I’m Every Woman di Liv Strömquist – Noi siamo noi, ma siamo anche tutte

I’m Every Woman di Liv Strömquist – Noi siamo noi, ma siamo anche tutte

Liv Strömquist è una fumettista svedese. ‘‘I’m Every Woman’‘ è un fumetto che ha scritto quando aveva solo 20 anni. Adesso che ne ha 40, Liv afferma che quello è stato il suo lavoro più audace, irriverente, provocatorio.

Femminista fin dalle sue premesse, “I’m Every Woman” è un fumetto che ti sovrasta con la sua durezza senza filtri, con il suo sarcasmo feroce e con la sua ironia sottile. Liv Strömquist è davvero capace di farti ridere a crepapelle ad ogni pagina, ma ti lascia dentro anche un senso di fastidio, un desiderio di rivendicazione.
Ecco che, tra un siparietto e l’altro, narra le vite di donne talentuose che vengono schiacciate tuttavia dall’ego smisurato dei propri mariti. L’autrice confessa che l’idea di questo lavoro sia nato proprio da il famoso detto: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.”

Se apparentemente sembra che le donne abbiano il merito di donare la propria sapienza a qualcuno che diventerà grande, in realtà, questo circolo vizioso fa sì che le donne rimangano nell’ombra. Emergere allora una realtà claustrofobica e soffocante.

Ecco che sentiamo che questi mariti abbiano rubato spazio e talento alle proprie mogli per essere grandi. Ecco che queste donne rimangono confinate in uno spazio ristretto senza essere mai conosciute per quello che sono davvero, ma solo come “la moglie di…”.
Ecco che le vediamo liberarsi da questo atroce destino quando riescono a divorziare o a rimanere vedevo.
Ecco che nasce in noi la volontà e il desiderio di liberarci da quel ruolo di cura, da quella veste che ci hanno cucito addosso e che ci è andata sempre troppo stretta.

I disegni sono abbozzati, sgraziati, disegnati di fretta e furia, perché non è importante l’esecuzione tecnica dello stesso, ma il messaggio.

In copertina vi sono due donne che si guardano, che quasi si baciano. Se inizialmente possono sembrare due donne che si amano, a guardarle meglio notiamo che sono la stessa persona. Allora, appare tutto chiaro: è la stessa donna che finalmente si sta guardando, si riconosce, si ama. Non ha bisogno di uno sguardo esterno per esistere, non ha bisogno del riconoscimento maschile del proprio valore. Lei è lì, è presente, è viva, perché c’è, esiste.
Io sono tutte le donne, ci dice Liv Strömquist, perché tutte noi abbiamo sentito di dover legittimare la nostra esistenza tramite lo sguardo altrui, tramite il riconoscimento esterno; ci siamo tutte fatte piccole per lasciare spazio a qualcun altro.
E invece eravamo sempre qui. Siamo state sempre noi, fin dal principio.


Basta quindi imparare a guardarsi, a guardarci. A capire che noi siamo noi, ma siamo anche tutte.

Ilaria Nessa

Riproduzione riservata

Add a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *