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‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Torrefazione Girani si racconta

‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Torrefazione Girani si racconta

L’8 ottobre si è tenuta la terza ‘Na sera in botéga, il ciclo di incontri organizzato da Confartigianato Venezia insieme alla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. Ad ospitare i numerosi partecipanti, la famiglia Girani, capitanata dalla figlia Gigliola, figlia dello storico fondatore, Giuseppe Girani (ormai scomparso).

Ad accoglierci sin fuori dal negozio in Campo della Bragora, l’odore dei chicchi di caffé ed è stata proprio la signora Gigliola a fare da cicerone, accompagnandoci all’interno della sua casa, più precisamente in salatto, dove insieme alla figlia Roberta ha iniziato a raccontare come è nata la Torrefazione artigianale Girani, la più antica di Venezia.

Venne fondata nel 1928 da Giuseppe Girani, celebre allenatore del Venezia e di tante altre squadre, dopo che era stato introdotto da alcuni amici triestini (città di provenienza della moglie) all’arte del caffè, all’epoca un’industria più che mai fiorente. Giuseppe Girani divenne molto conosciuto in città e il caffè di altissima qualità, era presente in tutti gli hotel e caffetterie di lusso dell’epoca, dall’Hotel Bauer al mitico Bar Americano in Piazza San Marco.

Nel 1951, in seguito alla prematura scomparsa del padre Giuseppe, l’attività passa alla figlia Gigliola, oggi affiancata a sua volta dalle figlie Roberta e Laura e a colui che si occupa della tostatura e del confezionamento del caffé, Emanuele.

Al piano di sotto della casa, proprio a sinistra del negozio, si trova infatti il laboratorio dove avviene la torrefazione del caffé. Per garantire il suo inconfondibile aroma, i chicchi del caffè Girani provengono principalmente da selezionate piantagioni del centro America.

Il caffè viene poi tostato manualmente ad una temperatura più bassa rispetto ad altre tostature, con una rara macchina Vittoria del secondo dopoguerra, secondo tempi e modi diversi per ciascuna varietà di caffè, in modo da esaltare gli aromi floreali e fruttati limitando al massimo l’acidità. Vero orgoglio della Torrefazione Girani sono le miscele, ovvero le “ricette” con cui vengono combinate le polveri delle diverse varietà di caffè.

Alla fine degli anni ’50 le torrefazioni veneziane erano molte, poi pian piano con l’avvento dei grandi marchi di caffé industriale, sono diminuite. Oggi la bottega Caffè Girani è piena di meravigliose foto vintage e moke, prodotti legati all’arte di questa bevanda, un paradiso per chi è un intenditore ed ama il caffé.

Alice Bianco e Sara Prian

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‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Falegnameria Cuogo e Tapezzeria Dal Mas si raccontano

‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia –  Falegnameria Cuogo e Tapezzeria Dal Mas si raccontano

Il 24 settembre si è tenuta la prima ‘Na sera in botéga, il ciclo di incontri organizzato da Confartigianato Venezia e la Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. I protagonisti sono stati Paolo Cuogo e il figlio, dell’omonima falegnameria, situata a Cannaregio, zona San Girolamo, più precisamente Calle de le Capuzzine.

La loro attività artigianale è il frutto di tre generazioni di lavoro tradizionale di falegnameria. Dopo aver ricevuto lo sfratto dov’erano (zona San Giacomo dell’Orio), Paolo e il figlio hanno deciso di trasferirsi qui a Canareggio ed è già da un po’ che il padre sta tramandando al figlio il mestiere.

I Cuogo lavorano prevalentemente con e per i veneziani e si occupano di costruire dall’inizio mobili, finestre ed altro, ma anche di restauro. In falegnameria, ben esposta, era presente una trifora appartenente ad un palazzo storico di privati, che necessitava di essere riportata all’antico splendore. Privati, ma anche istituzioni. I Cuogo lavorano anche per parrocchie veneziane, hanno infatti recentemente lavorato al restauro di alcuni mobili di una di queste.

Martedì 1 ottobre invece, è stata la tapezzeria Dal Mas ad accogliere i partecipanti di queste affollate serate. Luigi Dal Mas assieme al figlio Andrea nella sua bottega, zona Frari (Calle Larga Prima 2942/A), da 50 anni porta avanti l’eccellenza della vera produzione artigianale.

Ad accogliere i partecipanti alla serata è stata la storica macchina da cucire, ancora in uso, che i Dal Mas utilizzano per restaurare mobili imbottiti, in collaborazione con i migliori restauratori lignei, per confezionare poltrone, divani e letti su misura. Si occupano poi, anche di lavori di tappezzeria murale per appartamenti, alberghi e dimore storiche ed è stato proprio Dal Mas senior, che ha raccontato alcuni aneddoti riguardanti le prove pratiche all’interno di diversi palazzi storici veneziani, quando nessun ostacolo di metratura, gli impediva di portare a termine i propri lavori.

La tapezzeria Dal Mas è l’esempio migliore di come l’impiego di metodi e materiali tradizionali, mantenga il suo valore. Tra i clienti della famiglia Dal Mas, numerosi italiani, ma anche stranieri.

Il divano in bella mostra, che si trovava alle spalle dei partecipanti alla serata, era nella fase iniziale di restauro- Le molle erano state legate e calcolate in base allo sforzo che dovranno portare e l’imbottitura riportata a misura originale. Verrà poi riempito con l’ovatta e poi la crine di cavallo.

Ottimi risultati per la categoria dei tappezzieri, che soprattutto nel Centro storico ha subito un forte calo: dalle 46 botteghe del 1976 agli 11 di oggi; tra queste proprio la tappezzeria Dal Mas, che rappresenta un esempio di passaggio generazionale andato a buon fine così da garantire, nonostante le tante difficoltà, un futuro positivo.

Alice Bianco e Sara Prian

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Rivoluzione digitale: web marketing turistico e local marketing

Rivoluzione digitale: web marketing turistico e local marketing

Il turismo si sa, da sempre è una grande risorsa per l’Italia. L’hanno capito bene le imprese turistiche, che negli ultimi anni hanno attuato una rivoluzione digitale, sfruttando gli strumenti a disposizione, per sensibilizzarne l’importanza.
Ciò su cui si dovrebbe puntare maggiormente è comunque, il local marketing: promuovere di più il territorio, far leva su di esso, per un turismo migliore e più sano: il turismo di qualità.

Secondo il report e-tourism 2019 “Migliora l’offerta digitale, cresce il turismo” realizzato da Bem Research, il flusso annuo (2018) di visitatori dall’estero è stato pari a 94 milioni.
Negli ultimi otto anni l’aumento di turisti è stato di quasi 18 milioni e il merito va ad un maggiore e migliore utilizzo degli strumenti digitali.
Per raggiungere i 100 milioni di turisti, manca poco e un contributo potrebbe giungere anche da un diverso rapporto con il web, sempre più in crescita.

Maggiore è l’affluenza turistica, maggiore è il gettito (totale derivante dalle tasse di soggiorno) ed è per questo che il turismo è diventato materia privilegiata anche del marketing, oggi, ancora di più, del Web Marketing turistico.
Migliorata è soprattutto l’offerta digitale, grazie a siti web multilingua e più usabili dai dispositivi mobili: la digitalizzazione legata ai dati, è ormai il presente e il futuro.
La cosa da tenere sempre in considerazione è rispondere a tutti i bisogni e le domande che si pongono i turisti (risposte puntuali ed esaustive), facendogli provare una piacevole user experience.

La definizione precisa di web marketing turistico è la creazione di progetti e programmi volti a garantire lo sviluppo delle strutture e delle attività imprenditoriali di un determinato comprensorio territoriale. Materia strettamente legata ad un altro tipo di marketing è il Local Marketing, come tecnica per far conoscere l’intero territorio: cultura, ma anche enogastronomia, commercio ed artigianato.

Ma che cos’è davvero il local marketing?

È quella tipologia di marketing che punta tutto sulle potenzialità del territorio, facendo dialogare l’ambiente online con quello offline.
Local significa orgoglio, appartenenza, fidelizzazione ed è proprio attraverso i mezzi ora a nostra disposizione (quindi il web marketing), che si può arrivare ai più ed accrescere la propria reputazione, online ed offline.

Fare web marketing turistico e local marketing online, significa pricipalmente farsi trovare dai propri clienti, ma anche costruire relazioni durevoli con gli utenti/clienti, che saranno i primi portavoce delle proprie esperienze sia offline che online, attraverso i commenti sui social network, le fotografie sul web e i post sui loro blog personali.

Per un’attività commerciale, essere sul web vuol dire innanzitutto indicare con precisione la propria posizione, puntare sullo storytelling esperienziale, raccontare cioè, storie che influenzino il turista a diventare consumatore, dargli le informazioni che cerca e soprattutto creare una community che lo renda protagonista.

Il web è una fonte e un mezzo importante. Il turista lo usa sin da quando inizia a programmare la sua vacanza, valuta attività e servizi e può, dovrebbe, capitare anche sul nome e sul sito web della tua attività.
Segui l’esempio delle imprese turistiche, forniscigli le informazioni di cui ha bisogno, affascinalo con lo storytelling e fallo diventare il tuo brand ambassador: influenzandolo, diventare il tuo influencer!

Se non sai da che parte iniziare per promuovere la tua attività, puoi contattarci, sapremo indicarti la strada più giusta per far arrivare da te i turisti e i clienti!

Alice Bianco

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Fer Project – Il design unico e artigianale che nasce dagli scarti

Fer Project – Il design unico e artigianale che nasce dagli scarti

Minimalismo e design moderno. Scarti che diventano protagonisti, che si trasformano in accessori artigianali grazie alla collaborazione con fabbri e orafi. Creatività che passa di mente in mente, di mano in mano dando vita al brand Fer. Sentite cosa ci hanno raccontato le ideatrici del progetto: Cristina Rossi e Giulia Loviselli.

«L’idea dei nostri anelli nasce da uno “scarto” di ferro – ci racconta Cristina, designer e fondatrice di Fer – Durante un periodo di lavoro come assistente da un fabbro ho visto tra gli scarti alcuni pezzi di tubo triangolari. Subito ho pensato alla possibilità di farci un anello, ho chiesto al mio collega di limarlo per togliere le bave e l’ho regalato a Giulia la mia compagna. Dal momento in cui lo ha iniziato ad indossare subito ha riscosso successo, così questo ci ha spinto a produrne diversi modelli. Un po’ alla volta abbiamo iniziato anche con l’aiuto di Alessandra e Roberta (due care amiche grafiche) a creare social, sito e pubblicare foto, accorgendoci presto di quanto in effetti gli anelli piacessero. Da lì poi una bella opportunità è stata quella di tenere con loro un corso di design creativo all’Appartamento Lago durante il Fuorisalone.
Successivamente abbiamo suscitato anche l’interesse di British Vogue che ci ha contattato per una possibile comparsa dei nostri anelli sulla Copertina di gennaio 2019. Anche se alla fine non è andata in porto perché è cambiato lo stile della copertina è stata comunque una bella soddisfazione»

Un’attenzione la loro anche per le altre culture, con una visione aperta alle contaminazioni tanto che la collezione che le rappresenta maggiormente è quella chiamata Kintsugi. «Il Kintsugi è un’antica tecnica giapponese per cui alla rottura di un vaso le crepe venivano aggiustate con l’oro, il significato metaforico di questa arte nipponica sta nell’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma di bellezza e di perfezione estetica ancora maggiore, la bellezza di abbracciare il danno e amare le proprie ferite.
Tradotto nel design dei nostri anelli si è trattato di creare dei tagli, quindi delle incisioni lineari, sulla superficie che poi sono stati riempiti con oro o argento attraverso la tecnica dell’agemina. Questa tecnica prevede che il metallo prezioso venga battuto e incastrato all’interno del solco. Ci piaceva l’idea che due materiali estremamente contrastanti tra loro si “abbracciassero”: il ferro metallo povero e diffusissimo e l’oro, che al contrario è molto prezioso e altrettanto raro. È interessante come infatti indossandoli si possa vedere che la parte in ferro muta nel tempo e invecchia mentre l’oro rimarrà sempre invariato e splendente».

Ma qual è la storia che si cela dietro a queste ragazze così intraprendenti? «Ho studiato architettura allo Iuav di Venezia – racconta Cristina – Anche se la mia vera passione è sempre stata il design. A seguito di una serie di esperienze sul campo come assistente di un fabbro prima e creativa in uno studio di grafica e architettura dopo, ho iniziato a lavorare come grafica presso una grande multinazionale nel settore del mobile, nella quale continuo a lavorare a tempo pieno. Dopo l’esperienza dal fabbro l’idea di Fer è nata e si è sviluppata in maniera sempre più concreta nel corso di quasi due anni. Giulia è laureata in scienze della comunicazione e ha sempre condiviso con me la passione per il bello e da quando è nata l’idea di Fer mi ha aiutata sia nella fase di progettazione che nella fase più commerciale. Si può dire in effetti che è proprio grazie a lei se i nostri anelli hanno avuto gran parte del loro successo. Anche Giulia lavora a tempo pieno in un’azienda che si occupa di conservazione digitale. In effetti i nostri lavori ci impediscono di dedicare il tempo che vorremmo al nostro progetto anche se questo non ci scoraggia e continuiamo a creare ogni volta che ne abbiamo possibilità. Una delle nostre linee è stata disegnata proprio da Giulia, si tratta dell’anello con inciso graficamente un diamante e riempito con oro o argento, una visione non tradizionale del classico anello con diamante».

Il mondo del design è un mondo in evoluzione continua, ma è anche un mondo dove nel nostro Paese non è facile emergere «Sicuramente il design come lo si intendeva in passato sta diventando un settore sempre più raro o perlomeno qui in Italia è molto difficile affermarsi o poterne fare una professione. I social sono diventati un mezzo potentissimo per mettersi in mostra in molti modi e questo permette certamente a chi realizza cose belle di mostrarsi e condividerle avendo un feedback velocissimo, nel design questo può essere un mezzo davvero interessante. I trend del momento poi hanno ridato voce ad un settore come l’artigianato che rischiava di scomparire fagocitato dalla cultura delle multinazionali. È molto bello vedere come anche i giovani si stiano riavvicinando a questa realtà che ci riporta un po’ ai ritmi lenti del passato, facendo apprezzare e dando valore a quello che veniva fatto a mano in maniera unica e originale»

E nel futuro di Fer cosa c’è? « Il nostro futuro ideale ci vede impegnate nella produzione continua di creazioni. È bellissimo essere parte di un progetto, avere sempre nuove idee e vederle prima su carta e poi realizzate e indossate dalle persone. Un po’ alla volta speriamo di dare al nostro Brand sempre maggiore struttura e visibilità anche grazie alle collaborazioni con tante persone diverse e appassionate di arti come la fotografia, la grafica, l’arredamento. Il design ci permette di sperimentare e sperimentarci continuamente».

Infine, immancabile, la nostra domanda sul MORE, ovvero qual è il valore aggiunto di questo brand «Dal punto di vista creativo per noi è molto importante unire l’estetica ad un significato, non diamo niente per scontato e amiamo i dettagli. I nostri prodotti si basano su geometrie semplici che però ci permettono di lavorare in maniera molto creativa e molto versatile con i dettagli. Ogni facciata dei nostri anelli e come una tavola da disegno bianca, ci apre mille possibilità ed è per questo che abbiamo in mente molti modelli che prossimamente vorremmo sperimenta e produrre. I nostri prodotti sono stati fatti artigianalmente uno ad uno, sono passati da moltissime mani: Fabbri, orafi , problem solvers, specialisti nel trattamento dei metalli, fotografi, grafici e infine anche nelle nostre. Crediamo che il nostro MORE Sia proprio questo: aver creato una rete di persone provenienti da settori molto diverse, le quali hanno contribuito alla nascita di Fer».

Sara Prian

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Salone Nautico di Venezia – Confartigianato Venezia e i suoi artigiani presenti

Salone Nautico di Venezia – Confartigianato Venezia e i suoi artigiani presenti

Ha aperto i battenti, alla stampa il 18 giugno e dal 19 al pubblico, il Salone Nautico di Venezia. Cornice più adatta, non poteva che essere l’Arsenale di Venezia, sede della Marina Militare.
Attraccati nel bacino interno, numerosi yacht di diverse aziende del lusso italiano, ma proprio accanto a queste, all’interno del padiglione 89, precisamente alla Tesa 91, è l’artigianato veneziano ad essere protagonista.

Allo stand di Confartigianato Venezia si possono trovare cinque artigiani espositori: il maestro d’ascia Giovanni Da Ponte, Maurizio Agabitini e il suo cantiere nautico Il Barcarizzo di Murano; Mirco, Marco, Rosanna e Valentina della tappezzeria nautica Hydro Mirò, Alessandro Visentin dell’assistenza nautica Venice Rescue Seassist ed Igor e Marco del cantiere nautico Ba.Si. Snc.

Ba.Si Snc di Igor Silvestri e Marco Bacci è il cantiere nautico più recentemente costituito e si trova a Castello. Nello stand è possibile vedere e toccare i loro ferri del mestiere, gli strumenti di lavoro che utilizzano per costruire e restaurare le imbarcazioni tipiche veneziane, nonché tutte le fotografie delle numerose barche realizzate.

Giovanni Da Ponte e Maurizio Agabitini de Il Barcarizzo, il primo di Venezia e il secondo di origini umbre, hanno deciso di unire le loro capacità ed abilità come maestri d’ascia e non solo, per dar vita ad una rete artigianale.
In occasione del Salone Nautico di Venezia, hanno deciso di allestire una mini bottega artigiana proprio allo stand. Tra trucioli di legno, casse piene di attrezzi usati per lavorare il legno, motori e il modello a originale di una delle barche che hanno creato insieme.
Prima di varcare la soglia del padiglione però, accanto al sommergibile Dandolo, a sinistra, attraccata potrete trovare una delle imbarcazioni realizzate dai due artigiani.

Marco, Mirco, Rossana e Valentina di Hydro Mirò, sono presenti allo stand di Confartigianato Venezia con un esempio di copertura per imbarcazione privata.
Hanno da pochi giorni festeggiato 20 anni dall’inizio della loro attività come tappezzieri nautici. Il loro quartiere generale si trova alla Giudecca ed oltre ad occuparsi della tapezzeria d’interni di imbarcazioni private e taxi acquei, mantengono viva la tradizione del realizzare ”pareci” (il corredo della gondola).

Alessandro Visentin e il suo Venice Rescue Seassist è invece presente nel suo stand con numerose informazioni riguardo le attività di Seassist, la rete di carrozzieri nautici che operano sulle coste del Mediterraneo per dare assistenza tecnica in mare 24 ore su 24.

Insieme alle grandi aziende e realtà imprenditoriali italiane e regionali, Confartigianato Venezia si vuol far portavoce della qualità del Made in Italy, della passione ed impegno di queste piccole imprese a servizio di privati ed altre aziende.

Alice Bianco e Sara Prian

Taskwhat : tre ragazze e i loro taschini iconici

Taskwhat : tre ragazze e i loro taschini iconici

Avere tutto a portata di tasca, o meglio, di taschino. Che sia il nostro fedele farmaco preferito in grado di curarci ogni male, che sia una faccia iconica che ha segnato la nostra adolescenza o il pallone che abbiamo calciato per intere estati al campetto, Taskwhat, brand di magliette creato da tre ragazze, ha pensato che sarebbe stato giusto che lo portassimo sempre con noi, anche se sottoforma di design. Detto, fatto.

«Siamo tre ragazze di Roma, sui trent’anni, tutte lavoratrici, che hanno fatto studi diversi – ci hanno raccontato – Martina è un po’ la mente, fondamentalmente negata a disegnare e progettare, ma con molta (troppa) fantasia; Giada è decisamente il braccio, pratica e dinamica si occupa della gestione degli ordini e delle stampe, della ricerca dei taschini ‘migliori’; e infine Livia è la nostra grafica, senza di lei le nostre idee non avrebbero forma. Delle tre, solo Livia ha fatto studi inerenti grafica e design, per il resto spaziamo dalle lingue straniere alle scienze motorie. Abbiamo puntato sui taschini perché rappresentano per eccellenza l’idea di avere qualcosa sempre a portata di mano. Utilizziamo il taschino vero e non disegnato perché ci permette di tenere sempre parte dell’oggetto nascosto ma visibile, rendendolo più ‘reale’».

Ma com’è nata l’idea di un brand così originale? «L’idea di Taskwhat è nata per caso scherzando fra di noi sul fatto che sarebbe fantastico avere l’OKI (celebre antidolorifico che risolve spesso acciacchi vari) sempre a disposizione, magari nel taschino. Da qui, abbiamo iniziato ad immaginare oggetti ‘indispensabili’ a loro modo, o comunque iconici, da portare sempre con noi, spaziando dalle medicine, ai personaggi famosi, ai miti degli anni 90, alle parole e a tante altre idee che arriveranno».

Se vi fate un giro tra le loro creazioni, vi rivedrete nella faccia di Dawson che piange o nello scettro di Sailor Moon che da bambine abbiamo sognato di stringere, ma c’è una loro idea a cui sono più affezionate «Sicuramente siamo molto affezionate ad OKI, perchè è un po’ la nostra numero zero. Ad ogni modo, ci sentiamo molto affini anche alla nostra Taskwhat A-sociale perché è un’idea nostra, studiata insieme, per scherzare sul bipolarismo che c’è dietro alla mondo dei social».

Ogni giorno, chi fa il nostro lavoro, si scontra con realtà che ancora non hanno compreso il valore dei social, che li vedono come un gioco e difficilmente come uno strumento per aumentare le vendite. Le ragazze di Taskwhat, fortunatamente, la pensano in maniera diversa «I social permettono anche alle realtà emergenti, come la nostra, di aprirsi ‘un negozio’ quasi a costo zero. Questo però vuol dire che la concorrenza è spietata. La vendita delle t-shirt – per esempio – è fra le più diffuse ed è molto difficile distinguersi. Le t-shirt paradossalmente spaziano dai 5 euro ai 50 e non sempre l’originalità viene premiata, l’abilità e la costanza di seguire una pagina social è importante, ma non possiamo negare che ci voglia anche tanta fortuna. Ci piace pensare che esista un pubblico che voglia distinguersi dai classici marchi ‘ da centro commerciale’ e voglia acquistare qualcosa di più raro, proprio come succede nelle piccole botteghe di artigianato, magari non spendendo 4,99 euro per una t-shirt bianca con una parola stampata, ma divertendosi a trovare un’icona che lo rappresenta da infilare nel taschino».

Nonostante però questo sia un mondo difficile, sono molti, almeno nel mondo dei social, i giovani artigiani del design che si mettono in gioco, come le ragazze «Il design artigianale comporta dei costi, parliamo sia di chi decide di creare sia di chi decide di acquistare. Oggi, rispetto alla qualità, di preferisce la quantità e questo rema un po’ contro l’artigianato e le creazioni originali in genere. La tendenza attuale è quella di acquistare tanti prodotti a poco prezzo, anche se questo inevitabilmente incide sulla qualità. Pensiamo comunque che l’originalità delle idee rimanga il punto di forza in questo campo e puntiamo su un target che apprezzi l’originale e voglia distinguersi, non allinearsi alla massa».

E sul loro futuro rivelano «Siamo agli inizi e con i piedi molto per terra quindi non abbiamo fatto progetti troppo lontani. Sicuramente eravamo pronte a regalare qualche t-shirt solo ad amici e parenti, ma abbiamo invece visto la nostra attività crescere e vendere molto più di quello che pensavamo, grazie ad Instagram e Facebook. Stiamo valutando diverse proposte per la vendita diretta in alcuni negozi sia veri che online, con i quali siamo entrati in contatto proprio grazie ai social. Presto, inoltre, partiremo con le personalizzazioni dei taschini che potranno essere quindi disegnati ‘on demand’ a seconda delle richieste e anche con nuovi colori per le nostre t-shirt, che ad oggi sono disponibili solo in bianco».

Non esiste intervista nostra che non si chiuda con il MORE, quel valore aggiunto che distingue ogni azienda o persona. Qual è per Taskwhat? «Il nostro MORE è l’ironia, ne siamo certe. Il progetto è nato per scherzo, continua con estrema allegria ed andrà avanti così. Chi ci segue sui social e chi ci conosce di persona sa bene che cerchiamo sempre un modo per vedere le cose sorridendo. Anche le nostre Taskwhat rispettano questo mood e non vogliono fare ‘tendenza’ ma far sorridere chi le indossa e chi le guarda. Insomma, la nostra influencer ideale non è Chiara Ferragni, quindi ci dispiace Chiara, ma niente t-shirt omaggio :)»

Sara Prian

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Tango Philosophy di Giulia Rosmarini: la t-shirt che abbiamo provato per voi

Tango Philosophy di Giulia Rosmarini: la t-shirt che abbiamo provato per voi

Oggi vi voglio parlare di un brand che avete già avuto modo di conoscere qualche settimana fa sul nostro blog: Tango Philosophy.
Ringrazio ancora molto la sua creatrice, Giulia Rosmarini, per avermi dato la possibilità di avere ed indossare una delle t-shirts di cotone 100% biologico filato e pettinato, da lei tinte con prodotti non tossici.
A me la scelta, però! E allora ho optato per una delle splendide magliette con stampato un animale: alla fine ho deciso per la T-Shirt Wassily, che sulla parte sinistra ha raffigurato un dolce asinello, una foglia di quadrifoglio, sul colletto un cuore e nel retro altri tre cuori.

Artigianalità, semplicità e genuinità, queste le caratteristiche con cui si presenta la t-shirt, custodita come fosse un oggetto prezioso, in un sacchetto anch’esso di cotone, con stampato il simbolo che più rappresenta Tango Philosophy: il pesce, simbolo di mare, estate e libertà.

Lavorare con i timbri non è cosa facile, ci aveva detto Giulia. «Prima creo a mano il disegno che vorrei imprimere sulle mie t-shirt, parei o sciarpe, poi lo trasformo in digitale e lo affido ad un laboratorio artigianale, che attraverso macchine laser, lavora il legno.
Ho scelto la via forse più difficile, ma mi piace molto di più; è stata una scelta dettata dal mio gusto personale, non amo la perfezione e l’artigianalità, è l’antitesi. Sul mio sito web si possono ordinare le mie creazioni, ma ogni t-shirt, sarà sempre diversa, non precisa precisa a quella che si vede online».

Sono proprio questi dettagli imprecisi a fare la differenza: rendono questa t-shirt originale. Dai dettagli, nascono le impressioni, le suggestioni, le emozioni che imprimono luoghi, persone e, perché no, capi d’abbigliamento, nei nostri ricordi. Parole sante, Giulia!

Novità di giugno! Da ieri 3 giugno, fino al 9 giugno, Giulia Rosmarini vi accoglierà a Milano nel pop-up store di Via San Giovanni sul Muro, 9.
Potrete trovare parei, sciarpe e tantissime novità, oltre a spolverini, gilet, top e camicie, della stagione primavera/estate 2019. Che aspettate?

Alice Bianco

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Belin Concept – Raccontare la Liguria secondo Nicolò Camaiora

Belin Concept – Raccontare la Liguria secondo Nicolò Camaiora

Oggi vi portiamo nella terra sorella, in quella bellissima lingua di terra che è la Liguria con il suo mare, i suoi monti e le sue tradizioni per parlarvi di chi questa Regione vuole raccontarla con tutto l’amore del mondo e a modo proprio. Abbiamo intervistato Nicolò Camaiora, ideatore di Belin Concept, il cui obiettivo attraverso stampe artistiche, artigianato, accessori, abbigliamento, design ed eventi è quello di narrare la sua terra in maniera dinamica. «Io e Gianni Vai, (l’ amministratore della società che produce il brand) ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sognato qualcosa di diverso per la nostra regione. Volevamo proporre una visione nuova e innovativa per questa piccola lingua di terra chiusa fra mare e monti tanto bella; quanto bisognosa di nuovi stimoli sotto tanti punti di vista».

Nicolò ci rivela che, come tutte le idee, Belin Concept nasce un po’ per caso «In quel periodo abitavo in Veneto, avevo aperto le persiane di casa mia e c’era una fitta nebbia, non vedevo 30cm oltre il vetro della finestra. Ho pensato… “belin devo tornare in Liguria!!”. Ecco… si potrebbe individuare la scintilla proprio nella ‘nostalgia di casa’».

Ma anche l’ambizione gioca un ruolo importante nella diffusione del brand «noi vorremmo espandere a breve il brand BELIN andando a lavorare su un progetto di Food, legato ai prodotti tipici del nostro territorio. In più stiamo imbastendo una serie di eventi itineranti legati alla musica disco che si svolgeranno in location segrete con panorami mozzafiato offerti dalla nostra meravigliosa costa frastagliata. Quest’anno abbiamo studiato delle collaborazioni che andranno a proporre BELIN nel mondo dell’artigianato e dell’arte grazie al contributo di altri creativi che racconteranno, tramite il loro talento, la loro visione di “Liguria innovativa”. E poi non solo… stiamo progettando delle personalizzazioni del nostro brand pensate “Ad Hoc” per aziende leader che lavorano sul nostro territorio. Insomma il nostro store è un 20mq di idee sempre in movimento, viviamo la giornata e potrebbe succedere di tutto. Credo sia questa la nostra più grande creazione “belinizziamo” tutto e tutti, mettendoci sempre passione, competenza e andando a puntare sempre sulla qualità».

Nicolò poi è la dimostrazione che se si vuole qualcosa con tutto se stessi e ci si impegna per ottenerlo lo si raggiunge, liberando la mente da quelle sovrastrutture che alle volte lo studio ci impone «Non ho praticamente nessun titolo di studio, sino a 21 anni non avevo mai approcciato in nessun modo il mondo della creatività (per capirci ora ne ho 29). Ho passato una vita abbastanza “movimentata” ma credo che tutto questo mi abbia aiutato; la creatività nasce dal quotidiano e io, avendo “cazzeggiato” per molti anni, ho vissuto parecchie esperienze che mi hanno fatto crescere come persona. Se devo essere sincero anche il fatto di non avere frequentato specializzazioni universitarie è stata (passatemi questo termine) una fortuna! Non ho nessun preconcetto e non ho particolare cultura artistica. Praticamente mi sento molto leggero in tutto quello che faccio».

Eppure questo non lo ha fermato dal collaborare nelle grandi aziende che hanno visto in lui del talento, facendosi poi conoscere a livello nazionale ed europeo con il suo progetto Iconist «Non capita tutti i giorni di sedersi con grandi personalità dell’industria italiana scambiandosi pareri e idee. In Bialetti avevo il presidente che mi trattava come un figlio, mi ha fatto crescere molto, ha creduto sempre in me… sin da subito. Lo ringrazierò sempre, lo considero una persona speciale. Purtroppo o per fortuna ho un carattere libertino, non mi sono mai visto dentro una grande azienda per molti anni. Non riuscirei proprio. Qui a Sestri Levante abito a 50mt dalla Baia del Silenzio… credo sia abbastanza facile capire perché sono rientrato a casa!»

«La creazione sta nel pensiero stesso. Non ci diamo limiti»

Come tutti ormai ben sapete, anche noi da storyteller amiamo raccontare non solo lo Stivale con le sue eccellenze, ma anche il Veneto e abbiamo voluto chiedere a Nicolò come si potrebbe fare di più per raccontare la nostra Italia «Ci vuole solo ed esclusivamente tanto coraggio. Posso solo dirti che nel mio quotidiano vedo pochi progetti che mi entusiasmano. In Italia è tutto molto difficile, la situazione economica del paese non aiuta di certo a”lanciarsi” sulle idee. I progetti hanno bisogno di investimenti e ad oggi è difficile concretizzare quello che si ha nella mente perché nel concreto manca denaro. Infatti ti confesso che a volte penso che io e Gianni, in quanto autofinanziatori di noi stessi, siamo due incoscienti!»

Al solito per concludere l’intervista, abbiamo chiesto anche a Nicolò di dirci qual è il suo MORE «Il mio “more” è la mia famiglia: Valentina e i miei due splendidi figli: Futura di tre anni e Achille di uno e mezzo. Il more di BELIN è l’incontro fra me e Gianni Vai. Siamo due persone non convenzionali con due cuori grandi che battono per la loro terra. Sogniamo una Liguria nuova… ce la faremo

Sara Prian

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La notte è piccola per noi – Carmini, San Sebastiano e Ognissanti a Dorsoduro

 

La notte è piccola per noi – Carmini, San Sebastiano e Ognissanti a Dorsoduro

 

É terminata sabato 4 maggio l’iniziativa promossa da Confartigianato Venezia, La notte è piccola per noi. L’ultimo tour in giro per la città ha visto come protagonisti, ancora alcune delle attività artigianali più interessanti del sestriere di Dorsoduro: le maschere di cartapesta di Leonardo Faggian e il suo Il Mistero Buffo, le serigrafie di Small Caps, l’officina fabbrile di Marco Tenderini e lo squero Tramontin. Per l’occasione, è stato anche organizzato un workshop di creazione maschere, proprio con Leonardo Faggian, che ha visto protagonisti bambini e adulti.

E nonostante la pioggia, è stata la creatività a farla da padrona: le maschere sono diventate la tela per disegnare prima con la matita e poi dipingere, le ”opere d’arte” di cartapesta, anticate poi, dal maestro Leonardo Faggian.
Nell’attesa che i colori si asciugassero, è inziato il tour con la visita allo squero Tramontin. Dopo la recente scomparsa del padre, le sorelle Elena ed Elisabetta hanno voluto continuare l’attività che si tramanda da un secolo ed è proprio Elena colei che ci ha guidato alla scoperta della realizzazione di una gondola, tra cenni storici, tipi di legno usati, colori, verniciature ecc. Elisabetta invece, sta inziando ad imparare le tecniche di dipintura, della costruzione se ne occupa uno dei ragazzi che ha formato il padre.

Dal legno al ferro battuto. Ad ospitarci poco più avanti, al 2538 di Dorsoduro, è stato Marco Tenderini nella sua officina. Lui assieme al padre Taddeo (in meritata pensione), si occupa della lavorazione del ferro, secondo le tecniche tradizionali che da generazioni vengono tramandate da mastro fabbro a mastro fabbro.
L’attività ha infatti origini antichissime: venne fondata nel gennaio 1804 dai fratelli Domenico, Giovanni Battista, Antonio e Dionisio Tenderini, originari di Premana, in Valsassina, un piccolo centro lombardo da dove provenivano molti alti fabbri, che dal 1500 avevano scelto di lavorare per la Repubblica della Serenissima. Nei decenni, l’attività venne portata avanti dai figli e dai nipoti dei fondatori. Nel 1965 Giovanni Battista decise di lasciare la bottega di Venezia per aprirne una moderna in terraferma, mentre l’officina di Dorsoduro, da Dionigi passò prima nel 1964 al figlio Taddeo e da questi all’attuale titolare Marco, subentrato al padre nel 2000. La tipologia dei lavori svolti non è cambiata di molto e l’impresa continua a produrre ferramenta leggera per case, chiese, conventi, barche, oltre ad attrezzi per falegnami, muratori, marmisti e squerarioli.

Anni e anni d’esperienza (anche se non tutti quelli dei Tenderini) invece, per Small Caps, l’attività di Federico e Paolo: uno veronese e l’altro piemontese, conosciutisi all’università qui a Venezia e poi, dopo alcune vicissitudini lavorative, decisi a mettersi in proprio. La loro è una realtà dedita alla comunicazione, che ama combinare il mondo digitale della grafica con il fatto a mano e la serigrafia. Raccontano Venezia o avvenimenti che li colpiscono, reinterpretando e dando una loro visione di ciò che gli sta attorno: Venezia e l’attualità. All’interno del loro laboratorio tengono anche workshop per adulti.

E per ultimo, ma non meno importante ed affascinante, Leonardo Faggian e il suo Mistero Buffo, il negozio dove vende le sue maschere di cartapesta. Nella sua piccola ma accogliente bottega/laboratorio artigianale, il maestro da circa vent’anni, segue l’antica tradizione: fa prima un calco iniziale con l’argilla e via via le maschere vengono lavorate con carta, acqua e colla, decorate e finite pezzo per pezzo.
Leonardo Faggian crea maschere per il teatro, maschere classiche del carnevale e maschere ed oggetti per la decorazione.

Alice Bianco e Sara Prian

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La notte è piccola per noi – Da San Lio a San Giovanni e Paolo

La notte è piccola per noi – Da San Lio a San Giovanni e Paolo

Sabato 27 aprile, si è tenuto il penultimo appuntamento con La notte è piccola per noi, promosso da Confartigianato Venezia, che ha visto protagoniste alcune delle attività artigianali della zona compresa tra San Lio e San Giovanni e Paolo: dalle prelibatezze di cioccolato di Vizio e Virtù, ai costumi e le maschere di Flavia Atelier e Il Sogno Veneziano, dall’odore di pelle e colla della legatoria di Marina De Grandis, ai mobili di Marco Lachin.

Il percorso è iniziato proprio dall’accogliente Vizio e Virtù, la cioccolateria inaugurata nel 2005 alla presenza dell’attrice francese Juliette Binoche. Mariangela ci ha accolto nella sua bottega, prima raccontandoci come il cioccolato provenga dall’America Latina, che lo si conoscesse dai tempi degli Aztechi e che il cacao ha porti numerosi benefici: il cioccolato dà energia, fa bene alla pelle e migliora l’umore. Le specialità che potrete trovare e correre ad assaggiare? L’intenso cioccolatino al tabacco, il frizzante cioccolatino al gusto Aperol, quello al gusto caramello e sale… la lista continua, ma andatela pure a scoprire da soli! E per l’estate, ovviamente potrete degustare tantissimi gusti di gelato, secondo l’antico metodo.

A due passi dalla cioccolateria, ci ha accolto a braccia aperte, la simpatia di Flavia, del figlio Adriano e della creatrice di abiti e maschere, Ester. Sin dagli anni ’80 la signora Flavia, assieme al figlio e alla new entry (ormai da qualche anno!), confezionano riproduzioni di costumi storici su misura per adulti e bambini, mantelli, parrucche e scarpe, disponibili per il noleggio e la vendita. Eseguono interamente a mano, numerose maschere e i costumi d’epoca sono realizzati con stoffe pregiate (broccati, sete, gobelin).

Qualche calle più in là, c’è il negozio (con annesso locale per workshop), chiamato Il Sogno Veneziano. Proprietaria è una delle allieve di Flavia Atelier, che dopo anni d’esperienza e una formazione a regola d’arte, ha deciso di aprire una sua attività, creando lei costumi veneziani, il marito, maschere di tutti i tipi. Sapete perché si chiama proprio Sogno Veneziano? Perché un sogno è ciò che devono provare i clienti mentre indossano quelli abiti e quelle maschere.

A pochi metri da lì, vicino a Campo San Giovanni e Paolo ci sono le ultime due attività: la legatoria di Marina De Grandis e il negozio di restauro mobili di Marco Lachin e padre. Marina ha iniziato nel 1996, prima come legatorista di quaderni e restauratrice di libri, poi come creatrice di borse. Ha imparato a cucire a mano, crea sia per la vendita in negozio che per privati e per l’occasione ci ha mostrato una delle sue più recenti creazioni: una borsa con pochette creata con stoffa Rubelli.

Marco Lachin invece, da più di vent’anni, insieme al padre che ne ha 81, ma ancora lavora, si occupa di restauro mobili ed altre antichità. Usa per lo più tecniche come la lucidatura a gommalacca con il tampone, l’uso della colla a caldo con l’uso di pochi strumenti meccanici. La bottega Lachin è proprio come quelle di una volta e si occupa anche della vendita di oggetti e mobili di antiquariato, con particolare attenzione al vetro di Murano.

Alice Bianco e Sara Prian

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