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I Pinguini Tattici Nucleari e i bias della memoria

I Pinguini Tattici Nucleari e i bias della memoria

Durante l’appena passata edizione del Festival di Sanremo, mi sono resa conto che tra tutte le canzoni in gara una, dopo il primo ascolto, si poteva già quasi cantare interamente, con le parole che uscivano dalla nostra memoria come un fiume in piena. La canzone era Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari.

Perché questo?


L’intelligenza della band di Bergamo è stata quella di utilizzare immagini ben conosciute della cultura pop, legandole tra loro. In questo modo, visualizzandole proprio come immagini e volti nel nostro cervello ed associandole a qualcosa di già ben radicato in noi 20enni-30enni che siamo il target della canzone, ecco che buona parte della canzone è memorizzata. Ma vediamone un esempio.

Il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene
Gli amici ormai si sposano alla mia età ed io mi incazzo se non indovino all’eredità

Immagini create nella mente:

  • Il Re Leone della Disney, Simba accerchiato dalle tre iene Shenzi, Banzai e Ed
  • Amici che si sposano (basta guardare la bacheca social di qualsiasi 30enne) e il prepararsi la cena guardo lo show televisivo del pre-serale che fa parte della routine del 80% di noi

ma continuiamo

Tu eri Robin poi hai trovato me, pensavi che fossi il tuo Batman ma ero solo il tuo Ted eh eh

Immagini create nella mente:

  • Batman e Robin
  • Robin e Ted di How I Met Your Mother

In quello che può essere considerato una sorta di chiasmo, figura retorica che già i grandi poeti utilizzavano affinché i loro testi potessero essere ricordati di più.

La stessa cosa però mi è successa con una frase della canzone di Elodie, Andromeda dove non c’era di per sé nessuna immagine memorabile, ma lì è subentrata un altro tipo di meccanismo che funziona solamente quando si è davanti a qualcuno. Mentre Elodie canta ”Dici sono una grande/ Stronza che non ci sa fare / Una donna poco elegante” compie dei gesti, dei movimenti ben precisi che si ripetono uguali esibizione dopo esibizione. In questa maniera chi sta guardando associa il gesto alle parole e tac, la memorizzazione avviene nel giro di pochissimo.

Andare a prendere qualcosa di conosciuto al proprio target di riferimento o, se si è davanti ad un pubblico, utilizzare un particolare gesto per creare un messaggio che poi venga maggiormente memorizzato, è un’azione utile anche per i brand e le aziende che vogliono rendere la loro comunicazione più fruibile e memorabile.

Anche un artigiano potrebbe sfruttare questo “trucco” per migliorare il suo messaggio e la sua comunicazione. Come?

Una volta individuata la fetta di clienti, compresa la loro età, si può creare qualcosa che parli direttamente a loro, dei loro gusti o della loro cultura. Faccio un esempio. Se il mio target è pensionate over 65 non potrò, molto probabilmente, usare la cultura pop dei telefilm come hanno fatto I Pinguini Tattici Nucleari, ma dovrò pensare alle soap, ad esempio, o alla musica di Gianni Morandi, Massimo Ranieri e via discorrendo.

Ovvio che ci saranno sempre delle eccezioni, ma voi dovete individuare la fetta più ampia a cui potervi riferire.

Volete provare assieme a me a creare una comunicazione più memorabile e diretta per la vostra azienda?

Scrivetemi a: s.prian@wearmore.it

Sara Prian

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Siamo tutti artisti – Come il tuo prodotto/servizio può essere considerato opera d’arte

Siamo tutti artisti – Come il tuo prodotto/servizio può essere considerato opera d’arte

Se prendete un dizionario di latino e andate a vedere il termine Ars, capirete perché tutti possiamo essere definiti artisti (persone, liberi professionisti e aziende).
Per risparmiarvi tempo, ecco alcune definizioni del termine:

  • arte, professione, mestiere
  • abilità, talento, perizia, capacità, maestria
  • teoria, scienza, sistema, disciplina, cognizioni teoriche, criterio artistico.

Certo, di solito l’associazione più veloce è quella riservata alle sette forme artistiche (architettura, scultura, pittura, musica, letteratura, danza e cinema), ma ars, è molto altro.
In primis, il termine è legato ai mestieri come: l’artigiano, il designer di mobili, oggetti, moda, il gioielliere, l’architetto, lo scultore, il restauratore, il grafico, il fotografo, il regista solo per elencarne alcuni.

tutti posso essere artisti 2L’arte, nel suo significato più ampio, è però da considerarsi come ogni attività umana (anche se forse ora, contaminata e unita al digitale) che porta a forme di creatività ed espressione estetica, grazie alla tecnica e/o ad abilità innate o acquisite con lo studio e l’esperienza. Può quindi avere a che fare anche con professioni autonome o subordinate come quella del commercialista, dell’ingegnere, dell’imprenditore,  del ristoratore, dell’avvocato e molti altri, non prettamente legate all’arte come più la intendiamo.

Perché questo?

Perché tutti hanno l’esigenza di poter far vedere ciò che producono (le loro capacità) o il servizio che forniscono. In poche parole: che esistono, che offrono qualcosa che riesce a soddisfare i bisogni naturali o indotti, delle persone.
L’abilità, il talento, la maestria, prevalentemente legate all’arte nel suo significato più diffuso, sono quindi associabili a qualsiasi tipo di servizio creato ad hoc e di qualità, che sia un’azienda, una PMI e/o un libero professionista: tutte possono essere inglobate nell’arte, perché sono dimostrazioni della qualità e dell’importanza di ciò che si fa e produce.

Non è finita qui, però!

L’arte è anche un linguaggio; nello specifico, la capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Ed ecco che si parla quindi di comunicazione. L’elemento base ed essa stessa un’arte, per riuscire a far arrivare al target prescelto, il prodotto o servizio che si realizza.
Riprendendo il discorso appena fatto, ognuno ha le sue capacità, la sua specializzazione, per cui affidarsi a chi ha fatto della scrittura, della fotografia, della grafica e della regia, la sua professione, è il modo migliore per assicurarsi che il messaggio personale, aziendale o professionale, sia di qualità.

tutti posso essere artisti 4Nulla può essere lasciato al caso. Le caratteristiche, la qualità e i bisogni che andrà a soddisfare ciò che hai creato, devono arrivare alle persone, altrimenti ciò che hai fatto e farai, sarà nullo, senza uno scopo e soprattutto non arriverà a nessuno!

Come fare pertanto, per capire se e come comunicare al meglio con i tuoi potenziali clienti?

Con una buona strategia, perché è giusto scegliere cosa mostrare e come, per far emergere l’essenza di te stesso e di ciò che fai. Sembra una cosa semplice, ma ti posso assicurare che non lo è, perché devi sempre tenere a mente che devi far risaltare il tuo valore aggiunto, quello che ti differenzia dagli altri, essere trasparente e creare un rapporto di fiducia con il tuo target.

Essere artisti significa essere unici, significa aprire le porte agli altri per accoglierli nel tuo ”studio personale”, il tuo mondo, fargli scoprire chi sei, la passione e la motivazione che sta dietro al tuo logo.
#siamotuttiartisti

 

Alice Bianco

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Comunicazione aziendale: il customer journey come l’innamoramento

 

Comunicazione aziendale: il customer journey come l’innamoramento

Sei un imprenditore/imprenditrice? Hai un’azienda di piccole, medie o grandi dimensioni? Non importa quanto tu sia ”grande” in termini di capitale, fatturato o quanto il tuo mercato sia globale o locale, l’importante è che tu riesca a diventare grande: a comunicare chi sei, cosa produci, la tua filosofia e perché sei utile e/o indispensabile al tuo potenziale cliente. Se non c’è la comunicazione, non esisti.

Raccontarsi, mettersi a nudo, arrivare al tuo target facendo scattare nella persona dall’altra parte, il tuo possibile acquirente, un qualcosa che lo induca a volersi mettere in relazione con te, a darti fiducia, a diventare il tuo brand ambassador. Devi pensare al potenziale cliente come ad una persona che ami, che devi cercare di conquistare affinché si innamori di te.

comunicazione aziendale wearmorePer prima cosa devi guardarti dentro: osservare oggettivamente la tua azienda/brand, ciò che produci e capire le tue qualità e i tuoi difetti, per sapere dove puntare. Devi capire il giusto tono di voce con cui comunicare il tuo messaggio: affascinante e ammaliatorio, per far sì che quella persona diventi il tuo lead (un individuo che ha mostrato interesse verso il tuo prodotto), che inizi a provare interessamento per te.

Una volta scattata la scintilla, si passa alla seconda fase o base (touchpoint): il coinvolgimento. Il lead cerca di conoscerti meglio, vuole sapere più cose su di te: chi sei, cosa gli puoi dare, perché non potrebbe vivere senza di te. Ora, attraverso i social media, è anche più facile perché si può comunicare, si possono condividere valori, criticare per far sì che l’altra persona migliori.

Pian piano, il lead inizia ad acquistare fiducia in te e nel tuo brand. Inizia a svelarti anche lui quali sono i suoi interessi, cosa lo può far innamorare. Inizi a comprendere anche tu dove poter puntare maggiormente (con promozioni, offerta speciale solo per lui, ecc) ed è in quel momento che l’avrai conquistato. L’amore scoppia ufficialmente quando il lead diventa cliente ed acquista il tuo prodotto.

Come ogni storia d’amore però, il rapporto tra di te e il cliente (per farlo diventare ambasciatore del tuo brand), deve essere alimentato sempre. Devi aver cura di quella persona, devi soddisfare sempre i suoi bisogni, aiutarlo nei momenti difficili (quando ha problemi con il tuo prodotto), ricordarti di lui, di viziarlo ogni tanto e farlo sentire importante.

Hai visto quanto le fasi cosiddette del ”customer journey” (il viaggio fatto dal tuo cliente per acquistare il tuo prodotto) possono essere assimilabili a quelle dell’innamoramento? Che aspetti, prova anche tu a diventare il Casanova della tua azienda, e se non ci riesci possiamo aiutarti a diventarlo!

Alice Bianco

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Marketing Mix – Non solo le 4P, ora ci sono anche le 4C

 

Marketing Mix – Non solo le 4P, ora ci sono anche le 4C

Quindici anni fa circa, studiando alle scuole superiori economia aziendale, mi ero imbattuta nel marketing mix, in special modo nelle 4P, le voci che lo compongono. Dopo tutti questi anni trascorsi e con l’avvento dei social media, si sono aggiunte alcune leve, da tenere in considerazione: le 4C.

All’epoca, Prodotto, Prezzo, Punto vendita e Promozione erano le famose 4P e bastavano, ora, in un ottica omnichannel (omnicanale, che guarda ed unisce l’offline all’online), la situazione è un po’ diversa. Ora da aggiungere, secondo Robert F. Lauterborn, ci sono: Consumatore, Costo, Convenienza, Comunicazione (con all’interno Community e Conversazione).

È sempre più importante per un’azienda o un imprenditore, incontrare i favori del potenziale cliente a cui si rivolge il prodotto che ha creato, per poter rispondere alle sue esigenze, ma soprattutto per creare un legame con lui.

Nell’era dei social networks, emozionarlo, avvicinarlo, farlo sentire protagonista (puntando a farlo diventare brand ambassador, sostenitore in pieno del brand), è questo quello a cui si deve puntare maggiormente.

Il cliente è sempre più “persona senziente”, che prova sensazioni ed è sensibile, per tali ragioni bisogna adattare la propria strategia di marketing, in una nuova ottica, rivedendo le voci che compongono il marketing mix.

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Nel 2018 forse, le 4C diventano ancor più importanti: vanno a condizionare le 4P.

La Community personale, in cui il potenziale cliente è già inserito o ne diverrà parte, gioca un ruolo determinante in fatto di psicologia e possibile acquisto prodotti; la Conversazione, sia nei social, molto spesso attraverso i consigli di un influencer, ma anche consultando i famigliari, la persona si trova a scegliere, spesso condizionato dalle parole e dai consigli e attraverso un buon Customer Care aziendale, può esprimersi (dubbi, problemi e complimenti).

Il Consumatore, spesso anche usando la tecnica della co-creazione e personalizzazione del prodotto, si sente protagonista. Mi viene in mente O-Bag per citare un brand che lo fa già, ma molti altri hanno puntato sull’originalità: ”La borsa così con questi accessori, ce l’ho solo io, perché ho deciso con cosa impreziosirla, per cui avrò un prodotto che nessun altro avrà”.

Altro fattore determinante, è il Costo, che non è il prezzo, bensì quanto è disposto a pagare il potenziale cliente, ognuno di noi infatti assegna consciamente o inconsciamente un determinato valore ai prodotti e a seconda del proprio budget, questo valore tiene conto di tutte le leve del marketing indicate in precedenza.

Insomma, la regola principale per poter riuscire a raggiungere il proprio target è creare una giusta strategia di marketing che si basi sui fattori moderni dell’epoca in cui viviamo. L’uomo si evolve, ha bisogni diversi, magari è anche più esigente, ma la comunicazione sta sempre alla base, bisogna saperne sviluppare una adeguata a ciò che siamo e cosa produciamo.

Alice Bianco

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