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‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Torrefazione Girani si racconta

‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Torrefazione Girani si racconta

L’8 ottobre si è tenuta la terza ‘Na sera in botéga, il ciclo di incontri organizzato da Confartigianato Venezia insieme alla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. Ad ospitare i numerosi partecipanti, la famiglia Girani, capitanata dalla figlia Gigliola, figlia dello storico fondatore, Giuseppe Girani (ormai scomparso).

Ad accoglierci sin fuori dal negozio in Campo della Bragora, l’odore dei chicchi di caffé ed è stata proprio la signora Gigliola a fare da cicerone, accompagnandoci all’interno della sua casa, più precisamente in salatto, dove insieme alla figlia Roberta ha iniziato a raccontare come è nata la Torrefazione artigianale Girani, la più antica di Venezia.

Venne fondata nel 1928 da Giuseppe Girani, celebre allenatore del Venezia e di tante altre squadre, dopo che era stato introdotto da alcuni amici triestini (città di provenienza della moglie) all’arte del caffè, all’epoca un’industria più che mai fiorente. Giuseppe Girani divenne molto conosciuto in città e il caffè di altissima qualità, era presente in tutti gli hotel e caffetterie di lusso dell’epoca, dall’Hotel Bauer al mitico Bar Americano in Piazza San Marco.

Nel 1951, in seguito alla prematura scomparsa del padre Giuseppe, l’attività passa alla figlia Gigliola, oggi affiancata a sua volta dalle figlie Roberta e Laura e a colui che si occupa della tostatura e del confezionamento del caffé, Emanuele.

Al piano di sotto della casa, proprio a sinistra del negozio, si trova infatti il laboratorio dove avviene la torrefazione del caffé. Per garantire il suo inconfondibile aroma, i chicchi del caffè Girani provengono principalmente da selezionate piantagioni del centro America.

Il caffè viene poi tostato manualmente ad una temperatura più bassa rispetto ad altre tostature, con una rara macchina Vittoria del secondo dopoguerra, secondo tempi e modi diversi per ciascuna varietà di caffè, in modo da esaltare gli aromi floreali e fruttati limitando al massimo l’acidità. Vero orgoglio della Torrefazione Girani sono le miscele, ovvero le “ricette” con cui vengono combinate le polveri delle diverse varietà di caffè.

Alla fine degli anni ’50 le torrefazioni veneziane erano molte, poi pian piano con l’avvento dei grandi marchi di caffé industriale, sono diminuite. Oggi la bottega Caffè Girani è piena di meravigliose foto vintage e moke, prodotti legati all’arte di questa bevanda, un paradiso per chi è un intenditore ed ama il caffé.

Alice Bianco e Sara Prian

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‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia- Falegnameria Cuogo e Tapezzeria Dal Mas si raccontano

‘Na sera in botéga di Confartigianato Venezia –  Falegnameria Cuogo e Tapezzeria Dal Mas si raccontano

Il 24 settembre si è tenuta la prima ‘Na sera in botéga, il ciclo di incontri organizzato da Confartigianato Venezia e la Camera di Commercio di Venezia e Rovigo. I protagonisti sono stati Paolo Cuogo e il figlio, dell’omonima falegnameria, situata a Cannaregio, zona San Girolamo, più precisamente Calle de le Capuzzine.

La loro attività artigianale è il frutto di tre generazioni di lavoro tradizionale di falegnameria. Dopo aver ricevuto lo sfratto dov’erano (zona San Giacomo dell’Orio), Paolo e il figlio hanno deciso di trasferirsi qui a Canareggio ed è già da un po’ che il padre sta tramandando al figlio il mestiere.

I Cuogo lavorano prevalentemente con e per i veneziani e si occupano di costruire dall’inizio mobili, finestre ed altro, ma anche di restauro. In falegnameria, ben esposta, era presente una trifora appartenente ad un palazzo storico di privati, che necessitava di essere riportata all’antico splendore. Privati, ma anche istituzioni. I Cuogo lavorano anche per parrocchie veneziane, hanno infatti recentemente lavorato al restauro di alcuni mobili di una di queste.

Martedì 1 ottobre invece, è stata la tapezzeria Dal Mas ad accogliere i partecipanti di queste affollate serate. Luigi Dal Mas assieme al figlio Andrea nella sua bottega, zona Frari (Calle Larga Prima 2942/A), da 50 anni porta avanti l’eccellenza della vera produzione artigianale.

Ad accogliere i partecipanti alla serata è stata la storica macchina da cucire, ancora in uso, che i Dal Mas utilizzano per restaurare mobili imbottiti, in collaborazione con i migliori restauratori lignei, per confezionare poltrone, divani e letti su misura. Si occupano poi, anche di lavori di tappezzeria murale per appartamenti, alberghi e dimore storiche ed è stato proprio Dal Mas senior, che ha raccontato alcuni aneddoti riguardanti le prove pratiche all’interno di diversi palazzi storici veneziani, quando nessun ostacolo di metratura, gli impediva di portare a termine i propri lavori.

La tapezzeria Dal Mas è l’esempio migliore di come l’impiego di metodi e materiali tradizionali, mantenga il suo valore. Tra i clienti della famiglia Dal Mas, numerosi italiani, ma anche stranieri.

Il divano in bella mostra, che si trovava alle spalle dei partecipanti alla serata, era nella fase iniziale di restauro- Le molle erano state legate e calcolate in base allo sforzo che dovranno portare e l’imbottitura riportata a misura originale. Verrà poi riempito con l’ovatta e poi la crine di cavallo.

Ottimi risultati per la categoria dei tappezzieri, che soprattutto nel Centro storico ha subito un forte calo: dalle 46 botteghe del 1976 agli 11 di oggi; tra queste proprio la tappezzeria Dal Mas, che rappresenta un esempio di passaggio generazionale andato a buon fine così da garantire, nonostante le tante difficoltà, un futuro positivo.

Alice Bianco e Sara Prian

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I giovani e la moda: sempre più vogliono essere artigiani e designers

 

I giovani e la moda: sempre più vogliono fare gli artigiani e i designers

Mi sono appena imbattuta in un articolo del Sole 24Ore di Marta Casadei, il quale parla del desiderio sempre più crescente, dei giovani Millennials (25-38 anni) e di quelli della Generazione Z (18-24 anni), di poter lavorare nel mondo della moda.
Secondo i dati raccolti dall’ «Osservatorio sulle prospettive e aspettative at work 2018» di PwC, i benefit, il networking ma soprattutto la passione sono i motivi che li spingono a crearsi una carriera in questo settore. Ciò che però dovrebbe far riflettere è la loro voglia di mettere le mani in pasta: diventare artigiani.

L’Italia da sempre è la culla dell’arte, di artisti famosi in tutto il mondo, di moda, di cinema, buon cibo, insomma, di creatività in tutti i suoi molteplici aspetti. La moda in particolare, ha chiuso il fatturato 2017 con una crescita del +2,5% (64,8 miliardi) e +2,8% (87 miliardi) comprendendo anche occhialeria, gioielleria e cosmetici (dati della Camera nazionale della moda italiana).

fashion designer e artigiani italiani WearMoreLa moda italiana si può dire, è il cavallo di battaglia del Paese (oltre a tutti i prodotti culinari) ed è bene quindi, che ne capiamo l’importanza e l’indispensabilità, perché i giovani l’hanno capito perfettamente! Ed è per questo che sono tornati ad apprezzare l’artigianalità, il lavoro manifatturiero e sempre più spesso scelgono delle scuole specifiche, che li indirizzino nella strada giusta, a seconda delle loro capacità e abilità.

Tempo fa, senza far nomi, qualcuno diceva che i giovani italiani sono troppo schizzinosi, forse però la verità è che preferiscono avere un lavoro che li faccia alzare la mattina impazienti di mettersi al lavoro, lavorare anche per 15 ore al giorno, ma farlo per passione, per amore, per raggiungere un risultato perfetto: poter vivere di ciò che rende felici gli altri e di conseguenza, loro stessi.

E non dimentichiamo le competenze digitali, in particolare dedicate alla moda. Il fatturato e i livelli di fama raggiunti in tutto il mondo dal fashion italiano, in particolar modo del luxury, sono dati anche da azioni di marketing e web marketing, volte a diffondere i prodotti e la qualità del Made in Italy. Artigianalità e modernità: il connubio perfetto.

Un invito alle imprese, agli artigiani stessi: i giovani vi cercano, i giovani hanno voglia di imparare, voglia di assorbire la vostra passione, ”usateli”, garantitegli qualcosa però, formateli perché poi possano entrare a far parte della vostra azienda, continuare il vostro lavoro o che possano essere in grado di rischiare proprio per quel loro amore per l’arte, per la loro terra.

Alice Bianco

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