Marta Basso – #StopWhining, curiosità e rilevanza: le skills del presente e futuro

 

Marta Basso – #StopWhining, curiosità e rilevanza: le skills del presente e futuro

 

La terza donna stra (ordinaria) del mese del blog di WearMore è Marta Basso, 25enne cafoscarina Laureata in Economia, eletta CEO for One Month di Adecco Group Italy nel 2017, imprenditrice, scrittrice ma soprattutto ”inventrice” del motto #StopWhining. Per introdurre lei, i suoi principi e la sua personalità non posso che citare Mary Poppins e il suo ”Tutto è possibile, persino l’impossibile”.
Se non avete mai visto e sentito uno dei suoi video su Linkedin, primo (che aspettate?!), secondo, leggete ques’intervista per capire meglio chi è Marta Basso e vedrete che alla fine diventerete anche voi paladini dello #StopWhining!

Per prima cosa, cerchiamo di comprendere insieme com’è nato il motto e qual è la mission di questa giovane imprenditrice e mentor. «Tutto nasce nell’estate del 2015, in un periodo di cambiamenti, soprattutto dopo la laurea, il momento in cui la vita deve cambiare. Ed è proprio nell’estate di quell’anno che ho iniziato a viaggiare, andando a trovare amici e non, compiendo una sorta di Mangia, Prega e Ama, tra Italia ed Europa ed è così che ho cominciato a capire cosa volevo dalla vita.

L’epifania però, è arrivata alla fine di agosto 2015. «Al ritorno ho riflettuto su ciò che volevo fare della mia vita e mi sono resa conto che i viaggi erano serviti, ma non potevo dimenticare da dove venivo: dovevo rimanere reale e realistica, con i piedi per terra, ed è così che dopo 10 giorni mi sono trasferita a Londra per un master e poi a San Francisco (ha frequentato la Hult International Business School).
Lo #StopWhining inizia da lì. Mi sono accorta che la mia vita passata era finita, me la dovevo lasciare alle spalle e mi sono ritrovata a vivere in un ostello a Londra, capendo che era un momento importante della mia vita, non potevo lamentarmi, stavo facendo dei sacrifici per qualcosa di importante.
Quello dello #StopWhining infatti, è il messaggio che voglio dare alle persone: eliminare le scuse, come una liberazione. Molte volte ce le raccontiamo per non confrontarci con gli altri (molto spesso quella del generational gap), altre volte troviamo scuse per non perseguire le nostre idee imprenditoriali. A volte non ci rendiamo nemmeno conto, ma lo #StopWhining nasce proprio dall’esigenza di migliorare il mondo partendo dalle singole persone e che questo messaggio possa continuare ad essere sempre più virale con gli ambassador, che siamo tutti noi. É difficile non lamentarsi, richiede di prendersi le proprie responsabilità».

Marta per combattere contro le scuse, cosa fa nel pratico? Qual è la sua mission? «Mi occupo di startup, mentorship, il prossimo anno uscirà un mio libro su come gli incubatori ed acceleratori debbano parlare con le aziende e come far rete. Parlo quindi come per me e per i Millennials, sia importante essere inclusivi ed occuparsi di responsabilità sociale. Per esempio, forse dovremmo farci delle domande su chi sono davvero gli influencers, quale poter hanno e gli diamo noi. Mi sto adoperando proprio per lanciare anche questo messaggio e non da sola, sia per un pubblico italiano che non».

Proprio parlando dei coetanei, abbiamo chiesto a Marta Basso, cosa ne pensa della situazione scolastica/lavorativa e se c’è qualcuno che la contatta per ricevere consigli. «Il mondo della scuola e del lavoro sono scollati; sono convinta che parlandone di più l’Italia possa tornare a crescere ed essere rispettata. Dal punto di vista delle aziende, la situazione lavorativa è difficile, non vedo impegno politico per ridurre la disoccupazione e parlando di Partite Iva o startup: i giovani non vengono spinti a progettare e nemmeno essere assunti è una garanzia.
I giovani cercano cose diverse, sono più flessibili, credono e crediamo in una crescita personale, vogliamo che i valori che ”vende” l’azienda siano poi quelli reali. Molto spesso però, sono le aziende che dipingono i giovani come persone che non sanno quello che vogliono; forse, dalla loro parte non ascoltano i ragazzi e questi subiscono il fatto di non essere sufficientemente ascoltati. Le scuole quindi sono importanti, ma anche la proattività dei ragazzi stessi.
Quando vado a parlare nelle scuole, dico sempre che lo strumento Internet può essere usato molto meglio, per capire qual è la situazione lavorativa e cosa interessa fare a questi ragazzi. Curiosità e rilevanza sono importanti. Per esempio, non è vero che chi fatto studi umanistici non troverà lavoro, nell’innovazione ci sono un sacco di filosofi. É importante realizzare che le nostre competenze si possono costruire (ho una laurea in economia ma ho avuto debiti alle superiori in matematica), poi bisogna capire il contesto in cui ci si trova ed applicare le skills che abbiamo o impariamo.»

E dal punto di vista politico? «Non credo ci sia nessun interesse in questo senso. Spero che a breve si riesca a trovare il modo per mettere in contatto le due parti, anche con progetti esterni come il mio, per trovare un dialogo, migliorare l’istruzione e il lavoro. Per questo motivo mi sento una mentor, perché mi fa piacere dare consigli ai ragazzi, in particolare a quelli delle superiori; penso a quello che avrei voluto avere alla loro età (consigli, ascolto). Ci sono comunque persone di tutte le età che mi chiedono consiglio e questo mi ha sorpreso e fatto piacere: ci sono delle persone pronte al cambiamento, che ascoltano i Millennials e sono pronte ad affrontarle».

Le caratteristiche più importanti che bisogna avere nel mondo del lavoro oggi sono: la curiosità e la rilevanza. Come dice Marta, «vanno affinate e messe insieme, perchè o siamo infelici delle cose che facciamo o siamo frustrati perché facciamo ciò che ci piace, ma non siamo riconosciuti: bisogna trovare la via che sta nel mezzo. Chi ha una passione forte e riesce ad eliminare tutte le scuse, ce la farà. Bisogna essere consapevoli di quanto sia importante formarsi, ma avere anche l’approccio giusto per applicare ciò che si è imparato (le soft skills). L’empatia sarà fondamentale, anche per gestire situazioni gravi; le lingue e la conoscenza del digitale, come hard skills saranno importanti, la tecnologia potrà aiutare molto l’uomo».

In termini di lavoro, le abbiamo chiesto anche se ha qualche progetto particolare in cantiere. «Il mio libro, che uscirà nel 2019. Tratterà dell’innovazione Early Stage, il rapporto tra startup ed aziende o istituzioni, come precursori della crescita economica del Paese. Poi siccome sono conosciuta su Linkedin proprio per i video, volevo creare qualcosa per chi vede ed analizza i video ed ho in mente due nuovi format: uno personale e un altro con altre persone ed internazionale. Entrambi avranno l’obiettivo di creare influenza, speranza ed utilità reale, cambiando il paradigma dell’influencer di oggi (senza dover comprare followers)».

Alla domanda di rito di WearMore, cos’è per te il More, Marta ha concluso dicendo: «É il mio mantra, la parola che in inglese pronuncio più spesso. Il More è quello che bisogna sempre spingere anche quando per arrivarci bisogna creare del Less. Si dice infatti, ”Less is more” perché meno per meno fa più: limitare il proprio target e investimento, avere un approccio meno diretto può servire a creare il More, che è sinonimo di valore: non esiste valore se non cerchiamo il More, non bisogna accontentarsi.
Per me la felicità è quella che sento nel fare ciò che mi piace, al di là delle visualizzazioni dei miei video, il bello è che posso spingermi fuori dalla comfort zone, chiedere anche aiuto e che ispiri me e gli altri».

Alice Bianco

Riproduzione vietata

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *