Gabriella Marin, la stilista della moda sostenibile

Gabriella Marin, la stilista della moda sostenibile

Un piccolo bruco si sforzava ogni giorno di rompere il suo bozzolo. Un giorno, dopo tanti inutili tentativi, finalmente riesce a uscire dalla sua gabbia di seta trasformandosi in farfalla. Come quel bruco anche un progetto prende forma tra mille tentativi e molteplici prove quotidiane.

Questo è ciò che è accaduto all’idea che la stilista Gabriella Marin ha avuto sei anni fa. Castellana di nascita, trapiantata a Schio, Gabriella è attratta dal mondo del cucito fin da piccola. Passa intere giornate giocando tra le macchine da cucire, arrivando così a formarsi da autodidatta. Ha 23 anni, quando si iscrive a una scuola di modellista a Padova. Terminata la formazione, iniziano subito le sue collaborazioni con molte aziende legate ad importanti marchi italiani.».

Tuttavia nel 2008, a causa della crisi economica e alla conseguente chiusura di molte realtà, il lavoro inizia a diminuire, tanto che Gabriella è costretta a reinventarsi. Sulla scia di un suggerimento di uno dei suoi figli, che la supporta nell’idea di creare lei stessa gli abiti,avvia un suo laboratorio aprendo una sartoria nel garage di casa. Dopo un anno e mezzo si sposta inaugurando il suo primo punto vendita a Schio.

Da lì parte il suo sogno. Gabriella è infatti una modellista speciale: non solo utilizza le sue doti per creare abiti dal design innovativo, ma orienta il suo lavoro per dare vita a una moda che metta al centro l’etica e le persone. E per fare questo mette in gioco la sue competenze di modellista, sarta e stilista.

La sua ricerca si muove verso i temi della sostenibilità e questo la porta ad instaurare importanti collaborazioni, come quella del 2018 con Matteo Ward, il co-founder di Wrad, brand e manifesto di moda sostenibile. Insieme al suo team supporta la realizzazione di collezioni sostenibili e di recente ha partecipato all’ideazione dell’abito vincitore del Green Carpet Talent Competition di Parigi, del 3 luglio 2018. Il vestito è una creazione dipinta a mano, a cui Gabriella lavora giorno e notte, nella quale un tessuto ecologico alla menta viene unito al trattamento in grafite riciclata per ottenere l’effetto grigio della gonna. L’abito ha talmente successo da arrivare tra i finalisti del Green Fashion Carpet alla Scala di Milano il successivo settembre.

La sarta della moda sostenibile non si ferma qui. Nel suo laboratorio realizza capi su misura ecologici, gestisce i suoi canali social, collabora con brand supportandoli nella realizzazione di capi di qualità e intraprende importanti progetti. Alla Biennale di Venezia di quest’anno presta il suo modello Madame Butterfly per l’installazione “Sun & Sea” situata nel Padiglione Lituania. Queste creazioni sono dipinte a mano e ideate pensando alla farfalla e alla sua evoluzione. E quest’estate i suoi abiti saranno protagonisti di un’esposizione temporanea presso il suggestivo spazio di Punta d’Incanto a Venezia.

Non da ultimo, il sogno di Gabriella è quello di vedere indossato uno dei suoi abiti sostenibili da Michelle Obama, per lei esempio di donna eccezionale e fonte d’ispirazione. Un sogno che ha recentemente tentato di realizzare quando la moglie dell’ ex presidente degli Stati Uniti si trovava in Italia nei pressi di Siena. Gabriella ci prova e dopo una notte passata al volante arriva nel luogo dove la ex first lady della Casa Bianca alloggia. Con sé ha il vestito che lei stessa ha cucito per Michelle. Ma la polizia ferma questo sogno, bloccando il suo coraggioso tentativo. La determinazione e la passione non mancano di certo a questa stilista, modellista e sarta unica e speciale. Qual è il motore in più del suo progetto ce lo dice lei stessa:

«Il More, il valore aggiunto degli abiti che creo è quello di mettere al centro le persone, di ritornare ai legami e alle cose sane. Eliminare la logica del tutto e subito. Ma prendersi tempo per aspettare. Come in passato quando si ordinava un abito alla sarta e lei ti dava i tempi di consegna. Quell’attesa era magica. E se a tutto questo si unisce il ricorso a tessuti ecologici che rispettano l’ambiente, si crea un circolo virtuoso verso un futuro fatto di una moda sostenibile.»

Virginia Grozio

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