazione. Tutto ciò le permette di proteggere meglio i suoi clienti, di vedere al di là, con la conoscenza dovuta all’esperienza, rendendola unica nel suo modo di operare.

E adesso per la prima volta, si sta davvero inserendo la prevenzione, con corsi di formazione, cosa che non era mai successa.
Stefania, una donna che ha seguito un amore, che è cresciuta ed ha portato tanto di sé, della propria passione, del proprio coraggio e valore, oltreoceno, con grande entusiasmo e semplicità.

Non so voi, ma io quanto ascolto queste storie penso sempre che queste donne siano incredibili e che non riuscirò mai ad eguagliare tutto ciò che loro sono riuscite a fare. Ma vorrei condividere con voi la fase successiva a questi pensieri, purtroppo, quasi tipicamente femminili.

Siamo tutte speciali, siamo delle guerriere, siamo grate a quello che ci riserva la vita e alla possibilità di conoscere le storie di altre donne che condividono con noi una parte importante di loro stesse.
Questa è la ricchezza più grande. Grazie Stefania!

Luisa Da Re

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