claudia-cevenini la la stories wearmore

La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

La La Stories – Claudia e le sue sette vite

 

Bolognese di nascita, cittadina del mondo da esperienza di vita, anzi di vite, sette come i gatti.

Claudia esordisce dopo la laurea, a Londra, partendo dalla gavetta: come segretaria nella casa discografica PolyGram per poi salire, salire, salire, fino al ruolo di Senior Marketing Director alla Interscope Records di Los Angeles.

Gira tutto il pianeta conosciuto per rincorrere cantanti, musicisti, personaggi dello spettacolo, organizza, crea disfa, fino a quando, approdata da 3 anni a Los Angeles, dove per meriti di lavoro ottiene anche la green card, incontra Eddy, suo attuale marito, e allora… allora decide che è importante l’amore e mette la valigia con cui è abituata a dividere le sue giornate, in armadio, per dedicarsi ad un altra vita, quella di moglie e di madre dei due figli del suo compagno, rispettivamente di 8 e 13 anni, che erano rimasti orfani di madre due anni prima.

Ma sebbene la vita di moglie e madre le venga benissimo, Claudia dopo un po’ è pronta a mettersi di nuovo in gioco. E, vista la nascita nella città più ghiotta d’Italia e provvista di una super mamma bravissima a cucinare che le aveva tramandato la mano magica, decide di proporsi come apprendista, rispondendo ad una inserzione su Craig’s List.

Entra così nella sua terza vita, partendo ancora una volta dal basso e arrivando a Executive Chef del Getty Museum, prima e del Getty Villa poi. Altro traguardo, altra esperienza!

Esperienza che dopo 8 anni, smette come un cappotto liso per dedicarsi al catering e aiutare validamente una collega che aveva aperto una agenzia di questo tipo. Ma Claudia aveva un appuntamento triste che l’attendeva, nell’ottobre del 2015 scopre di avere un cancro al seno. Operata, ha deciso di dedicare la sua quarta vita ai malati, come volontaria.

Si è talmente lanciata in questo lavoro, che lei “sentiva” così intensamente e a cui dava tutta sé stessa, che dopo due anni arriva la richiesta da parte dell’ospedale dove prestava servizio gratuitamente: potevano assumerla come Health Unit Coordinator del reparto di Oncologia Acuta.

Adesso è il suo lavoro a tutti gli effetti. Le piace, l’appassiona, è una donna che sa come portare supporto senza essere invadente, è la luce che tutti vorrebbero accanto nei momenti difficili. un angelo. É un angelo. Ed ha solo 56 anni, tempo per altre tre vite le basta e avanza.

Quello che questa giovane donna porta con sé é un segnale che non solo si può fare, ma anche che si può far bene, basta crederci, basta volerlo, basta amare.

Luisa Da Re

Riproduzione vietata

mrs-maisel wearmore

La fantastica Mrs. Maisel – Amazon, gli anni ’50 e il simbolo dell’indipendentismo femminile

 

La fantastica Mrs. Maisel – Amazon, gli anni ’50 e il simbolo dell’indipendentismo femminile

 

É stata tradita dal marito, si sono lasciati e lei con due figli si è trasferita a casa con i genitori della classe benestante americana ed ebrei. Costretta a rimboccarsi le maniche, fa la commessa, ma sta iniziando anche a crearsi una carriera grazie alla sua passione, nata un po’ per caso: la standup comedy.
Di chi sto parlando? De La fantastica Mrs. Maisel, la protagonista dell’omonima serie tv creata dagli Amazon Studios (fruibile, anche in Italia, sulla piattaforma online) ed uno dei simboli dell’indipendentismo femminile..

Vincitrice di due premi Golden Globe 2018, due premi ai Critics’ Choice Awards e cinque Emmy Awards, La fantastica Mrs. Maisel si fa simbolo di un indipendentismo anni ’50, che ricorda molte storie di vita quotidiana del nostro periodo storico nazionale e mondiale.

Il marito le dice: «Ti lascio perché ho una storia con la mia segretaria» ed è così cambia totalmente la vita di Miriam Maisel, la protagonista della serie tv. Da quel momento crolla il suo mondo e da casalinga, madre e moglie perfetta, Mrs. Maisel diventa una donna tutto fare, che fa affidamento sulle sue capacità personali per riuscire a sopravvivere economicamente e a costruirsi una carriera con ciò che le piace fare: far ridere le persone!

Dall’Upper West Side al bohemien Greenwich Village, Miriam Maisel sveste i panni della moglie e madre perfetta. Durante il giorno inizia a lavorare in un grande magazzino, prima come adetta alle vendite di cosmetici, poi retrocessa a centralinista, ma è alla sera che indossa spesso un abito nero e sale sul palcoscenico dei locali di standup comedy ed inizia ad intrattenere, spesso con battute volgari, satira ed ironia, uomini e donne frequentatori di quei club.

L’ambiente della comicità (soprattutto negli anni ’50) è tremendo, ma Midge (come la chiamano spesso), non è da sola: aiutata dalla sua agente, Susie, una dipendente squattrinata del Gaslight (il locale dove si è esibita per la prima volta), affinerà i suo pezzi comici, lottando contro lo strapotere maschile e i pregiudizi.

Indipendenza femminile, il farcela con le proprie forze, lottare per i propri sogni, distinguersi in un mondo troppo attento alle regole sociali. Questo insegna La fantastica Mrs. Maisel, una serie tv che al di là della bellezza dei costumi, della sceneggiatura e dell’ottimo ritmo tipico degli sketch comici, regala un personaggio femminile con gli attributi.

Miriam ”Midge” Maisel è inoltrata in un epoca come quella dei fiorenti anni ’50 americani, dove anche nella realtà, iniziarono ad avvicendarsi sul palcoscenico dei locali di standup comedy, donne come lei (Jean Carroll per citarne una). La particolarità di Mrs. Maisel sta però nel dimostrare come una passione si può trasformare in lavoro e come ricominciare, seppur con difficoltà possa essere soddisfacente.
Non mollare mai, ricomincia e se ti scappa… cerca anche di far ridere!

Alice Bianco

Riproduzione vietata

marta-basso intervista WearMore

Marta Basso – #StopWhining, curiosità e rilevanza: le skills del presente e futuro

 

Marta Basso – #StopWhining, curiosità e rilevanza: le skills del presente e futuro

 

La terza donna stra (ordinaria) del mese del blog di WearMore è Marta Basso, 25enne cafoscarina Laureata in Economia, eletta CEO for One Month di Adecco Group Italy nel 2017, imprenditrice, scrittrice ma soprattutto ”inventrice” del motto #StopWhining. Per introdurre lei, i suoi principi e la sua personalità non posso che citare Mary Poppins e il suo ”Tutto è possibile, persino l’impossibile”.
Se non avete mai visto e sentito uno dei suoi video su Linkedin, primo (che aspettate?!), secondo, leggete ques’intervista per capire meglio chi è Marta Basso e vedrete che alla fine diventerete anche voi paladini dello #StopWhining!

Per prima cosa, cerchiamo di comprendere insieme com’è nato il motto e qual è la mission di questa giovane imprenditrice e mentor. «Tutto nasce nell’estate del 2015, in un periodo di cambiamenti, soprattutto dopo la laurea, il momento in cui la vita deve cambiare. Ed è proprio nell’estate di quell’anno che ho iniziato a viaggiare, andando a trovare amici e non, compiendo una sorta di Mangia, Prega e Ama, tra Italia ed Europa ed è così che ho cominciato a capire cosa volevo dalla vita.

L’epifania però, è arrivata alla fine di agosto 2015. «Al ritorno ho riflettuto su ciò che volevo fare della mia vita e mi sono resa conto che i viaggi erano serviti, ma non potevo dimenticare da dove venivo: dovevo rimanere reale e realistica, con i piedi per terra, ed è così che dopo 10 giorni mi sono trasferita a Londra per un master e poi a San Francisco (ha frequentato la Hult International Business School).
Lo #StopWhining inizia da lì. Mi sono accorta che la mia vita passata era finita, me la dovevo lasciare alle spalle e mi sono ritrovata a vivere in un ostello a Londra, capendo che era un momento importante della mia vita, non potevo lamentarmi, stavo facendo dei sacrifici per qualcosa di importante.
Quello dello #StopWhining infatti, è il messaggio che voglio dare alle persone: eliminare le scuse, come una liberazione. Molte volte ce le raccontiamo per non confrontarci con gli altri (molto spesso quella del generational gap), altre volte troviamo scuse per non perseguire le nostre idee imprenditoriali. A volte non ci rendiamo nemmeno conto, ma lo #StopWhining nasce proprio dall’esigenza di migliorare il mondo partendo dalle singole persone e che questo messaggio possa continuare ad essere sempre più virale con gli ambassador, che siamo tutti noi. É difficile non lamentarsi, richiede di prendersi le proprie responsabilità».

Marta per combattere contro le scuse, cosa fa nel pratico? Qual è la sua mission? «Mi occupo di startup, mentorship, il prossimo anno uscirà un mio libro su come gli incubatori ed acceleratori debbano parlare con le aziende e come far rete. Parlo quindi come per me e per i Millennials, sia importante essere inclusivi ed occuparsi di responsabilità sociale. Per esempio, forse dovremmo farci delle domande su chi sono davvero gli influencers, quale poter hanno e gli diamo noi. Mi sto adoperando proprio per lanciare anche questo messaggio e non da sola, sia per un pubblico italiano che non».

Proprio parlando dei coetanei, abbiamo chiesto a Marta Basso, cosa ne pensa della situazione scolastica/lavorativa e se c’è qualcuno che la contatta per ricevere consigli. «Il mondo della scuola e del lavoro sono scollati; sono convinta che parlandone di più l’Italia possa tornare a crescere ed essere rispettata. Dal punto di vista delle aziende, la situazione lavorativa è difficile, non vedo impegno politico per ridurre la disoccupazione e parlando di Partite Iva o startup: i giovani non vengono spinti a progettare e nemmeno essere assunti è una garanzia.
I giovani cercano cose diverse, sono più flessibili, credono e crediamo in una crescita personale, vogliamo che i valori che ”vende” l’azienda siano poi quelli reali. Molto spesso però, sono le aziende che dipingono i giovani come persone che non sanno quello che vogliono; forse, dalla loro parte non ascoltano i ragazzi e questi subiscono il fatto di non essere sufficientemente ascoltati. Le scuole quindi sono importanti, ma anche la proattività dei ragazzi stessi.
Quando vado a parlare nelle scuole, dico sempre che lo strumento Internet può essere usato molto meglio, per capire qual è la situazione lavorativa e cosa interessa fare a questi ragazzi. Curiosità e rilevanza sono importanti. Per esempio, non è vero che chi fatto studi umanistici non troverà lavoro, nell’innovazione ci sono un sacco di filosofi. É importante realizzare che le nostre competenze si possono costruire (ho una laurea in economia ma ho avuto debiti alle superiori in matematica), poi bisogna capire il contesto in cui ci si trova ed applicare le skills che abbiamo o impariamo.»

E dal punto di vista politico? «Non credo ci sia nessun interesse in questo senso. Spero che a breve si riesca a trovare il modo per mettere in contatto le due parti, anche con progetti esterni come il mio, per trovare un dialogo, migliorare l’istruzione e il lavoro. Per questo motivo mi sento una mentor, perché mi fa piacere dare consigli ai ragazzi, in particolare a quelli delle superiori; penso a quello che avrei voluto avere alla loro età (consigli, ascolto). Ci sono comunque persone di tutte le età che mi chiedono consiglio e questo mi ha sorpreso e fatto piacere: ci sono delle persone pronte al cambiamento, che ascoltano i Millennials e sono pronte ad affrontarle».

Le caratteristiche più importanti che bisogna avere nel mondo del lavoro oggi sono: la curiosità e la rilevanza. Come dice Marta, «vanno affinate e messe insieme, perchè o siamo infelici delle cose che facciamo o siamo frustrati perché facciamo ciò che ci piace, ma non siamo riconosciuti: bisogna trovare la via che sta nel mezzo. Chi ha una passione forte e riesce ad eliminare tutte le scuse, ce la farà. Bisogna essere consapevoli di quanto sia importante formarsi, ma avere anche l’approccio giusto per applicare ciò che si è imparato (le soft skills). L’empatia sarà fondamentale, anche per gestire situazioni gravi; le lingue e la conoscenza del digitale, come hard skills saranno importanti, la tecnologia potrà aiutare molto l’uomo».

In termini di lavoro, le abbiamo chiesto anche se ha qualche progetto particolare in cantiere. «Il mio libro, che uscirà nel 2019. Tratterà dell’innovazione Early Stage, il rapporto tra startup ed aziende o istituzioni, come precursori della crescita economica del Paese. Poi siccome sono conosciuta su Linkedin proprio per i video, volevo creare qualcosa per chi vede ed analizza i video ed ho in mente due nuovi format: uno personale e un altro con altre persone ed internazionale. Entrambi avranno l’obiettivo di creare influenza, speranza ed utilità reale, cambiando il paradigma dell’influencer di oggi (senza dover comprare followers)».

Alla domanda di rito di WearMore, cos’è per te il More, Marta ha concluso dicendo: «É il mio mantra, la parola che in inglese pronuncio più spesso. Il More è quello che bisogna sempre spingere anche quando per arrivarci bisogna creare del Less. Si dice infatti, ”Less is more” perché meno per meno fa più: limitare il proprio target e investimento, avere un approccio meno diretto può servire a creare il More, che è sinonimo di valore: non esiste valore se non cerchiamo il More, non bisogna accontentarsi.
Per me la felicità è quella che sento nel fare ciò che mi piace, al di là delle visualizzazioni dei miei video, il bello è che posso spingermi fuori dalla comfort zone, chiedere anche aiuto e che ispiri me e gli altri».

Alice Bianco

Riproduzione vietata

lorella-carimali

Lorella Carimali – Il riscatto sociale e l’invito a non mollare mai

 

Lorella Carimali – Il riscatto sociale e l’invito a non mollare mai

 

La seconda protagonista delle nostre interviste mensili di WearMore è Lorella Carimali, docente di Matematica e Fisica presso il Liceo Scientifico Vittorio Veneto di Milano, ma soprattutto tra i 50 finalisti del Global Teacher Prize 2018 (il premio da un milione di dollari che viene assegnato ad un insegnante eccezionale, che ha portato un contributo degno di nota alla professione).

Lorella Carimali è da sempre impegnata in progetti sperimentali per l’istruzione e la formazione e abbiamo voluto chiederle che ne pensa della situazione in Italia, ma intanto le abbiamo chiesto come ci si sente ad essere scelti tra i 50 finalisti del ”Nobel” dell’istruzione. «Ovviamente incredula ma molto felice e non solo per me ma per tutte/i gli insegnanti italiani che come me entrano in classe con passione civile nonostante le enormi difficoltà. Un grande successo per me e per noi. Mi sento, anche, il simbolo di un riscatto sociale, avvenuto attraverso la matematica che è un modo di allenare il pensiero astratto, di conoscere e capire il mondo».

Un bel riscatto per una donna, che è nata e cresciuta in un quartiere della periferia milanese e ha fatto tutto da sola, i suoi genitori non l’hanno mai aiutata, poiché avevano frequentato solo la scuola elementare. «Il riscatto sociale non è la scalata sociale – ha tenuto a precisare – è il pensare se stessi come liberati dalla propria condizione, come liberi di poter progettare il futuro ed il mio si è realizzato attraverso la matematica, lo studio, l’impegno e il non mollare mai».

La matematica è una parte fondamentale di Lorella Carimali e della sua vita, tant’è che il suo mantra è quello di pensare matematicamente e l’ha applicato anche nel rapporto con i suoi studenti. «Insegno agli studenti e alle studentesse a pensare matematicamente cioè alleno le capacità di intuire, immaginare, progettare, dedurre, controllare per poi quantificare e misurare fatti e fenomeni della realtà. In questo modo gli studenti sviluppano quella competenza matematica che è significativa per la comprensione di una realtà complessa come la nostra e fondamentale per l’esercizio della libertà individuale e di una cittadinanza consapevole. Il linguaggio matematico non ha confini geografici, politici, generazionali, religiosi, culturali e di genere».

Secondo Lorella Carimali, l’approccio didattico che ha adottato è un’azione necessaria, «In una società come quella attuale sempre più articolata, complessa, multietnica e diversificata al suo interno, non potevo fare a meno di ripensare la mia didattica. Affinché i/le giovani imparino a non assumere atteggiamenti di diffidenza, di sospetto, di rifiuto, di discriminazione e di intolleranza verso donne e uomini che presentano caratteristiche diverse dalle proprie e a rapportarsi “all’altro” senza stereotipi o pregiudizi. L’adolescente si trova smarrito, solo, timoroso dell’altro: fatica a mettersi in discussione e a confrontarsi perché le sue sicurezze sembrano continuamente vacillare; i suoi sogni e le sue aspettative sembrano irrealizzabili. Ho rivisto la mia attività educativo/didattica in modo di far sentire ogni soggetto importante, dandogli speranza e fiducia prima di tutto nei sogni e nelle aspirazioni che nutre».

Come dovrebbe quindi essere la scuola del futuro, cosa e come dovrebbe insegnare? «La Scuola è l’ambiente in cui i ragazzi/ragazze acquisiscono i valori che li accompagneranno per tutta la vita. Sin dai primissimi anni del ciclo di studi, gli si dovrebbe fornire strumentazioni didattiche ed esistenziali che rendano questi giovani capaci di vivere nella nuova ”insalatiera etnica”, parafrasando il sociologo delle relazioni, B. Ulderico, ossia in quell’insieme di ingredienti/persone diverse che, nella loro singolarità, contribuiscono a dare gusto al nuovo piatto senza perdere la propria specificità.
Bisogna partecipare alla vita degli altri, condividere il sapere. Se un ragazzo va male, viene aiutato da un compagno bravo e migliora il suo rendimento, così entrambi avranno un voto più alto. Chi è stato aiutato probabilmente quando sarà adulto e vedrà qualcuno in difficoltà, gli tenderà la mano».

Parlando di futuro, Lorella Carimali ci ha parlato anche di quarta rivoluzione e di come il mondo, soprattutto l’istruzione, dovrà cambiare. «Questa rivoluzione porta con sé possibilità eccitanti, nuove soluzioni alle sfide globali, opportunità e posti di lavoro che devono ancora essere inventati ma allo stesso tempo ne spariranno degli altri. La disoccupazione tecnologica spingerà verso il basso la sicurezza del reddito e unitamente ai cambiamenti climatici e alla rapida crescita della popolazione mondiale, questo sarà il secolo più difficile che la nostra specie abbia mai affrontato.
Governi, educatori e genitori devono porsi urgentemente la domanda su come possono preparare le generazioni presenti e future a prosperare in questo mondo in trasformazione. Nei prossimi dodici anni, infatti, l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e aumentata, la robotica modificheranno la relazione tra tecnologia e persone e l’abilità di acquisire nuove competenze nel corso dell’intera vita lavorativa sarà più importante della conoscenza stessa».

Cosa potranno quindi fare le aziende? «Potranno trovare e assumere talenti in tutto il mondo; la velocità del cambiamento sarà così elevata che verranno creati nuovi lavori e saranno necessarie per sopravvivere nuove capacità e tutto questo potrebbe essere potenzialmente molto stressante. Per questi motivi qualunque carriera si scelga bisognerà sviluppare quelle capacità che non potranno mai essere delle macchine come l’empatia e la creatività. Questa rivoluzione trasformerà anche noi stessi e la nostra relazione con il mondo. L’abilità più preziosa da sviluppare sarà quella dell’imparare a imparare».

Abbiamo concluso l’intervista con la classica domanda che facciamo a tutte le nostre donne stra (ordinarie): Cos’è per te il MORE? «La volontà di mettersi in gioco, le relazioni con gli altri, l’empatia, l’inclusione. Bisogna ascoltare i ragazzi, credere in loro e stare al loro fianco».

Alice Bianco

Riproduzione vietata

cosa regalare a natale libri WearMore

Che libro regalare a Natale? I consigli di WearMore

Che libro regalare a Natale? I consigli di WearMore

 

Ormai mancano pochi giorni al Natale e se siete ancora incerte/i su cosa regalare a qualche parente o amica, vi diamo noi qualche consiglio. I libri, sono il regalo perfetto, sempre ben accetti.
In particolare, vogliamo segnalarvene alcuni. Tra quelli che abbiamo già recensito ci sono Becoming. La mia storia, Cosa farebbe Frida Khalo e Donne che parlano, ma di seguito troverete altri libri interessanti, scritti da autrici italiane e non.

 

Per le romantiche ed appassionate


Parlarne tra amici di Sally Rooney


La protagonista è Frances, 21 anni, colta, scrive poesie che recita nei locali e non ha ancora deciso cosa fare della sua vita. Ha un’amica del cuore, Bobbi, che è stata anche la sua amante ed insieme incontrano una coppia di 30enni: Melissa, fotografa, e suo marito Nick, attore depresso. In questa atmosfera bohémienne di Dublino, si intrecciano le loro vite: Frances non è mai stata con un uomo eppure si innamora, forse, di Nick; Bobbi flirta con Melissa.
L’autrice 27enne irlandese è già stata considerata un fenomeno letterario e in effetti il suo Parlarne tra amici è irriverente, sfrontato, al peperoncino, per tutte coloro che vogliono emozionarsi e assaporare un po’ di quel pepe tra le pagine.

 

Per far ridere e sorridere


Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli di Chiara Moscardelli


La protagonista del romanzo, Teresa Papavero, ha 40 anni 40 anni, qualche chilo in più ed è un personaggio che vi starà subito simpatico, perché si veste in modo strano, è buffa e un po’ goffa, ha lavorato in una boutique sexy, ha un padre “ingombrante”, cerca l’amore su Tinder e soprattutto decide di trasferirsi a Strangolagalli, un borghetto a sud di Roma per aprire un B&B con la sua migliore amica. Teresa è una tipa particolare che comunque piace e conquista gli uomini e ha un intuito acuto con cui risolve casi, tra cui quello di Paolo, uomo con cui aveva programmato una seratina romantica, ma che muore improvvisamente e lei inizia ad indagare.
È il classico romanzo divertente di Chiara Moscardelli, che riesce ad intrattenere tutti. Vi consigliamo di recuperare i suoi romanzi precedenti, anch’essi molto intriganti.

 

cosa regalare a natale libriPer toccare le corde dell’anima

Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan


La storia triste e malinconica che vede raccontare quattro voci: Théo e Mathis, 12enni e compagni di scuola, Hélène, l’insegnante e Cécile, la madre di Mathis. Ognuno di loro ha un dramma nascosto: Théo è figlio di genitori separati e la storia ruota attorno a lui e alla sua voglia di autodistruzione, l’amico Mathis lo vorrebbe aiutare e ne soffre; Hélène ha invece avuto un’infanzia difficile e riesce a carpire il dolore dei suoi studenti, Cécile è costretta a subire gli eventi che la circondano.
Un romanzo toccante, che riflette sull’amicizia, la lealtà e la sofferenza, con una scrittura asciutta, ma che tocca il cuore.

 

Per le amiche/parenti serie ed impegnate


Le più fortunate di Julianne Pachico


Un libro d’esordio ambientato in Colombia suddiviso in 11 racconti, ambientati in diversi periodi, dal 1993 al 2013, in diverse zone del Paese per raccontarne la storia: quella dei narcos e delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie, dell’apertura economica all’Occidente e dei contrasti e di un’élite cosmopolita, americana, su cui incombe un senso di minaccia.
Ogni racconto è un punto di vista diverso: si guarda con gli occhi di alcune ragazze privilegiate, che vivono in ville faraoniche in mezzo a una natura sontuosa, dei loro professori, delle governanti. Un romanzo ricco di pathos, che fa riflettere.

 

Per educare


Come se tu non fossi femmina di Annalisa Monfreda


Un libro autobiografico che racconta di un viaggio (fisico in Croazia) dell’autrice con le due figlie di 6 e 9 anni. Un viaggio che si rivela di scoperta, su cosa si può imparare dai bambini e dai figli. Nonché di scoperta di sé, dell’educazione che ci è stata impartita, dei pregiudizi, delle cose imparate dalla vita e dai libri letti.
Un libro suddiviso in ”lezioni”, dove ognuno può imparare qualcosa: dalla gentilezza alla passione, dalla ricerca della bellezza alla cura della felicità. Senza badare agli stereotipi che ci ettichettano solo come “femmine”.

Alice Bianco

Riproduzione vietata

sole wearmore la la stories

Come nascere tante volte: storia di Sole

 

Come nascere tante volte: storia di Sole

Il suo vero nome è Maria Soledad. Nostra Signora della Solitudine. Ma lei odia il nome Maria. E tutte le persone che le vogliono bene non possono chiamarla Solitudine, perchè non la rispecchia.
Infatti alla fine per tutti è Sole, o Sunny.

Donna in movimento: nata da genitori argentini è vissuta a Buenos Aires fino all’età di 19 anni e poi….poi? Una storia buffa. Il padre, architetto, ogni tanto millantava di trasferirsi in Italia, tant’è che Sole con le sue tre sorelle minori, aveva anche preso lezioni di italiano, con gran divertimento di tutte loro perchè con le nostre doppie e parole strane facevano ammattire la povera insegnante… Ma, come dicevamo, poi un bel giorno il padre arriva a casa, e in quattro e quattr’otto vengono fatte le valigie e…si parte! Tutti trasferiti a Rimini, dove i genitori aprono una ditta di import-export.

Sole aveva già fatto due anni di architettura a Buenos Aires, ma arrivata a Rimini, paese di origine del nonno paterno, ha dovuto prima di tutto superare un esame in cui doveva sapere tutta la storia italiana, cosa che le è costata due anni di studi, per poi iniziare da capo l’università dove non le abbonavano gli esami già dati.

Forse questo obbligo a ricominciare e ricominciare ancora, ha forgiato il suo carattere così tanto da farla diventare metodica e paziente. Ha lavorato nella ditta del padre per mantenersi e poter vivere da sola, ha potuto arricchire le sue 3 lingue, spagnolo, italiano e inglese, con il russo, lingua che le serviva per il commercio della ditta.

Poi mentre il tempo passava, e la consapevolezza che l’architettura non era esattamente quello che lei voleva dalla vita, ha incontrato Alessandro. Calma e brillante come un lago di montagna lei, vulcanico e dirompente come un fuoco d’artificio lui. La coppia perfetta insomma. Soprattutto per creare.

Da lì la vita di Sole è stata sempre più quello che lei voleva: hanno iniziato con la passione per i video, hanno lavorato in pubblicità con marche famose, si sono trasferiti a Milano, sono cresciuti, cresciuti e cresciuti.

Sono approdati a Los Angeles e adesso hanno una ditta di produzione film e documentari di grande qualità, apprezzati e molto richiesti, anche per matrimoni di personaggi illustri in località da sogno in giro per il mondo. La loro vita è fatta di viaggi, ricerche, lavoro e curiosità.

Si può essere fermati da situazioni che non aspettavamo, ci si può demoralizzare, ma se si continua a guardare avanti senza paura, quello per cui lottiamo si presenta puntuale, abbracciandoci.
Ma, la cosa più bella, è che lei ancora porta con sè il sole, quel sole che, anche se non era stato il nome con cui era stata battezzata, è diventato quello che la illumina.

Luisa Da Re

Riproduzione vietata

becoming-michelle_obama-wearmore-blog

Michelle Obama – L’umiltà, il coraggio e la solidarietà di una grande donna

Michelle Obama – L’umiltà, il coraggio e la solidarietà di una grande donna

La figura di una Michelle Obama che in una tranquilla giornata di marzo, da sola in casa, si si gode un panino al formaggio nella veranda della sua nuova abitazione, a quattro passi da Capitol Hill, è la figura che mi è rimasta più impressa della sua autobiografia, ”Becoming. La mia storia”, uscita da poche settimane in libreria (Garzanti, pagg. 528, €25,00).
Un libro scritto da una bambina diventata donna, moglie e madre, che nella sua crescita ha mantenuto vive le sue radici, la sua provenienza, i valori della famiglia e che continuamente ha vissuto domandandosi: Sarò mai abbastanza? E ancora, chi siamo davvero e chi vogliamo diventare?

Quand’era solo una bambina, per Michelle Robinson il suo mondo era il quartiere South Side di Chicago, dove lei e il fratello Craig vivevano con i genitori. Ben presto la vita l’ha portata molto lontano: dalle aule di Princeton, dove ha capito per la prima volta cosa si prova ad essere l’unica donna nera in una stanza, al grattacielo in cui ha lavorato come potente avvocato d’affari e dove, un certo Barack Obama si è presentato come stagista per varcare poi la soglia della Casa Bianca da first lady.
Michelle descrive gli inizi del loro matrimonio, le difficoltà nel trovare un equilibrio tra la carriera, la famiglia e la rapida ascesa politica del marito. Confida le sue preoccupazioni, quelle su Barack Obama, le figlie Malia e Sasha, proprio come se noi donne fossimo lì a prendere un té caldo (o un bicchiere di vino) con lei!

recensione becoming la mia storia wearmore blogCome un gruppo di amiche riunite insieme che parlano del più e del meno, ma che affrontano anche argomenti più seri, sui quali riflettere. Michelle Obama accoglie così tutte le donne e ragazze che si accingono a leggere la sua autobiografia: un pot-pourri ordinato e profumato di genuinità, convinzione e spinta a non arrendersi, a lottare per i sogni e gli obiettivi a cui più teniamo ed aspiriamo.

Il ritratto che si crea a poco a poco, è quello di una donna umile, sempre attenta ai bisogni degli altri, che mette al primo posto la famiglia, ma non rinuncia al lavoro e all’impegno al sociale, che permea la sua vita. Di mestieri, un po’ come tutti noi, Michelle ne ha cambiati molti, di litigi, discussioni, problemi di salute in famiglia, ne ha avuti anche lei.

È proprio con la sua sincerità, dalla prefazione fino agli ultimi capitoli, che Michelle entra nel cuore di noi lettrici, non ha paura di mettersi a nudo, di raccontare i dubbi, i problemi e i sentimenti negativi, provati durante tutta la sua vita, dall’adolescenza ad ora.
Saro mai abbastanza? Era questa la domanda che si faceva e continua a fare, dimostrando come per lei sia stato sempre molto difficile affrontare gli scherni, giudizi e pregiudizi sia a scuola che durante la campagna elettorale, per non parlare dei riflettori puntati su di lei e suoi suoi abiti, durante il periodo della presidenza del marito.

C’è poi spazio anche per alcuni aneddoti molto divertenti, come gli incontri tutt’altro che formali, con la Regina Elisabetta d’Inghilterra (non vi racconto niente, perché è bene li andiate a leggere) o i compleanni delle figlie.
La verità che emerge però, è quella di una vita quasi tutt’altro che invidiabile. Michelle è una comune che in visita alla Casa Bianca, c’è poi rimasta, ma non a ”causa” sua. È sempre stata contraria alla politica, ha solamente appoggiato una scelta presa dal marito, dovendo poi subirne le conseguenze.

Tra momenti di dolore e prove di tenace resilienza, Michelle si svela. Quello che appare è il ritratto di una dobba rivoluzionaria, che lotta per vivere la sua vita come tutti gli altri, capace di mettere la sua forza e la sua voce al servizio di che ne ha bisogno, costretta a sopportare le lunghe assenze del marito e a vivere per le figlie e i suoi obiettivi.
Una donna che può essere esempio per tante adolescenti e donne come lei: Michelle Obama è una di noi.

Alice Bianco

Riproduzione vietata

Riluce Cristiana Angeli al lavoro WearMore blog copertina

Cristiana Angeli e il suo Riluce – «Il mio hobby è diventato un lavoro»

Cristiana Angeli e il suo Riluce – «Il mio hobby è diventato un lavoro»

Inauguriamo oggi la rubrica dedicata alle storie con protagonisti voi: gli artisti.

La prima a parlare di sé e della sua attività è Cristiana Angeli, romana, moglie e madre di due bambini, laureata in Ingegneria Aeronautica ed ora creatrice dei gioielli Riluce (www.riluce.it), che potete ammirare su Instagram e Facebook. 

È il sorriso, la tranquillità e la passione che questa donna trasmette, a colpirmi di più e come se stessimo prendendo un té fisico, Cristiana inizia a raccontarmi di come il suo hobby sia diventato lavoro vero e proprio.
«Ho iniziato così, nel tempo libero, facendo qualche corso… del resto fino a qualche anno fa lavoravo in un’azienda che si occupava di costruzione d’interni per aerei. Poi ho avuto il primo bambino ed ho cominciato a lavorare part-time, finché non ho cambiato lavoro e sono diventata responsabile di corsi a tecnici aeronautici (mi occupavo di docenza e marketing). Le amiche continuavano a dirmi di proseguire con questa attività, perchè mi piaceva e me la cavavo.»

E poi volete sapere cos’è successo? «Poi c’è stata la crisi che ha colpito Alitalia e l’azienda in cui lavoravo ha perso il 70% del fatturato. Di conseguenza è iniziata la riduzione del personale e io, nonostante avessi l’indeterminato, andavo a lavorare solo alcuni giorni alla settimana, finché in accordo con il mio capo, ho deciso per il licenziamento.»
Cristiana non si è persa d’animo. «Con il denaro della disoccupazione ho aperto la mia Partita Iva e ho iniziato a lavorare con la mia arte, la mia passione: ho iniziato a produrre gioielli. Ormai lo faccio professionalmente dal 2014».

Da settembre-ottobre dello scorso anno, Riluce, la sua attività, è diventata la sua fonte di reddito e Cristiana né è orgogliosa, tant’è che ha confessato: «L’ho fatto soprattutto perché ho scelto di far prevalere la serenità, per me e la mia famiglia».
I suoi due bambini e il marito, sono la cosa più importante, il suo More. E il suo fan numero uno, colui che l’ha spinta a lanciarsi in questa nuova avventura professionale è proprio il suo compagno di vita: «Sono molto fortunata, io e lui siamo migliori amici, complici, mio marito mi supporta molto in qualunque progetto e devo ringraziarlo perché è merito suo, mi ha dato quella spinta in più per dar vita a Riluce.»

Un lavoro che ama moltissimo. «L’essere ingegnere, l’analizzare, mi aiuta molte volte anche nella creazione dei gioielli, mi ispira e molto volte non vedo nemmeno il tempo che passa, talmente sono immersa in ciò che sto facendo. È per questo che ora ho un altro hobby, per staccare: l’acquerello.»
Dovete poi sapere, che una cosa caratterizza la sua attività: lo showroom a domicilio. «Viaggio con un cassetto-trolley e mi trovo con diverse signore, per chiacchierare e mostrare loro i gioielli che produco. Una volta ero in vacanza in Puglia e ho avuto una richiesta, sono ritornata con la mia valigia dei desideri.
Desideri e lucentezza per le donne. «Qualche mese fa ho ideato insieme ad una stilista romana, una sfilata di moda per signore oversize, in modo che potessero sentirsi belle, apprezzate. È piaciuto molto e lo dovremmo riproporre.»

Non è però tutto rose e fiori: «Del mio lavoro precedente mi manca il contatto con il pubblico, ero abituata a ricevere migliaia di telefonate al giornale, parlare con tante persone, Riluce è un’attività che svolgo a casa e a volte per questo, fatico.
Poi alcune volte mi trattengo dal produrre, questo perché mi capita più spesso che le mie clienti vogliano un gioiello personalizzato, perciò mi capita di dover fare delle modifiche e diventa più difficile.»

L’ultima cosa che le chiedo e il suo rapporto con il mondo dei social. «Li uso come vetrina. In special modo Facebook, il mio target è più su questo network digitale. Anche lo shop che ho sul mio sito, mi permette di vendere certo, ma vedo che le persone hanno ancora voglia di osservare, toccare con mano le cose, soprattutto quelle artigianali: non si fidano solo delle foto.»

Cristiana, con la genuinità, conclude dicendo che il passaparola, le recensioni sul web e a voce sono ancora il mezzo migliore per poter far parlare di sé e del proprio lavoro.
Arrivederci per il prossimo té reale e grazie per il tuo Cristiana. Voi che aspettate ad andare a fare un salto nei social e nel sito di Riluce?

Alice Bianco

Riproduzione vietata

chiara-burberi-redooc

Chiara Burberi e il suo Redooc.com – La piattaforma online per educare i ragazzi

Chiara Burberi e il suo Redooc.com – La piattaforma online per educare i ragazzi

Una delle protagoniste delle due interviste del mese è la docente ed ora CEO di Redooc.com, Chiara Burberi. Attraverso questa piattaforma di education online, punta ad avvicinare alle materie scientifiche i ragazzi delle scuole medie e dei licei.
Laureata all’Università Bocconi di Milano e docente propri lì, dopo aver lavorato in McKinsey e per Unicredit, con il suo progetto dedicato all’educazione ed istruzione, è stata riconosciuta fra le 100 founder di maggiore successo del digitale e dell’app economy d’Europa.
Capiamo un po’ meglio insieme, com’è nato Redooc.com e quali sono gli scopi di questa piattaforma.

Chiara Burberi spiega qual è stata la scintilla, il perchè ha deciso di dar vita a questo progetto: «I libri dei tuoi figli uguali ai tuoi e quindi a quelli dei tuoi genitori ti danno da pensare… La matematica (regina delle materie STEM – Science, Technology, Engineering, Mathematics) è il linguaggio del futuro e nessuno si occupa di far in modo che i nostri figli lo imparino» – e prosegue – «Redooc.com è uno strumento in mano ai docenti, grazie alle Classi Virtuali, ma che piace ai ragazzi, con il suo linguaggio naturale, le video lezioni e gli esercizi interattivi come in un grande gioco online.»

Le materie scientifiche in particolare, sono più ostiche alle ragazze, Chiara Burberi «Cosa si potrebbe fare per avvicinarle di più? Iniziare a crescerle abituandole a pensare “niente è impossibile”, “volere è potere”. I bei voti a scuola non bastano a rassicurare le studentesse delle loro capacità e talenti. Creare sempre più esempi positivi. Non basta avere la Giannotti a capo del CERN, se i rettori, i professori ordinari e gli Amministratori Delegati in stragrande maggioranza sono uomini!»

Molto spesso la passione per la matematica viene vista come qualcosa di negativo, gli appellativi sono ”sei uno/a sfigato/a”, ”sei un/a secchione/a”, la CEO di Redooc.com spera che la situazione cambi. «Sarebbe bello che diventasse “cool” uscire con una ragazza/o bravi in matematica…»

Per quanto riguarda la sua esperienza personale, Chiara Burberi ci ha raccontato il suo rapporto con la scuola: «Nella mia carriera scolastica, mi ha colpito molto la professoressa di greco del liceo. Ci faceva ripassare tutte le volte che ci vedeva, facendo una domanda a ciascuno, su tutto il programma. In pratica non dovevi studiare, bastava che stessi attento. Era il prototipo del Coach: allenamento, allenamento, allenamento.»

Cosa potrebbe fare lo Stato italiano per migliorare l’istruzione: «Il nostro paese non ha mai avuto una strategia di politica economica, quindi nessuno si è mai occupato seriamente di educazione, che è la base dell’innovazione e della crescita. Ecco, la politica dovrebbe ripartire dalla Strategia dell’Educazione

Per Chiara Burberi non è importante solo l’educazione, il suo More, ciò che le dà la spinta nella vita è: «La passione sincera».

Sara Prian

Riproduzione vietata

cosa-farebbe-frida-kahlo

Cosa farebbe Frida Kahlo? L’esempio di 50 donne per affrontare la giornata

 

Cosa farebbe Frida Kahlo? L’esempio di 50 donne per affrontare la giornata

Si è solito dire: dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Quanti di voi credono che questo detto sia ormai superato? Ecco, vedo molte mani alzate. Come esistono grandi uomini senza donne accanto, esistono donne straordinarie che non hanno bisogno di alcun uomo per brillare. Molte le conosciamo: sono le donne che ci circondano nella vita di tutti i giorni, sono donne non famose ma in grado di fare la differenza nella vita del singolo, ci sono donne più o meno famose delle quali ci piace parlare nelle nostre rubriche, come le La La Stories o le storie di successo.

E poi ci sono le donne storiche, quelle senza le quali la nostra vita non sarebbe così, quelle donne pioniere del cambiamento che dalla notte dei tempi combattono per la loro e la nostra indipendenza.

cosa-farebbe-frida-kahlo

Di queste personalità ci racconta un libro imperdibile di Elizabeth Foley e Beth Coates, edito da Sonzogno e dal titolo Cosa farebbe Frida Kahlo? – Lezioni di vita di 50 donne coraggiose. Questo volume, scritto con la giusta ironia e che guarda al passato per raccontare il presente, è una di quelle opere che si devono avere nella propria libreria. Vi domanderete il perché, ed è molto semplice: è uno di quei libri che non si smette mai di consultare.

Certo lo si legge una volta tutto d’un fiato, ma poi lo si ripensa per raccontare a qualcun altro la straordinaria vicenda di Cleopatra piuttosto che di Elsa Morante, oppure nei momenti di difficoltà per cercare la risposta nella vita di queste eroine immortali.

Il nostro ragazzo ci sta facendo impazzire? Probabilmente Frida lo avrebbe lasciato e poi del suo dolore ne avrebbe fatto un capolavoro. Il nostro capo o i nostri colleghi continuano ad interromperci durante le riunioni di lavoro? Basterà rileggere la vita di Grazia Deledda e ritrovare la propria voce. Ci sentiamo brutte? Pensiamo a George Eliot (psedonimo di Mary Anne Marian Evans) che ha fatto della sua bruttezza il suo punto di forza trasformandolo in un nuovo tipo di bellezza.

La prosa di Foley e Coates non è mai didascalica o troppo didattica, anzi. La forza di Cosa farebbe Frida Kahlo? è quella di informare ed educare, ma attraverso un’ ironia tagliente, che si radica negli avvenimenti del presente, regalando così una chiave di lettura intelligente, avvincente e vincente.

Alcune di queste donne le conoscerete bene, altre le scoprirete pagina dopo pagina. Alcune e ammirerete, verso altre proverete un misto tra amore e odio, questionerete i loro comportamenti e ne vorrete imitare altri, troverete degli specchi in cui cercare risposte, troverete donne vicine a voi e altre lontanissime, troverete il riflesso di voi stesse o di quello che sarete. Ognuna di queste storie vi farà mettere in moto il cervello ed è per questo che libri come Cosa farebbe Frida Kahlo? devono passare di mano in mano, uomo o donne che sia. Abbiamo bisogno che queste storie vengano tramandate per continuare a lottare e cambiare lì dove c’è da cambiare, per non lasciare che esempi così si perdano in un passato che solo numericamente è così lontanto.

NOTA: Vi consiglio di mettere questo libro sul comodino e ogni mattina, appena svegli, leggere una di queste meravigliose storie, per darvi la carica ad affrontare la giornata.

Sara Prian

Riproduzione vietata