Inart Maestrie – Il collettivo artistico della provincia di Vicenza

 

Inart Maestrie – Il collettivo artistico della provincia di Vicenza

 

É l’amore per l’arte, l’estetica e la creatività che li ha fatti incontrare e riunire in un unico luogo, fisico e dell’anima: loro sono, Inart Maestrie, il collettivo artistico, nato nel 2006, in provincia di Vicenza e che questa settimana, abbiamo il piacere di presentarvi sul blog di WearMore.

É stata Elisabetta ”Bettina” Galiotto, classe 1970 a far nascere questo ”contenitore di arti”.
Elisabetta attualmente è una restauratrice di mobili, decori, complementi d’arredo, ha un passato nei cantieri di ristrutturazioni e progettazione di locali pubblici ed un giorno ha deciso di lasciare questo mondo per seguire la sua passione. «Affascinata dal modo di costruire rispettoso e attento all’impatto sia ambientale che sociale e con la passione per l’architettura d’interni, a un certo punto ho sentito il bisogno di passare dalla carta (progetto) alla materia, all’oggetto. Dell’architettura io creo e curo il dettaglio, l’elemento che unisce armoniosamente funzione e gusto, coronando l’idea di spazio che si sta realizzando. É iniziata così la ricerca che mi ha avvicinata, oltre che all’architettura sostenibile, anche all’uso e alla sperimentazioni di trattamenti naturali.»

Qualche anno dopo, ha incontrato sul suo cammino, Luigi Tonin (detto anche ”Gigi Wow!”), classe 1974, titolare di una cartoleria in quel di Trissino (Vi), dove ha sede Inart Maestrie, creatore e produttore di t-shirts. «A quel preciso evento ero andato ad ascoltare Florio Pozza musicista e artista italo-australiano. Ed è lì che ha inizio l’amicizia con lui e pian piano con Bettina.»

 

FàtiShirt nasce proprio grazie a loro due. «Il 5 luglio 2017, mi trovavo nei pressi di Trissino per lavoro e avevo un’ora buca, così sono passato a salutare Bettina a InArt. Chiacchieriamo e dopo 5 minuti si ricorda che in magazzino aveva dei timbri batik, me li fa vedere e decidiamo di provare a timbrare su tessuto. Corro in tutta velocità ad acquistare due t-shirt bianche e iniziamo a timbrare. ”Come la vuoi?” Mi diceva.. ed io: ”Fai tu! Come viene viene, mi fido!”. Porto a casa la t-shirt e i miei clienti iniziano a chiedermi dove l’ho acquistata ed io “Se vuoi te ne faccio timbrare una”. Il giorno seguente torno a InArt e porto gli ordini a Bettina e da buon commerciante le propongo di venderle, ma bisognava trovare un nome al nostro brand. ”Ma come le vogliono le t-shirt?” Ed io: “Bo….fà ti! Come vuoi! ‘”
É stato proprio Florio Pozza, scomparso in un tragico incidente nel maggio 2018, a dare il la, a spingere i due ad intraprendere questa strada e dare questo nome al brand.

Successivamente i due hanno iniziato a timbrare le t-shirts con oggetti di riciclo (vecchi attaccapanni anni 50, chiavi antiche, telecomandi rotti, ingranaggi di moto ecc). Luigi ci ha raccontato: «Ho creato da zero il logo, il packging, il profilo Facebook ed Instagram. Io e Bettina ci compensiamo perché lei è artista poco social ed io sono più social e commerciante. Alcune maglie sono immediatamente riconoscibili e diventano quasi “loghi grafici”, impressi nella memoria collettiva, altri scatenano fantasticherie su cosa può sembrare. La timbratura delle t-shirt viene fatta a mano e mai casualmente: l’asimmetria è una nostra caratteristica. I colori non sono mai uguali perché creati di volta in volta. Sono pezzi unici.»

All’interno di Inart Maestrie, c’è spazio anche per i gioielli, in particolare per PATA Design. Patrizia Maule, fonda nel 2013 il marchio e si diverte a ideare e produrre gioielli, pezzi unici: collane moniliche, anelli, bracciali e spille, coniugando artigianalità e soluzioni innovative.
Lo stile di PATA Design è riconoscibile e varia dal gioiello contemporaneo alla interpretazione di soggetti di epoche retrò. Patrizia usa una speciale resina in diversificati processi di lavorazione; nel particolare, oltre che realizzare opere uniche, può personalizzare le creazioni in diverse tonalità e misure tutto sempre in evoluzione pensando che la collezione migliore deve ancora arrivare.

Infine ci sono Nicole e Fabio Refosco, due pittori. Nicole, oltre alla pittura, ama i cavalli. «Da piccola riempivo pagine e pagine di quaderni disegnando ogni singolo particolare anatomico del cavallo, per capire bene come rappresentarlo al meglio. Potremmo chiamarla ossessione, ma io preferisco romanzarla con le parole “amore viscerale”.
Nicole ha un rapporto tormentato con l’arte. «Mi sono trovata spesse volte durante il percorso scolastico a “rigettare” questa pulsione verso le belle arti, credendo (a torto) che dedicare la mia formazione ad esse non mi avrebbe portato alcuna garanzia nel futuro e che sarebbe stato forse più saggio riporre pastelli e pennelli e dedicarmi ad un percorso di studi che mi preparasse ad “un lavoro vero”. Alla fine la pittura mi ha sempre accolto a braccia aperte mentre sbattevo i denti sui vari muretti posti dalla vita sul mio cammino.»

Nicole si è diplomata al Liceo Artistico Boscardin di Vicenza e ha iniziato l’Accademia di Belle Arti a Venezia, indirizzo Pittura, anche se poi ha capito che non era quella la strada giusta. Ha lasciato la laguna ed è ritornata sui monti e dal suo amato cavallo. «Non è stato facile e non è tutt’ora una passeggiata, ma l’attività di pittrice mi sta dando grandi soddisfazioni. Se qualcuno mi avesse detto tre anni fà che avrei avuto tutte le commissioni che sto avendo ora, non gli avrei creduto. Pur non frequentando più l’Accademia non ho smesso di studiare, dipingo quasi esclusivamente ad olio e prediligo il realismo: amo condurre indagini sulle sfaccettature ed i riflessi, i colori e le luci. Mi piace in particolar modo dipingere ritratti, umani e soprattutto animali, quando mi vengono commissionati sono sempre elettrizzata dal potenziale di questo tipo di commissioni. Sono costantemente ispirata dai grandi maestri del Rinascimento italiano e nutro una grande ammirazione per i maestri fiamminghi.»

Fabio Refosco approda a Inart Maestrie nel 2011, dopo un grave incidente: «Avevo la necessità di trovare uno studio, uno spazio mio dove esprimermi e superare con l’arte i problemi e soprattutto i pensieri. Ho avuto la fortuna di essere ospite allo spazio Inart e lavorare in uno spazio unico, che è frequentato da varie persone amanti dell’arte nelle sua diverse forme.»
Il suo è un percorso nella pittura, un po’ particolare. «Non ho un controllo assoluto sulla forma, il gesto è di controllare l’incontrollabile, una sfida che mi porta a questo gioco di forme e sensazioni che sono in divenire. Si potrebbe dire che il centro dei miei lavori è l’imprevedibilità, un gesto poetico e drammatico che assume vita propria.
Per i suoi lavori, Fabio utilizza la carta ‘Bindakote’ che acquista nella storica cartiera Favini. «Questo particolare tipo di carta patinata accoglie in modo straordinario il pigmento e le resine con le quali realizzo i miei lavori, ottenendo una resa quasi fotografica.» Fabio ha esposto i suoi lavori in varie città d’Italia (attualmente collabora anche con la Galerie Pirlot di Zurigo), ma è molto affezionato ad Inart.

Inart Maestrie è mosso dal confronto continuo e dalla condivisione dei pensieri. Come l’ha definito Fabio Refosco, è «un incubatore artigianale, una fucina di idee aperta a tutti.» Il loro More è proprio questo, l’unione che fa la forza, la capacità di riunirsi sotto uno stesso abbraccio, quello dell’arte e della creatività.

Alice Bianco

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